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L’appello al Governo del presidente Caloni: “Per salvare le  aziende serve un cambiamento”

L’appello al Governo del presidente Caloni: “Per salvare le aziende serve un cambiamento”

17 Agosto 2020

Di questi tempi fare bilanci è un esercizio per persone non deboli di cuore. Il Covid-19, infatti, è passato come uno tsunami su tante certezze, vere o presunte, che ci facevano compagnia a volte anche da decenni. E sul campo, ancora occupato da questa sorta di nemico invisibile, è rimasto un profondo senso di fragilità, difficoltà e sfiducia. Sentimenti che il mondo dell’economia sta vivendo in pieno. Con l’aggravante, se così si può dire, di nuvole cariche di pioggia sull’orizzonte probabilmente cupo dei prossimi mesi.

Nonostante tutto questo, anzi forse proprio per questo, c’è chi, come il presidente di Confimi Monza e Brianza (Confederazione dell’industria manifatturiera e dell’impresa privata), Nicola Caloni, ha deciso di non perdersi d’animo. E, con lo spirito del fare, patrimonio consolidato della cultura d’impresa brianzola, invita tutti a sentirsi uniti per reagire il più in fretta possibile alle avversità economiche e finanziarie di questo periodo.

“La paura delle prime settimane del Covid-19 non è passata del tutto, siamo consapevoli che, anche se comincia ad esserci una ripresa, non sarà certamente un anno esaltante – afferma Caloni in quest’intervista ad MBNews – Monza e la Brianza, soprattutto quando all’inizio il problema sembrava quasi soltanto italiano, hanno subito un duro colpo, rischiando di perdere commesse dai clienti esteri. Ora, però, con rapidità ed incisività, abbiamo realizzato ambienti di lavoro sicuri e stiamo provando a riprendere”.

“La cosa più importante è sentirci tutti uniti – continua – lo Stato italiano aiuti le imprese e a sua volta sia aiutato dall’Unione europea e dagli organismi internazionali. La chiave è spalmare nel tempo gli effetti devastanti sull’economia del 2020”.

Buongiorno presidente Caloni, siamo ormai verso la fine della prima estate dell’epoca Covid. Come vede la situazione attuale per l’economia?

Da un confronto con i miei contatti diretti riscontro parametri più o meno simili. C’è ancora la paura scatenata dal Covid-19, che non è passato del tutto, ma l’economia si sta pian piano riprendendo. Certamente non sarà un anno esaltante. Alcuni settori, quali spettacolo e ristorazione, sono più penalizzati di altri.

Quale aria tira nello specifico a Monza e della Brianza?

All’inizio, quando il Covid-19 sembrava un problema soprattutto italiano, il nostro territorio ha subito un colpo durissimo. I clienti esteri avevano bisogno di forniture e si rischiava di perdere commesse. Poi il problema della pandemia è diventato globale. Monza e la Brianza hanno reagito in maniera rapida ed incisiva attraverso lo smart working, l’uso delle mascherine e la sanificazione degli ambienti di lavoro, che ora sono tra i più sicuri in assoluto.

Ci sono elementi positivi come conseguenza, magari indiretta, del Covid?

Sicuramente la pandemia ha spinto l’Italia sulla strada della dematerializzazione dei documenti, dei collegamenti a distanza e dello smart working. Erano tutte cose da fare, anche perché l’Europa è rimasta indietro rispetto a Cina e Stati Uniti. Il valore del contatto umano diretto deve restare importante, ma è utile che sia selezionato e non sia più un passaggio obbligato come è stato fino ad ora in Italia.

Ad aprile ha lanciato l’allarme sulla necessità di modificare la normativa in vigore sui bilanci delle aziende che, sulla scia del Covid-19, rischia di favorire il fallimento di moltissime aziende (leggi qui). Ci sono novità?

Non si è mosso nulla purtroppo, sto ancora aspettando di capire quali sia l’intenzione del Governo su questo argomento. Bisogna rendersi conto che è un anno particolare in cui molti schemi sono saltati. Ecco perché, un po’ come se fossimo a scuola, è necessario che tutte le aziende siano promosse in questo periodo.

Oltre ad intervenire sulla normativa riguardante i bilanci, quali sono le cose più urgenti da fare per salvare il tessuto economico italiano, fatto nella quasi totalità di piccole e medie imprese?

La chiave è spalmare negli anni a venire gli effetti devastanti del Covid sul 2020. Un calo del 10-15% del Pil non si può assorbire nel giro di pochi mesi. Le istituzioni si stanno muovendo bene, ma ci vogliono tempi brevi per poter usare le risorse. La pandemia, come accaduto per lo smart working, deve darci una scossa per la lotta alla burocrazia. Ci vuole più reattività sullo sbloccare i cantieri, sull’intercettare i bandi europei, sull’accedere ai finanziamenti, sul tagliare il cuneo fiscale e i costi dell’energia. Perché se si è riusciti a ricostruire il ponte di Genova in due anni, non si può essere veloci in tante altre cose?

Confimi Monza e Brianza è tra gli 85 firmatari di BRIANZAReSTART, il Patto per l’economia, il welfare, la formazione, il territorio e la mobilità promosso dalla Provincia. Cosa pensa di questo progetto?

Io credo che vada nella giusta direzione e, in questo momento, sia coerente con il sentirsi tutti uniti, una delle cose che ritengo più importante. Ci vuole una visione d’insieme, una percezione non personalistica di quello che bisogna fare per affrontare le difficoltà attuali e costruire insieme la ripresa. Ben venga, allora, che in BRIANZAReSTART siano fissati obiettivi, esigenze e scadenze. Il presidente della Provincia, Luca Santambrogio, è una persona molto attiva e presente. Spero che tutto questo compattarsi serva.

L’associazione imprenditoriale da lei guidata, in particolare durante il lockdown, ha cercato di essere al fianco dei propri associati. Come?

Abbiamo dato un sostegno sulle normative, che venivano aggiornate continuamente. Abbiamo creato gruppi di acquisto per il reperimento dei Dispositivi di protezione individuale e ci siamo coordinati con la Prefettura e la Provincia. Credo che l’essere associati abbia dato un aiuto anche su aspetti come i finanziamenti bancari e i chiarimenti dei codici Ateco.

Si avvicina la fine del suo mandato triennale alla guida di Confimi Monza e Brianza. Nel mese di settembre l’assemblea eleggerà il presidente e il nuovo Consiglio. Qual è il suo bilancio sull’attività dell’associazione e sul suo operato personale?

Per quel che riguarda Confimi, il bilancio è decisamente positivo. Il nostro nome, a meno di dieci anni da quando siamo nati, comincia ad essere noto anche nel nostro territorio. Gli iscritti sono aumentati al ritmo di 5-10 aziende al mese e questo è motivo di soddisfazione. I prossimi tre anni devono continuare su questo solco e non vederci appagati.

Personalmente ritengo di aver svolto il mio compito di presidente in maniera dignitosa. Sto riflettendo se ricandidarmi o meno. Credo sia giusto avere un ricambio, non sono uno di quelli che vuole mantenere un ruolo a vita. Quindi sicuramente non sarò presidente per più di due mandati. Ho già fatto presente agli associati di Confimi che se ci sono altri che vogliono farsi avanti per prendere il mio posto, io sono disponibile a farmi da parte. Date la mia attività imprenditoriale e la mia esperienza professionale, potrei anche ricoprire, se necessario, un incarico legato alle infrastrutture e all’internazionalizzazione.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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