Logo
Alessandro, studente francese in Erasmus a Monza: “Vi racconto la rivolta nei licei del mio Paese”

Protesta nei licei in Francia: dalle barricate alle molotov, Alessandro Siano ci racconta come la situazione è degenerata nel suo Paese

Monza – In Italia è arrivato soltanto da una settimana per un’esperienza di scambio culturale al liceo Carlo Porta di Monza, dove rimarrà per un mese. Ma con la testa e con la mente, Alessandro Siano, studente francese di 17 anni, è rimasto anche nei corridoi del suo istituto d’oltralpe, Lycée Jules-Fil di Carcassonne. Sullo schermo del suo smartphone continuano a scorrere video e immagini che immortalano la rabbia giovanile esplosa in tutta la Francia, con le proteste studentesche entrate oggi al loro terzo giorno consecutivo di barricate e tensioni.

“I miei compagni mi stanno mandando video continui dalla Francia — ci racconta Alessandro —. La situazione è diventata davvero gravissima: ci sono ragazzi che barricano gli ingressi, c’è chi prepara le bombe molotov, ci sono incendi all’esterno e perfino esplosioni”. Una vera e propria guerriglia.

La scintilla via social e il muro del Governo

A scatenare la mobilitazione nazionale non è stato un evento improvviso, ma pare che la protesta sia stata organizzata da tempo attraverso i social network e le chat giovanili.

“La manifestazione era stata programmata da settimane sui social ed è iniziata in modo assolutamente pacifico — ci spiega il giovane studente francese —. Il problema è che di fronte alla solita indifferenza e alla mancanza di ascolto da parte dello Stato, la frustrazione è esplosa e la situazione è degenerata in pochissimo tempo”.

Le ragioni della protesta affondano le radici in problemi strutturali che la comunità studentesca denuncia da tempo:

  1. Budget ridotti e scuole fatiscenti: Risorse ministeriali ai minimi storici, edilizia scolastica crollata e carenza di servizi primari (in molti licei non c’è persino l’aria condizionata o il riscaldamento adeguato).

  2. La piaga delle cattedre scoperte: Un deficit cronico di professori e la mancanza di supplenti per mesi intercettano il disagio di famiglie e docenti.

Il nodo «Parcoursup»: l’algoritmo che decide il futuro universitario

C’è poi uno dei punti più caldi della protesta: la contestazione contro Parcoursup. Ma di cosa si tratta esattamente?

Lanciato dal Ministero dell’Istruzione francese, Parcoursup è la piattaforma nazionale di orientamento ed ex algoritmo di smistamento per l’accesso all’università e agli istituti superiori. Il sistema incrocia i voti del percorso scolastico con le preferenze espresse dagli studenti per assegnare i posti nei vari atenei.

Gli studenti e i sindacati lo accusano di operare come una sorta di “scatola nera” gestita dall’intelligenza artificiale e da algoritmi rigidi, priva di trasparenza, che crea enormi disuguaglianze e genera forti ansie da prestazione. Anziché garantire pari opportunità, il sistema viene percepito come un meccanismo che seleziona ed esclude arbitrariamente migliaia di ragazzi senza una reale valutazione umana.

“Il sistema Parcoursup decide per noi dove andare all’università attraverso calcoli automatici”, sottolinea Alessandro.

Professori «scudo» per proteggere i ragazzi

Mentre le immagini di scontri con la polizia e blocchi fanno il giro dei media internazionali, c’è un dettaglio che ha colpito particolarmente Alessandro: la solidarietà dei docenti.

“In molti casi i professori sono dalla nostra parte. Un mio amico mi ha girato un video bellissimo dove si vedono alcuni insegnanti che, prendendosi per mano, formano un cerchio attorno agli studenti per proteggerli dalle cariche della polizia e dalle tensioni. Vedere i propri docenti fare da scudo umano è stato toccante. Putroppo – aggiunge – ci sono anche diverse immagini dove si vedono poliziotti usare violenza sui ragazzi”. 

Diritto di protesta: la differenza tra Francia e Italia

Ammesso al liceo Carlo Porta per questo mese di Erasmus, Alessandro ha avuto la possibilità di confrontarsi con i coetanei monzesi, notando una profonda differenza culturale sul tema del dissenso e dello sciopero.

In Francia, la cultura della mobilitazione di piazza è considerata un pilastro fondante dell’identità democratica (derivata direttamente dal valore costituzionale del diritto di sciopero sancito dal Preambolo della Costituzione del 1946). Le forme di protesta studentesca e di blocco (blocus) nascono spesso spontaneamente senza che sia necessario un preavviso formale agli organi scolastici.

Al contrario, in Italia la protesta all’interno degli istituti è strettamente normata: la legge e i regolamenti d’istituto richiedono l’autorizzazione preventiva per le assemblee o il preavviso della dirigenza e delle autorità per le manifestazioni pubbliche, pena sanzioni o blocchi amministrativi.

“Parlando con gli studenti del ‘Carlo Porta’ ho notato questa grande differenza — osserva Alessandro —. In Francia la mobilitazione è vissuta quasi come un diritto fondamentale e viscerale. Da noi questa grande protesta non è stata incoraggiata dalle istituzioni, ma nemmeno del tutto scoraggiata. In Italia, invece, mi pare di capire che ci siano regole molto più rigide da seguire con la presidenza prima di poter fare sciopero o fermare le attività”.

L’attesa di risposte dal Governo

La prospettiva di Alessandro, originario di un piccolo comune francese di circa 50.000 abitanti, riflette la spaccatura geografica del movimento:

“Nel mio liceo di provenienza, trattandosi di una piccola realtà, credo che la protesta si concluderà nel giro di poco tempo. Ma nelle grandi metropoli come Parigi, Marsiglia o Lione, dove la tensione è altissima e i numeri sono enormi, le proteste continueranno per giorni o settimane. Finché lo Stato non deciderà di sedersi a un tavolo e dare risposte concrete a noi giovani, la piazza non si fermerà”.