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"La stampante 3D non è solo innovazione: è già mercato. E bisogna entrarci"

“La stampante 3D non è solo innovazione: è già mercato. E bisogna entrarci”

3 Novembre 2013

Ma che cosa sono le stampanti 3D? Se ne sente parlare da un po’: ormai non sono più solo un dominio di nerd e geek. Sono un business. Nei settori più disparati e con la possibilità da un lato di risparmiare e dall’altro di guadagnare.

Una stampante 3D permette di creare una riproduzione reale di un disegno realizzato con un software di modellazione 3D. Anziché stampare con inchiostro su carta, il cursore della stampante deposita, strato dopo strato, il materiale per l’oggetto che vogliamo realizzare. Vari sono i modelli, la capacità di risoluzione, i materiali usati e, ovviamente, i costi.

Per dare un’idea, un modello medio-basso può costare 1600 euro, e uno alto fino a 50mila: ma esistono anche quelli da 600 euro, componibili autonomamente dall’acquirente, che si basa su circuiti reperibili in open source. I materiali più usati sono composti plastici, ma sempre nuovi sono in sperimentazione: fra gli ultimi, anche delle fibre di legno che producono degli oggetti simili in tutto e per tutto a oggetti di vero legno. Ovviamente, più la qualità della stampante è elevata, maggiori è la sua capacità di definizione, così come la possibilità di avere più estrusori e utilizzare così materiali e colori diversi per uno stesso oggetto.

«La stampa 3D potrebbe avere lo stesso impatto dell’avvento delle fabbriche», aveva scritto The Economist già nel febbraio del 2011. E in effetti ora già si pensa a un futuro dove faremo i nostri acquisti online e, anziché aspettare l’arrivo del corriere, ce li stamperemo direttamente a casa. Più nell’immediato, la stampa 3D ha altri usi, come è stato spiegato alla Camera di Commercio di Monza e Brianza mercoledì 30 ottobre contestualmente alla conferenza “Oltre il Fab-Lab. La nuova officina dei creativi e le frontiere del business digitale”.

 

Una stampante 3D all'opera: strato dopo strato, sta costruendo un braccialetto.

Una stampante 3D all’opera: strato dopo strato, sta costruendo un braccialetto.

Per esempio? Oltre alla fabbricazione finalizzata alla vendita al dettaglio, pensiamo alle potenzialità nella creazione di prototipi realizzabili in maggior numero, minore spesa e ancora meno tempo. O ancora, alla creazione di modellini per diversi usi (educazione, architettura, tecnica geospaziale), o alla ricostruzione di fossili in paleontologia, o alla replica di manufatti antichi in archeologia. Addirittura, in Danimarca nel 2012 è stata creata una abitazione ecofriendly: Villa Asserbo, a circa 60 km da Copenhagen, è stata realizzata con una stampante 3D in sole quattro settimane, utilizzando 820 fogli di compensato provenienti da foreste certificate finlandesi.

«La tecnologia non è più solo per i nerd, o una nuvola per smanettoni – ha affermato Venanzio Arquilla, del dipartimento di Design del Politecnico di Milano. – Ora la sfida è trovare una collocazione alle stampanti 3D». Il compito di trovarla sta anche alla creatività dei giovani che si buttano nel mercato del lavoro, o a quella degli imprenditori che vogliono continuare a restare sulla cresta dell’onda.

Ecco un breve video della stampante in azione.

by G.S.

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