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Al Castello Sforzesco di Milano una mostra sulla Monaca di Monza

22 Novembre 2009

monacadimonzaAlla monaca di Monza, uno dei personaggi manzoniani più importanti di sempre, è dedicata la mostra, dal 25 novembre 2009 al 21 marzo 2010 nelle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco di Milano, curata da Lorenza Tonani e promossa dal Comune di Milano. L’iniziativa è stata ideata e prodotta da Alef, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e della Pronicia di Monza e Brianza.

“La monaca di Monza è prima di tutto una donna. Con questo progetto abbiamo inteso offrire al pubblico una ri-lettura di uno dei personaggi dei “Promessi Sposi” che più hanno colpito l’immaginario collettivo dell’universo manzoniano”, spiega, in una nota, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory.

“In questa esposizione, proponendo al visitatore di assumere uno “sguardo dall’alto” e un attraversamento trasversale, vogliamo ripensare lo sfondo storico della vicenda letteraria, la documentazione originale del processo, l’interpretazione pittorica di questa tormentata figura femminile, la ricchezza delle trasposizioni teatrali e cinematografiche. Per sondare nelle pieghe dell’animo di Gertrude, a cui uno dei più noti riduttori – Giambattista Nasi – attribuiva tale affermazione: “La notte lascia un campo per maturare i pensieri”, la complessità e la profondità della condizione della donna in quella epoca, le aspirazioni e le frustrazioni di uno spirito moderno in cerca di identità e libertà”.

Il percorso si snoda tra verità storica e rilettura romanzesca della figura di Marianna de Leyva, in religione suor Virginia, a tutti nota come la Gertrude dei Promessi sposi.

Gli eventi della Monaca di Monza sono indagati all’interno di un tema ben più vasto che riguarda la condizione femminile nella prima età moderna, con una particolare attenzione al fenomeno delle monacazioni forzate. L’argomento è analizzato non solo in rapporto all’esperienza claustrale, ma tocca trasversalmente altri aspetti della reclusione femminile, sempre determinata dall’autorità paterna e coniugale. A tal proposito, saranno le figure di donne private della libertà – Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia de’ Tolomei, Isabella Orsini – a introdurre il percorso espositivo.

Su tutte si erge però il personaggio della “grande peccatrice”, restituito dal racconto di una storia privata che si intreccia con la vita e la cultura della Milano del Seicento.

 

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