taglio del nastro
|Lissone, inaugurata la mostra “Psichiatria e Diritti Umani”: riflessioni su TSO e salute mentale
Grande partecipazione martedì pomeriggio in Sala Esposizioni al Palazzo Terragni di Lissone per l’inaugurazione della mostra documentario-fotografica “Psichiatria e Diritti Umani”, curata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) ODV.
Il taglio del nastro si è tenuto alla presenza di autorità locali, volontari e specialisti del settore, dando ufficialmente il via a un percorso espositivo che intreccia immagini e testimonianze d’archivio. L’iniziativa, che sta già registrando un forte interesse da parte della comunità lissonese, accende i riflettori sul delicato equilibrio tra salute mentale e tutela delle garanzie individuali, proponendo un’analisi approfondita su temi di forte impatto sociale.
L’inaugurazione e il ruolo del CCDU ODV
A inaugurare formalmente l’esposizione è stato l’avvocato Enrico Del Core, presidente del CCDU ODV, che ha sottolineato come la tutela dei diritti fondamentali richieda un impegno costante: “Sebbene i diritti umani siano “scolpiti nella roccia” nella Costituzione italiana, nella Dichiarazione universale dell’ONU e nella Convenzione europea, la loro esistenza sulla carta non ne garantisce automaticamente l’applicazione. C’è ancora bisogno di svegliare le coscienze, perché il diritto deve essere creato e mantenuto in vita quotidianamente da ciascun individuo, partendo dal basso e non solo dalle istituzioni”.
Un accento particolare è stato posto dagli organizzatori sul rapporto tra diritti umani e Trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Sul tema, Del Core ha aggiunto: “Da anni sosteniamo che la legge istitutiva del trattamento sanitario obbligatorio, pur prevedendo alcuni meccanismi di difesa, non li strutturasse in maniera adeguata. Nel 2025 una sentenza della Corte costituzionale ha trasformato le nostre “voci di piazza” in una svolta di natura giuridica in direzione di maggiori garanzie difensive”.
I saluti istituzionali del Comune di Lissone sono stati portati dall’assessore alle Attività Produttive, Commercio e Servizi Demografici, il dott. Alibrandi, che ha ricordato come la tutela dei diritti umani rappresenti un argomento di costante ed estrema rilevanza.
Il dibattito si è poi allargato all’analisi dei sistemi di cura e contenimento. Nel suo intervento, il dott. Giorgio Pompa dell’associazione “Dalle Ande agli Appennini” ha affrontato il tema della disumanizzazione in campo psichiatrico, tracciando un parallelo con le discriminazioni e le persecuzioni del passato. Richiamando le posizioni dello psichiatra Thomas Szasz, ha evidenziato come il concetto di “malattia mentale” venga spesso trattato alla lettera senza riscontri organici dimostrati, traducendosi in interventi coercitivi rivolti a soddisfare esigenze esterne anziché il bene del paziente. Pompa ha infine criticato l’uso prolungato degli psicofarmaci, sottolineando come questi agiscano sulla modifica dei comportamenti e comportino, sul lungo periodo, una grave riduzione dell’aspettativa di vita delle persone trattate.
Informazioni utili sulla mostra
La mostra “Psichiatria e Diritti Umani” rimarrà aperta al pubblico a ingresso gratuito fino a giovedì 17 settembre, con orario continuato dalle ore 10.30 alle 19.00.
L’esposizione propone un itinerario d’archivio composto da pannelli tematici, quadri sinottici, documenti storici e filmati d’epoca esclusivi. Il percorso ripercorre l’evoluzione dei trattamenti dal XVII secolo ad oggi, portando alla luce le derive più oscure della disciplina: dall’uso coercitivo della psichiatria nei totalitarismi del Novecento fino alle sperimentazioni cliniche più invasive, dai lager e gulag all’impiego di elettroshock e psicochirurgia, fino alla Riforma Basaglia. Un’occasione per interrogarsi anche sulle prassi attuali, come l’uso della contenzione meccanica.
L’allestimento comprende inoltre una rassegna fotografica articolata in 15 totem, dedicata alle condizioni dei manicomi italiani negli anni ’90, e approfondisce le raccomandazioni di ONU, OMS e CRPD, che invitano a un cambiamento di paradigma globale con il superamento dei modelli coercitivi e farmacologici in favore di un approccio umanitario e orientato al rispetto dei diritti individuali.


