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Desio, lo strano caso del maestro dei sommelier dimenticato all’obitorio

6 Febbraio 2012

Sono più di trenta giorni che giace cadavere in una cella dell’obitorio di Desio senza che nessuno lo reclami. E adesso la morte di Gianfranco Botti, deceduto a 85 anni all’ospedale di Paderno Dugnano, protagonista di una di quelle vite da sogno fra macchine di lusso, belle donne e suite d’hotel a cinque stelle, rischia di trasformarsi in un mistero.

Partiamo dall’inizio. Ex amministratore delegato della Bayer Italia, consulente delle multinazionali dell’energia Abb ed E.on, imprenditore di successo, Botti ha condotto un’esistenza brillante senza mai farsi mancare nulla. Nel 1965 è stato anche fondatore dell’associazione di sommelier più importante d’Italia che oggi conta 31 mila soci, ha viaggiato per mezzo mondo ed è stato anche per un lungo periodo direttore dell’hotel Principe di Savoia di Milano.

Niente lasciava intuire che in punto di morte si trovasse senza amici e parenti. E invece è proprio così. Nessuno lo ha cercato. Neppure per fargli il funerale. Dal 7 gennaio il suo corpo è congelato nelle celle frigorifere dell’obitorio dell’Ospedale di Desio. E, se nessuno pagherà un funerale dignitoso, il rischio è che il Comune gli riservi una sepoltura da povero. Per ora gli accertamenti condotti da carabinieri e guardia di finanza non hanno portato a niente. Tutte le piste si sono trasformate in rami secchi e l’unica ipotesi che alcuni soci dell’associazione italiana sommelier avanzano è quella di un’eredità. L’uomo, infatti, fino all’ultimo ha alloggiato in hotel, prima in una suite al Principe di Savoia, poi all’hotel Borromeo di Cesano Maderno, ha sempre pagato regolarmente i conti e ha anche mostrato una notevole disponibilità economica.

Laureato in biologia, per decenni è stato un imprenditore di successo tanto che negli ultimi tempi prestava consulenze per la realizzazione di un oleodotto lungo migliaia di chilometri per portare gas naturale dal Kazakistan all’Italia. Pare che sovente facesse anche dei viaggi in Svizzera, dove era residente, per farsi curare in una delle cliniche più esclusive di Lugano. Adesso, però, sembra essere caduto nell’oblio più totale. Gli unici che sembrano essersi ricordati di lui sono i soci dell’associazione italiana sommelier che, oltre ad avere svolto qualche piccola indagine per cercare di ricostruire i suoi ultimi mesi di vita, sul sito hanno pubblicato una serie di articoli commemorativi.

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