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Niki Lauda Monza 1976: il miracolo Ferrari 42 giorni dopo il rogo

Il racconto del GP di Monza 1976: Niki Lauda torna in gara 42 giorni dopo l’incidente al Nürburgring contro James Hunt. La storia e le curiosità del rientro.

Monza. Doveva essere un semplice “allenamento”. Invece, è stata una delle imprese più eroiche di Niki Lauda, che proprio a Monza, esattamente nel settembre del 1976, tornò a gareggiare dopo soli 42 giorni dal terribile incidente del Nürburgring.

Il Gran Premio italiano fu vinto da Ronnie Peterson. Niki Lauda arrivò quarto, ma non fu il piazzamento a far notizia, bensì la sua forza di volontà che a meno di due mesi dalle fiamme gli permise di tornare in gara per contendere il titolo iridato al pilota inglese James Hunt.

Una sfida epica, quella fra Lauda e Hunt, raccontata mirabilmente nel film Rush e che sancì l’abbandono di un vecchio automobilismo pionieristico verso un automobilismo più moderno (è sicuro).

Il rogo della curva Bergwerk e i soccorsi di Merzario

Per compiere questo salto nel passato è però necessario risalire indietro nel tempo al 1° agosto. Quel giorno Lauda fu vittima di un terribile incidente sul circuito del Nürburgring, durante il Gran Premio di Germania. La sua Ferrari uscì di pista alla curva Bergwerk a causa dell’asfalto bagnato e delle gomme fredde.

L’auto urtò una roccia e dopo un terrificante testacoda prese fuoco in mezzo alla pista. Il pilota si salvò grazie al pronto intervento di alcuni piloti, tra cui un temerario Arturo Merzario, che lo estrassero dall’abitacolo. Lauda riportò gravi ustioni e respirò fumi tossici che gli provocarono anche pericolose bruciature interne.

Il ritorno a Monza col casco allargato e il debutto della Roggia

A poco più di un mese, nonostante le vistose ferite, Lauda tornò sulle piste e lo fece proprio a Monza, domenica 12 settembre 1976. Come detto, la gara fu vinta da Ronnie Peterson seguito da Clay Regazzoni e da Jacques Laffite. Lauda arrivò quarto, ma la cosa che conta è che il suo nome comparve tra quello dei piloti in gara.

“Vado a Monza ma non per vincere – disse –. È il mio primo Gran Premio dopo l’incidente del Nürburgring. Per me sarà soltanto un allenamento per quelli successivi“.

Un allenamento, appunto, reso eccezionale dalle sue condizioni ancora alquanto precarie. Infatti, i tecnici della squadra dovettero allargargli leggermente il casco per cercare di limitare le perdite di sangue causate dallo sfregamento sulle ferite che si verificava ogni qualvolta lo calzava. L’autorizzazione della commissione medica arrivò venerdì mattina, prima delle prove.

La Ferrari, che nel frattempo aveva assoldato Carlos Reutemann, si trovò così a iscrivere tre vetture per il Gran Premio brianzolo, cosa che non capitava dal 1972. Altra curiosità: proprio in quel Gran Premio fu inserita la “variante della Roggia“, disegnata per rallentare le vetture dirette alla prima curva di Lesmo.

L’epilogo al Fuji e la sconfitta di un solo punto

La stagione culminò con il controverso Gran Premio del Giappone, dove Lauda si ritirò a causa di un violento acquazzone, perdendo il titolo mondiale per un solo punto a favore del rivale, quel James Hunt rappresentante di un automobilismo guascone e spericolato.

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“Foto: Martin Lee / Karting Nord (via Flickr), licenza CC BY-SA 2.0. [Senza modifiche / Modificata rispetto all’originale].”