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Precari, partite Iva e lavoro “invisibile”: NIdiL Cgil lancia la sfida in Brianza

NIdiL Cgil Monza e Brianza presenta il nuovo Piano di lavoro: al centro precarietà, somministrazione, partite Iva, autonomi, sport e disoccupazione.

Ci sono lavoratori che hanno un contratto, ma non la certezza del domani. Altri che lavorano con una partita Iva pur svolgendo, di fatto, un’attività subordinata. E poi ci sono i somministrati, gli autonomi, gli stagisti e chi il lavoro lo sta cercando da mesi o da anni. È a questa parte del mondo del lavoro, spesso frammentata e difficile da intercettare, che NIdiL Cgil Monza e Brianza vuole rivolgere una parte sempre più importante della propria attività.

La categoria della Cgil che rappresenta lavoratrici e lavoratori in somministrazione, dipendenti delle agenzie per il lavoro e lavoratori atipici ha presentato il nuovo Piano di lavoro territoriale. Un documento che mette al centro il contrasto alla precarietà e la necessità di costruire nuove forme di rappresentanza per chi rischia di rimanere ai margini del sindacato.

Generico settembre 2026

Il Piano, illustrato dalla segretaria generale di NIdiL Cgil Monza e Brianza Lucia Anile davanti all’Assemblea Generale, è stato arricchito dal contributo delle delegate e dei delegati, dei segretari delle altre categorie della Cgil e delle associazioni del territorio. Al termine del confronto è stato approvato all’unanimità.

“Nessuno dovrebbe sentirsi solo davanti alle sfide del mercato. Abbiamo il compito di tutelare tutti anche nel nostro territorio”, è il principio che accompagna il percorso indicato dalla segretaria.

L’obiettivo è innanzitutto conoscere meglio un mercato del lavoro che, secondo NIdiL, è diventato sempre più articolato. “Nel nostro territorio ci sono migliaia di lavoratori in somministrazione che non conosciamo – sottolinea Anile –. Dobbiamo migliorare la nostra capacità di intercettazione, basandoci su un’analisi più dettagliata della condizione dei lavoratori nei vari settori”.

Generico settembre 2026

Un’attenzione particolare viene dedicata anche alle partite Iva. Per NIdiL, in una parte dei casi dietro il lavoro autonomo può nascondersi una condizione che presenta caratteristiche tipiche del lavoro subordinato. Da qui la necessità di aprire un confronto più ampio con gli stessi lavoratori autonomi, ma anche con le altre organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e le istituzioni.

“Considerato che la Cgil, anche attraverso il proprio Statuto, riconosce la rappresentanza e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori autonomi, è necessario costruire con loro un confronto a partire dai principi della Costituzione e della Carta dei Diritti Universali del Lavoro”, spiega Anile.

Il Piano guarda anche a settori specifici, a partire dallo sport. NIdiL propone di coinvolgere istituzioni, associazioni e cooperative nella definizione di protocolli condivisi che stabiliscano trattamenti normativi ed economici minimi per chi lavora nel settore.

C’è poi il capitolo della disoccupazione, che secondo la categoria non può essere considerato un fenomeno indistinto. Occorre, viene sottolineato, distinguere tra chi perde il posto a causa di crisi aziendali, ristrutturazioni o delocalizzazioni e chi invece è alla ricerca di un’occupazione da lungo tempo.

Generico settembre 2026

La strategia passa quindi dalla conoscenza del territorio. Capire cosa accade nei diversi comparti, individuare le condizioni di maggiore fragilità e costruire strumenti di tutela capaci di raggiungere anche chi oggi non si riconosce nella rappresentanza sindacale tradizionale.

“Dobbiamo riaffermare il principio che bisogna restituire umanità, dignità e diritti per tutti i lavoratori”, ha detto Anile durante l’Assemblea.

Ai lavori hanno partecipato Walter Palvarini, segretario generale della Camera del Lavoro di Monza e Brianza, Lorena Panzeri, coordinatrice regionale NIdiL Cgil, e Luisa Diana, segretaria nazionale NIdiL Cgil, alla quale sono state affidate le conclusioni.

Con l’approvazione del Piano sono stati infine istituiti quattro gruppi di lavoro e un coordinamento. Saranno loro a tradurre gli impegni contenuti nel documento in azioni concrete, con una sfida precisa: riuscire a dare rappresentanza anche a quella parte del lavoro che, proprio per la sua precarietà o frammentazione, rischia più facilmente di restare senza voce.