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Tensione al “King” di Muggiò, la replica dei docenti alla preside: “Nessun feudo, clima difficile”

Chiamati in causa dalla dirigente Mirasolo nella sua risposta alla protesta degli studenti, i docenti dicono la loro: “Nessun condizionamento sui ragazzi. Chiediamo l’intervento degli Uffici scolastici per verificare la gestione dell’istituto”.

Dopo lo sciopero degli studenti e la replica della dirigente Caterina Mirasolo, arriva la presa di posizione degli insegnanti dell’istituto Martin Luter King di Muggiò. Chiamati in causa dalla preside nella sua nota diffusa qualche giorno fa , professori e professoresse rispondono punto per punto in un comunicato stampa. Nella nota, affrontano i temi che sono al centro della protesta di questi giorni, già sollevati dagli studenti: lo spostamento dei docenti, la continuità didattica, l’ascolto, i viaggi, gli Erasmus.   

“Chiediamo di essere ascoltati”

“La nota della Dirigente scolastica Caterina Mirasolo, ripresa dalla stampa, rivolge ai docenti e al personale accuse gravi e arbitrarie. Poiché il confronto è stato portato dalla Dirigente stessa su un piano pubblico, riteniamo necessaria una ricostruzione fondata su fatti, documenti e responsabilità verificabili. Non cerchiamo una contrapposizione personale né contestiamo le prerogative dirigenziali: chiediamo che sia ascoltato anche chi ha vissuto questi mesi dall’interno”. 

“Abbiamo tutelato l’immagine dell’istituto”

“Non abbiamo lasciato sola la Dirigente: l’abbiamo sostenuta e abbiamo garantito la vita ordinaria della scuola – affermano gli insegnanti –  Dal suo insediamento, nel settembre 2025, il personale docente e non docente ha lavorato con responsabilità e lealtà istituzionale, sostenendo la nuova Dirigenza, senza alcun pregiudizio, e scegliendo di non dare credito alle notizie provenienti dalle scuole mantovane in cui aveva lavorato in precedenza, che avrebbero potuto creare pregiudizio nei suoi confronti. Non abbiamo portato all’esterno le difficoltà né trasferito le tensioni a studenti e famiglie: abbiamo tutelato l’immagine dell’Istituto, dato continuità ai progetti, sostituito la Dirigente in riunioni online e in presenza e sostenuto l’organizzazione della scuola. Lo scorso anno la dirigente ha preso parte ad almeno 7 viaggi di istruzione e/o missioni istituzionali (Uruguay, Strasburgo, Roma, Aix-en-Provence, Venezia, Malta), per oltre 35 giorni fuori sede. Se l’avessimo lasciata sola, come sarebbe andata avanti la scuola di via Allende?”

Da marzo un progressivo deterioramento dei rapporti 

“Dalla primavera 2026, come riferito da numerosi lavoratori, i rapporti si sono deteriorati: ordini di servizio, procedimenti disciplinari, modifiche organizzative, slittamento del Piano delle attività, incarichi rimossi o rimodulati, episodi di comunicazione verbale molto conflittuale, che hanno coinvolto docenti, personale ATA e DSGA. Perfino lo staff ha faticato ad ottenere incontri con la Dirigente. Non chiediamo di essere creduti sulla parola, ma che i fatti siano verificati: per questo già a maggio ci siamo rivolti agli Uffici scolastici competenti”. 

La protesta non è una gogna

“La Dirigente parla di ‘spietata gogna mediatica’ e di protesta non pacifica. Non abbiamo partecipato alla manifestazione, gestita autonomamente da studenti e famiglie, e condanniamo qualunque comportamento offensivo o intimidatorio, verso chiunque. Ma il dissenso degli studenti, le preoccupazioni delle famiglie e le criticità del personale, finora rimaste interne, non sono una campagna denigratoria. Gli studenti hanno manifestato il loro disagio, noi docenti abbiamo tenuto un’Assemblea sindacale: fatti che meritano un ascolto più volte chiesto, anche dalla RSU, senza riscontro. La libertà di critica non è un’aggressione personale”. 

Quattro avvicendamenti tra i docenti? Il problema non è soltanto il numero  

“Secondo la Dirigente gli avvicendamenti riguardano solo quattro docenti su circa 120. È vero che i docenti spostati “de imperio” sono “soltanto” cinque o sei, non i “7/8 per classe” citati dagli studenti durante la manifestazione: prova, contrariamente a quanto sostiene la dirigente, che 1 nessun docente ha “manovrato” studenti e famiglie. Il punto, però, sono i percorsi toccati, le professionalità sostituite e gli effetti sulla continuità didattica, soprattutto in percorsi nuovi e con specifiche progettualità come il Liceo del Made in Italy e l’AFM-RIM quadriennale. Un docente assegnato d’ufficio a un percorso sperimentale ha dichiarato di non aver potuto prepararsi, perché avvisato sette giorni prima dell’inizio delle lezioni. Chiediamo di verificare con quali criteri siano state esercitate le prerogative dirigenziali e se si sia tenuto conto di esperienza, formazione, competenze e continuità”. 

Non esistono “feudi di cattedra”: esistono professionalità e percorsi costruiti negli anni 

“Parlare di «privilegi» e «feudi di cattedra» è grave e lesivo della dignità dell’intero Collegio dei docenti. I percorsi innovativi e le progettualità dell’Istituto nascono da anni di lavoro, formazione, progettazione e relazioni con enti esterni. Chiedere continuità è una questione organizzativa, non personale: sostituire un docente esperto può essere legittimo, ma serve un passaggio di consegne che garantisca continuità e qualità. È ciò che chiediamo agli Uffici competenti di verificare”.

I progetti e i viaggi non sono stati “sabotati” dai docenti.

“Nessun docente ha interesse a interrompere progetti, mobilità, scambi e viaggi in cui ha investito per anni. Se oggi molti esitano ad assumere incarichi, è per un clima organizzativo e relazionale percepito come difficile: lo scorso anno chi si è assunto responsabilità ulteriori ha talvolta ricevuto richiami, contestazioni o provvedimenti disciplinari, e chi ha espresso dissenso ha percepito un cambiamento di atteggiamento della Dirigente. Non affermiamo che ogni decisione sia una ritorsione: chiediamo di verificare se esista un nesso tra dissenso e conseguenze successive. Il problema non è la volontà di sottrarsi al lavoro, ma il clima in cui le richieste vengono formulate. Inoltre, la Dirigente non ha ancora firmato la contrattazione integrativa che remunera i progetti dello scorso anno, nonostante le richieste sindacali: andava chiusa entro il 30 novembre ed è in ritardo di circa dieci mesi”.

L’interesse degli studenti

“Nessuno nega le prerogative organizzative della Dirigente né la sua intenzione di agire nell’interesse degli studenti. Ma il loro esercizio deve essere verificabile: correttezza delle procedure, rispetto delle competenze degli altri organi, trasparenza, effetti sul servizio. Non chiediamo di stabilire in anticipo chi abbia ragione, ma che si esaminino atti e processi decisionali, si ascoltino tutte le componenti e che eventuali responsabilità siano valutate dagli organismi competenti”. 

 

“Non siamo contro l’istituto”

“I docenti che oggi esprimono preoccupazione- concludono gli insegnanti – sono gli stessi che hanno costruito e portato avanti progetti, Erasmus, mobilità, percorsi sperimentali, attività di orientamento, PCTO/FSL, inclusione, Commissioni e iniziative rivolte agli studenti. Sono gli stessi che, nei mesi successivi all’insediamento della nuova Dirigenza, hanno scelto di collaborare e di non trasferire all’esterno le difficoltà interne. Non siamo contro l’Istituto. Siamo parte integrante dell’Istituto, insieme agli studenti, alle famiglie e alla dirigente stessa. E proprio perché ne facciamo parte non intendiamo assistere in silenzio a un progressivo deterioramento delle relazioni professionali, con un rischio di ricaduta sulla qualità didattica-organizzativa”.