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Monza, l'appello della Guerrina al Comune: "Non vogliamo essere periferia della periferia"

Monza, l’appello della Guerrina al Comune: “Non vogliamo essere periferia della periferia”

6 Maggio 2020

“A Monza ci sono periferie di serie A, B e C. Tutti abbiamo gli stessi doveri, ma anche gli stessi diritti soprattutto se si parla di sicurezza. Noi non vogliamo essere periferia della periferia”. Le parole di Gianfranco Magni, da 30 anni residente in via Don Valentini, a metà strada tra i quartieri Cederna e Libertà, indirizzate via mail a Giacomo Pintus, Capo Gabinetto del Prefetto, Patrizia Palmisani, assomigliano più ad un grido d’allarme.

“Ci sono giardini diventati bellissimi come quello di via Libertà con arredamento nuovo, 20 panchine, 4 tavoli con relative panche  e 5 cestini – spiega il 63enne, pensionato da due anni – nella mia zona, invece, c’è, ad esempio, il giardino di via della Guerrina/Valentini, 5 volte più grande, che ha 25 panchine solamente ricolorate, 4 tavoli di granito e appena 7 cestini portarifiuti, nuovi ed esteticamente belli, ma troppo pochi anche rispetto a quelli precedenti, che erano di legno ed alcuni avevano anche viti a vista”. 

“Per non parlare, poi, delle piante robinie ormai vecchie – sostiene – oltre a qualche ramo in procinto di cadere e colpire qualche passante”.

“Ci sta a cuore anche un giardino fatiscente situato fra la via Vasari e Previati – continua – dove il Comune di Monza non mette mano da anni. In tale giardino ci sono giochi pericolosi in quanto usurati e andrebbe bonificato urgentemente”.

Il signor Gianfranco torna a far sentire la sua voce a quattro mesi circa da quando ha consegnato al sindaco di Monza, Dario Allevi, quello che lui ha chiamato “il quaderno dei desideri”, una raccolta delle segnalazioni di cittadini del suo quartiere per esprimere il senso di disagio per la trascuratezza di via della Guerrina e dintorni (qui l’articolo).

“Non ho ancora ricevuto alcuna risposta dal sindaco, nonostante abbia scritto anche al Settore giardini del Comune, oltre che al collaboratore del Prefetto – racconta il pensionato – siamo preoccupati per il pericolo creato dalla scarsa manutenzione che nella mia zona riguarda i giardinetti, i giochi per i bambini, i lampioni e la segnaletica stradale”.

LA SITUAZIONE

L’appello alle istituzioni locali del signor Gianfranco prescinde dall’appartenenza politica dei suoi interlocutori e nasce da un profondo senso civico. Che lo spinge a lottare per chiedere “giochi in buone condizioni nei giardini pubblici tra via della Guerrina, via Modigliani, via Don Valentini e via Previati o anche un campo di calcio adeguatamente illuminato – afferma – in modo che i bambini e i ragazzi, quando tutto sarà riaperto dopo l’emergenza Coronavirus, possano divertirsi e lasciarsi alle spalle una noia che alle volte porta a fare cose non appropriate”.

Eppure, anche nella zona a cavallo tra i quartieri Cederna e Libertà, qualcosa di positivo, prima del lockdown per motivi sanitari, si era mosso.

“Una buona notizia è che sono stati cambiati 9 lampioni, alcuni anche ad incroci semaforici, tra via Don Valentini, via Modigliani e via della Guerrina, che erano spenti da ottobre – spiega – si sta, così, mettendo rimedio ad una grave mancanza di sicurezza che mette in pericolo la persona comune, dall’anziano al bambino, da chi passeggia e non vede le irregolarità del marciapiede a chi attraversa le strisce pedonali scolorite e mancanti di segnaletica”.

PROSSIMI PASSI

In attesa di sapere se il sindaco di Monza, magari quando saremo tornati alla normalità, risponda al suo “quaderno dei desideri”, il signor Gianfranco ha già in mente ulteriori azioni per far sentire la voce del quartiere in cui abita.

“Sto riflettendo se fare una petizione e raccogliere numerose firme per avere più attenzione sulla zona confinante con via della Guerrina – annuncia – venti anni fa ho già raccolto più di 400 firme per la passerella ciclopedonale di via della Guerrina e, quando c’era l’amministrazione Faglia, ne ho raccolte altre per la stradina che congiunge la pedonabile via Valentini /Bertacchi”.

“Sono stanco di fare le petizioni – continua, con un po’ di amarezza, il pensionato 63enne – vorrei anch’io godere la meritata pensione o non essere costretto a chiudere gli occhi per non vedere certi pericoli che ci circondano”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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