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Commissione Attività Produttive dice sì al progetto di legge “Harlem”

6 Febbraio 2012

Disciplinare le attività produttive e commerciali, per adeguare la normativa regionale alla direttiva europea Bolkestein e stabilire regole precise a tutela dei consumatori e della salute pubblica. E’ l’obiettivo del progetto di legge (relatore Massimiliano Orsatti, Lega Nord) approvato a maggioranza in IV Commissione, presieduta da Mario Sala (PDL). Voto contrario di PD e Gruppo Misto. Astenuta l’UDC.

Le nuove norme adeguano la normativa regionale in materia di attività di artigianato, commercio, estetista, acconciatore, alla direttiva europea Bolkestein (che ha come principale obiettivo quello di facilitare la circolazione di servizi all’interno dell’Unione Europea).

«Le norme – ha spiegato il relatore Massimiliano Orsatti – oltre ad andare a regolamentare settori fisiologicamente in evoluzione come ad esempio il commercio ambulante, piuttosto che gli estetisti ed i parrucchieri, mirano a disciplinare attività come i ‘centri massaggi orientali’ che attualmente non sono regolamentati da leggi chiare. Il documento è un esaustivo e completo strumento che l’amministrazione regionale fornisce ai Comuni garantendogli la possibilità di gestire lo sviluppo armonioso di bar, centri massaggi, parrucchieri ed estetisti attraverso una programmazione qualitativa che potrà essere utilizzata per far fronte alle situazioni che sempre più creano problemi e imbarazzo a sindaci e Forze di Polizia. Nel caso di negozi gestiti da stranieri abbiamo inserito l’obbligo per gli operatori di sapere parlare l’italiano e di esporre i prezzi e la tipologia del prodotto venduto nella nostra lingua. Contro le sterili polemiche dell’opposizione possiamo dire che tale progetto di legge rispetta ed è coerente con i principi – e le stesse deroghe ammesse – indicati ed elencati nella direttiva Bolkestein, quindi una legislazione di un ordinamento di grado superiore rispetto alla legislazione nazionale, che nessuna legge italiana potrà mai confutare».

Il PD ha annunciato la presentazione in Aula, dove il progetto di legge verrà discusso il prossimo 14 febbraio, di una pregiudiziale di anticostituzionalità, di emendamenti e ordini del giorno: «É solo una legge bandiera – ha detto Arianna Cavicchioli – che torna d’attualità solo perché è una delle condizioni che il Carroccio pone al PDL in questa fase di scontro all’interno della maggioranza, ma da quando il testo fu proposto nella prima versione sono stati approvati la manovra correttiva d’agosto del governo Berlusconi, i decreti ‘salva Italia’ e ‘crescitalia’, poi convertiti in legge, e quello sulle semplificazioni, che cambiano completamente lo scenario. È evidente che questa normativa è per molti versi solo un tentativo di accordo politico che non risponde certo alle esigenze dei nostri cittadini e che è in contrasto con le leggi nazionali e comunque impugnabile».

Il provvedimento votato lascia la possibilità ai Comuni di decidere su specifiche situazioni, considerate in contrasto con l’interesse generale e, per motivi di ordine pubblico, di vietare l’apertura di attività che comportino un addensamento di negozi extracomunitari nella medesima zona. «Sarebbe stato importante sentire tutti i soggetti interessati a questo provvedimento e non solo alcuni. Per questo motivo il nostro voto è stato di astensione», ha spiegato il Consigliere Valerio Bettoni (UDC). Voto contrario invece di Filippo Penati (Gruppo Misto). Per il PDL ha motivato il voto favorevole Sante Zuffada: «É vero che inizialmente il documento ci trovava perplessi, ma nel corso del tempo ha subito delle modifiche migliorative seguendo e condividendo i suggerimenti provenienti dalle categorie interessate e questo ha appianato i nostri dubbi».

Settore alimentare – Per l’avviamento di una nuova attività nel settore merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande sarà necessario, fra gli altri requisiti previsti attualmente dalla legge, non solo l’iscrizione all’INPS per almeno due anni, ma anche la certificazione degli adempimenti contributivi minimi previsti da parte della previdenza sociale. A difesa dei consumatori italiani inoltre chi decide di avviare attività commerciali per la somministrazione di bevande e alimenti dovrà dimostrare di essere in grado di parlare e comprendere l’italiano. Tutte le informazioni commerciali, compresi i prezzi delle merci, dovranno essere rese anche in lingua italiana. Sono tuttavia consentiti termini stranieri che sono ormai di uso corrente nella lingua italiana ed il cui significato è comunemente noto.

Centri massaggi orientali – Vengono assimilati alle attività dei tradizionali centri estetici e perciò la loro apertura è subordinata al possesso di requisiti professionali. Tale misura si rende necessaria per garantire ai clienti un grado di professionalità e igiene conforme agli standard minimi. Si eviteranno così disagi per i residenti, problemi di ordine pubblico e situazioni degradanti.

Commercio ambulante – Viene inserito l’obbligo di non avere sanzioni amministrative pecuniarie iscritte a titolo definitivo inevase nei confronti del comune concedente, per tutti coloro che chiederanno il rilascio o il rinnovo delle licenze. E’ inoltre prevista l’istituzione di un apposito registro regionale del commercio ambulante, a disposizione delle amministrazioni comunali, che consentirà una gestione più attenta sui rinnovi e le concessioni delle licenze.

Fonte: Ufficio stampa Consiglio regionale della Lombardia

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