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L’Icar di Monza in liquidazione, i sindacati: “A rischio il futuro di 220 dipendenti”

L’Icar di Monza in liquidazione, i sindacati: “A rischio il futuro di 220 dipendenti”

17 Novembre 2020

Potrebbe scomparire un patrimonio industriale nato nella Monza che dopo la Seconda Guerra Mondiale seppe rialzarsi dalle macerie e diventare uno dei territori di maggior sviluppo in Italia negli anni del boom economico. Un triste destino, infatti, sembra segnare la lunga storia, iniziata nel 1946, della Icar Spa. L’azienda di via Isonzo, che produce condensatori elettrici e sistemi in bassa e media tensione, ha annunciato la sua messa in liquidazione.

Una notizia, giunta non proprio a ciel sereno, che nè titolare della Icar Spa, Guido Castellini, né i suoi collaboratori hanno voluto commentare nonostante le nostre ripetute richieste di chiarimento. La società monzese, parte di un Gruppo con sei stabilimenti in Europa che controlla tutte le fasi produttive, dalla produzione di film di polipropilene fino alla realizzazione del prodotto finito che esporta in più di 100 paesi nel mondo, versa da tempo in uno stato di sofferenza finanziaria.

Questo periodo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 avrebbe ulteriormente aggravato una situazione debitoria già allarmante. Ed, ora, mette in serio dubbio il futuro lavorativo dei circa 220 dipendenti, dislocati tra la sede operativa di Monza e Villa D’Adda, in provincia di Bergamo, della storica società.

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI

“Dopo le preoccupazioni espresse nelle scorse settimane e lo stato di agitazione con la proclamazione anche di 8 ore di sciopero ad ottobre, abbiamo appreso della messa in liquidazione della società Icar SpA e della nomina di un liquidatore che conferma la gravissima situazione finanziaria in cui versa l’azienda”  affermano Patricia Lupi (nella foto in alto) della Fiom-Cgil Brianza e Lombardia, Gabriele Fiore della Fim-Cisl Monza Brianza Lecco e le Rsu del sito della Icar di Monza.

“Questo nell’immediato sta determinando una drammatica situazione per i lavoratori dal punto di vista della loro retribuzione – continuano – dal mese di settembre a quelli posti in cassa integrazione non viene erogato l’anticipo del trattamento Inps, è stato dato un acconto delle ore lavorate del mese di ottobre e non abbiamo ancora certezze per le prossime retribuzioni”.

L’orizzonte temporale, prima che la crisi della società monzese di via Isonzo precipiti i dipendenti e le loro famiglie in un baratro da cui sarebbe difficile risalire, è davvero ridotto. “Dopo un primo incontro interlocutorio con il liquidatore, ne è stato convocato un altro per venerdì 20 novembre nel quale ci aspettiamo la definizione di un percorso che abbia come obiettivo la salvaguardia occupazionale aziendale ed affronti nell’immediato le problematiche salariali dei dipendenti” annunciano le organizzazioni sindacali.

“Ci preoccupano la tenuta occupazionale del sito e la continuità produttiva oggi al 50% della forza lavoro contro il 50% posto in cassa integrazione e con una visibilità di brevissimo periodo a causa della forte posizione debitoria dell’azienda” aggiungono Lupi, Fiore e le Rsu del sito della Icar di Monza.

Uno spiraglio positivo, anche nell’ottica di un concordato tra le parti da presentare in Tribunale, potrebbe arrivare dalla posizione di Icar Spa sul mercato dei condensatori elettrici e sistemi in bassa e media tensione, dal suo know-how consolidato nel settore e dal notevole portafogli clienti.

“L’azienda non ha mancanza di ordini e, quindi, potrebbe continuare a produrre, anche perché, nonostante un calo, ha continuato a lavorare in periodo Covid grazie a prodotti in ambito medicale come i defibrillatori – sostiene Lupi della Fiom-Cgil Brianza e Lombardia – il problema, in questo momento, è proprio la mancanza di liquidità disponibile. Sarebbe auspicabile la possibilità di individuare nuovi acquirenti”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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