IL PERSONAGGIO
|Macherio, i 98 anni di Alberta Cecchetti: la Bidella di una scuola che non c’è più!
Il racconto di una figura storica che è stata protagonista di un’epoca in cui, soprattutto nella realtà di un piccolo paese della Brianza, la vita di comunità, il senso civico e la generosità sociale caratterizzavano la crescita dei bambini.
Macherio. Una vita lunga ormai quasi un secolo. Quando Alberta Brambilla in Cecchetti nasce a Pegorino di Lesmo il 2 settembre 1928 l’età dell’obbligo scolastico era stata da poco innalzata a 14 anni, la scuola media unica era lungi dall’arrivare e, al termine delle elementari, il sistema educativo italiano separava chi andava al liceo da chi entrava nel lavoro o nelle scuole d’avviamento.
Da allora, in 98 anni, tante cose sono cambiate, dentro e fuori la scuola. E molte di queste Alberta le ha viste passare sotto i propri occhi che, nonostante la pesantezza dell’età e dello scorrere del tempo, oggi 2 settembre 2026 festeggiano e sorridono ancora alla vita. Anzi, questa arzilla signora quasi centenaria alcuni di questi cambiamenti, a scuola e non solo, se non stabiliti, ha almeno contribuito a determinarli. Perché per quasi tre decenni, dal 1965 al 1989, è stata la Bidella, con la B maiuscola, a Macherio prima e Bareggia poi.
LA STORIA
In tutti quegli anni Alberta, chiamata allora “La Cecheti” e conosciuta anche come “la marescialla” in quanto energica e risoluta, ha formato diverse generazioni di giovanissimi brianzoli con i suoi consigli, gli insegnamenti e un esempio costantemente improntato all’onestà e alla rettitudine. Una figura storica a Macherio, simbolo, soprattutto in una piccola realtà rurale come quella di un paese brianzolo, di un’epoca che oggi non c’è più in un mondo ormai diretto a grande velocità in una direzione opposta al senso civico, alla genuina solidarietà e alla generosità sociale.
Alberta Cecchetti sorveglia i bambini all'uscita da scuola
Un’epoca, che ormai appare ancora più lontana nel tempo degli anni trascorsi, di cui Alberta Brambilla in Cecchetti è stata protagonista ed è ancora testimone vivente. “Si è sempre messa dalla parte dei bimbi e dei genitori – racconta Angelo Cecchetti, terzo figlio di Alberta, impiegato, ma anche docente di Storia antica della Brianza presso l’Università del tempo libero di Triuggio – per lei il bene si fa e basta, senza bisogno di riconoscimenti, targhe o applausi, mossa unicamente da un amore genuino e disinteressato per il prossimo”.
L’INTERVISTA
Signor Angelo, sua mamma Alberta oggi, 2 settembre 2026, compie 98 anni. Resta nella memoria di una vita così lunga una carriera scolastica che spiega un’epoca meglio di tante parole. Ce la racconta?
Prima della scuola, mia madre Alberta all’età di 12 anni andò a lavorare in filatura tessitura BPS di Canonica Lambro fino a quando si sposò nel 1952 con Carlo Cecchetti e venne ad abitare a Macherio. Nel febbraio del 1965 viene assunta come bidella nelle vecchie scuole elementari di via Italia a Macherio. La prima cosa che fece fu quella di andare a comprare un «scusà» (grembiule).
Nel 1969-1970 la scuola si trasferisce nella nuova sede di viale Regina Margherita. Nel 1977 Alberta inizia la sua attività di custode/bidella alla nuova scuola elementare in frazione Bareggia dove, per gestire le caldaie della scuola, ha conseguito, una delle prime donne a farlo, il libretto di conduttore di impianti termici a Milano. Mia madre si occupava di aprire e chiudere la scuola. Tra le altre attività di bidella riempiva i calamai con l’inchiostro, suonava la campanella e accompagnava a casa i bambini quando non stavano bene. Alberta gestiva gli scolari e quando doveva “curarli”, per esempio quando mancava una maestra, li incantava con la storia inventata da lei del «Loef e della Ciciroela» (la storia del Lupo e della sua Compagna).

IL RACCONTO
In quasi 30 anni di carriera scolastica, gli aneddoti che riguardano la Bidella Alberta di Macherio sono sicuramente tantissimi. Qualche esempio più significativo?
Molti ricordano quella volta che ha tenuto d’occhio un pedofilo, l’ha rincorso e l’ha fatto arrestare con tanto di processo. Un altro episodio rimasto nella mente di tanti è quando ha salvato un ragazzino chiuso in un tombino da parte dei “bulletti”, così li chiamava lei. Memorabili, poi, i giorni dei cinema, cioè il vedere un film a scuola. Una volta mentre mia mamma, tra le altre cose era lei “ca la faseva nà la machina dal cinema”, azionava il proiettore scolastico per il film “L’incompreso”, si ruppe l’audio.
Da donna di polso, dopo aver richiesto il silenzio, disse: ”Voi continuate a guardare il film che ve lo racconto io”. E così fece. Con la sua voce squillante narrò passo dopo passo il film e spesso doveva “richiamare” i bambini che si giravano ad ascoltare lei al posto di veder scorrere le immagini.
A scuola sua madre, animata da uno spiccato senso civico, spesso andava oltre i compiti strettamente previsti dal suo ruolo. Anche in questo caso ci sono episodi rimasti nella memoria?
Una volta ha “ripreso” una maestra in quanto per punire un “discoletto”, termine usato da lei, lo aveva caricato di compiti da fare a casa. Al che mia mamma le ha fatto notare che così caricava di lavoro i genitori, non il discoletto, in quanto le punizioni si devono svolgere a scuola non a casa. In un altro caso, durante la pausa nell’ambulatorio del medico, si è premunita di insegnare a un bambino gracile le “tecniche” di difesa per reagire alle offese subite.
Angelo Cecchetti, terzo figlio della bidella Alberta
QUEL CHE RESTA…
Il carattere deciso e diretto di sua madre ha spesso superato anche le mura della scuola di Macherio in cui ha lavorato ed è entrato nella vita del paese. Come è successo?
Mi piace ripetere il suo motto riportato sul suo “blasone nobiliare da brava brianzola”: “Ho sempre cercato di fare del bene nella mia vita, e se qualche volta ho fatto del male, non l’ho fatto apposta”. Su questa scia una volta accadde, alla scuola della Bareggia, durante un Consiglio comunale, che nell’affrontare una questione un consigliere fermò la discussione facendo questa domanda: “Un momento, ma la Cecheti lo sa? E’ d’accordo?”. Il parere di mia mamma, insomma, era importante tanto quanto, se non di più, rispetto a quello di un consigliere comunale.
Tanti dei bambini che la Bidella Alberta ha “curato” sono ormai diventati adulti, se non anziani. Che rapporto c’è tra loro e sua madre?
Fino a pochi anni fa quando le gambe la reggevano, non passava mese che qualcuno la fermasse, per esempio al mercato, dicendole: “Oh la Cecheti, la mia bidella, mi ricordo del Loef e de la Ciciroela dei nibelunghi, che spavento”. Lei solitamente chiedeva “Chi sei?”, perché non si ricordava di tutti, ma aveva la conferma che “i tutti” si ricordavano di lei. Anche per questo per anni ha confezionato cappellini, sciarpettine e guantini di lana per i figli di quegli ex bambini della scuola e ha sfornato centinaia di lavori a maglia per il Movimento della Vita.

In conclusione, signor Angelo, oltre a fare ancora gli auguri a sua madre per i 98 anni, in cosa, secondo lei, la scuola di cui è stata protagonista è profondamente diversa da quella di oggi, soprattutto in un piccolo paese come Macherio?
Fare paragoni con la scuola di oggi, o meglio con la società di oggi, è abbastanza arduo. Le condizioni, i ruoli, le figure, pur essendo identiche, avevano funzioni che, mi riferisco alla vita nei paesi, avevano un compito associato quasi all’essere “missione” più che ad un mero lavoro. Allora l’essere abitante/cittadino di un paese significava essere facente parte di una comunità, con diritti e doveri che venivano insegnati e/o inculcati e/o ripetuti e/o condivisi e/o fatti rispettare fin da bambini. Tutti erano autorizzati a correggere ogni eventuale mancanza. Si giocava nei cortili, all’oratorio, nei campi ed avevamo tutto il paese a vegliare su di noi bambini. Quasi tutti e quasi sempre andavamo a scuola a piedi e da soli. Pericoli “ga n’eva minga”, oppure semplicemente non li vedevamo.


