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Pace e convivenza, Upf Monza: “Lo sport è il veicolo migliore per parlare ai giovani”

Pace e convivenza, Upf Monza: “Lo sport è il veicolo migliore per parlare ai giovani”

10 Dicembre 2019

Poco più di un mese fa una mamma, durante una partita di calcio giovanile Aurora Desio-Sovicese, si rivolge ad un bambino di colore di 10 anni con un epiteto fortemente razzista, “negro di m…” (leggi qui). Negli stessi giorni Mario Balotelli, attaccante del Brescia, è vittima di insulti razzisti da parte degli ultrà dell’Hellas Verona.

Un anno fa circa, la velocista americana Allyson Felix, sei medaglie d’oro olimpiche e tredici mondiali, denuncia che il suo sponsor, la Nike, le vuole ridurre il compenso pattuito del 70 per cento perché la sua gravidanza non le consentirà di avere il livello di prestazioni sportive atteso. Questi sono solo alcuni casi recenti di quando lo sport, il calcio in particolare, offre l’immagine peggiore di se stesso.

E contribuisce a fare da cassa di risonanza di una società segnata, a volte, dalla propensione sbagliata verso gli altri. Che vengono etichettati come “diversi” per il colore della loro pelle o perché, in una visione ancora maschilista del potere politico ed economico, sono donne.

Ma lo sport può e deve essere altro da tutto questo. E lo dimostra anche il convegno  “Etica e valori nello sport”  in programma il 10 dicembre alle 20.45 presso il Binario 7 a Monza (vedi la news). L’evento, organizzato dalla  UPF – Universal Peace Federation, in collaborazione con la Società Sportiva SanRocco, la Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo e il Coni, con il sostegno del Comune di Monza, è pensato come occasione per riflettere insieme sulle interazioni tra sport e diritti umani nella nostra società.

“Abbiamo scelto la data del 10 dicembre perché è il 71° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – spiega, in quest’intervista ad MBNews, Carlo Chierico (nella foto in alto), presidente della UPF Monza, un’organizzazione che a livello mondiale è stata fondata nel 2005 dal Reverendo Sun Myung Moon e da sua moglie Hak Ja Han Moon ed oggi è presente in 180 nazioni – crediamo che lo sport sia un linguaggio compreso dai giovani e possa essere il veicolo migliore per inculcare loro valori come la pace, il dialogo, la conoscenza reciproca e l’integrazione tra persone di differenti culture e nazionalità”.

Nel convegno “Etica e valori nello sport” c’è spazio anche per il libro “Un calcio al razzismo” di Massimiliano Castellani, scrittore e giornalista di Avvenire. Il razzismo nel calcio italiano è endemico, come qualcuno ha detto anche dopo il recente caso Balotelli?

La pubblicazione di questo libro, che tratta di casi di razzismo capitati anche a calciatori famosi, cade proprio a fagiolo in questo periodo. Io credo non si possa mai tollerare il razzismo. Per quella che è la mia esperienza nel calcio giovanile e dilettantistico i casi, per fortuna, sono isolati. Il problema spesso sono i genitori, mentre i giovani, da cui dovremmo imparare, sono molto più aperti ad accogliere il “diverso” come se stessi. Questo mi fa essere ottimista per il futuro.

Stiamo vivendo il boom del calcio femminile in Italia. E’ un fenomeno destinato a durare e può essere un elemento positivo per “dare un calcio” anche alla disparità di genere?

Il calcio femminile crescerà ancora, anche perché le principali società delle serie A maschile hanno investito in questa direzione. Inoltre le giovani stanno mostrando interesse verso questo sport. E’ un trend positivo. A chi afferma che il calcio femminile è un altro sport rispondo che non è così. Sono differenti le prestazioni tra uomo e donna, ma questo avviene anche in molti altri sport. E non per questo si dice, ad esempio nell’atletica, che i 100 metri femminile valgano meno di quelli maschili.

Nel 2020 l’Upf Monza ha in programma di ospitare in Brianza una squadra di calcio femminile composta da ragazze arabe ed israeliane. Di cosa si tratta?

E’ un progetto, che ha la collaborazione della UEFA, molto sensibile al calcio femminile. L’idea mi è venuta dal fatto che la scorsa estate a San Marino hanno ospitato questa squadra di ragazze arabe ed israeliane, che gioca in Israele a livello giovanile. Ho pensato che nel 2020 potremmo averle qui in Brianza per alcuni giorni ed organizzare una serie di eventi. Sono un esempio concreto di riappacificazione nel Medio Oriente, terra cruciale per la convivenza interreligiosa e politica.

L’Upf Monza e la Società Sportiva SanRocco hanno allestito una squadra interetnica, costituita da giovani italiani, sudamericani e africani tra i 16 e i 28 anni. E per restare al calcio, il Trofeo della Pace, che si disputa presso lo stadio Sada di Monza, è una delle vostre iniziative più importanti. Cosa si prevede per il 2020?

L’anno prossimo sarà la 15esima edizione di questo ormai tradizionale torneo interetnico di calcio a 7 maschile. Vorremmo preparare qualcosa di speciale. Cercheremo di portare in giro il breve cortometraggio dedicato al Trofeo della Pace 2019 (clicca qui), realizzato da alcuni studenti dell’Istituto Superiore Meroni di Lissone, per il suo forte valore socio-educativo.

Per noi la fase più importante del Trofeo, anche nel 2020, sarà quella preparatoria in cui i ragazzi delle squadre, spesso profughi ed ex richiedenti asilo, si allenano insieme per la prima volta. La conoscenza reciproca è davvero la chiave per accogliere anche chi scappa da situazioni tremende, che mettono in pericolo la sua vita.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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