Hostaria 2.0: qual è la verità dietro la politica child free? L’intervista
Acceso dibattito mediatico a seguito della pubblicazione da parte di Hostaria 2.0 di un video in cui il gestore annuncia il proposito di diventare un ristorante child free. Ecco le motivazioni dietro la scelta
“Venerdì pubblicheremo un altro video insieme ai nostri videomaker. È nostro interesse chiarire la vicenda”. Queste le parole del titolare di Hostaria 2.0, Alan Sampietro. In questi giorni è scoppiato un acceso dibattito mediatico in seguito a un video pubblicato sui social dal locale di Lesmo in cui si annuncia il proposito di diventare un ristorante child free. Hostaria 2.0, situata nel cuore della Brianza, è pensata soprattutto per una clientela adulta. Con i suoi 60 metri quadrati, può ospitare solamente 26 ospiti. “Avendo poco spazio, non accetto nemmeno tavolate sopra le 7/8 persone: ho perso parecchie prenotazioni —e quindi soldi — ma questa è la mia filosofia”.
Il ristorante ha scelto una direzione precisa: concentrarsi su ciò che sa fare davvero bene. La cucina è ricercata e ruota attorno a due elementi fondamentali, i risotti e le carni alla griglia. “Sono dalla parte dei bambini“, ha precisato Alan, “portare un bimbo piccolo in un ristorante del genere è una violenza nei confronti del bambino stesso. Ormai da qualche tempo non ho più un menù bimbi, né un fasciatoio per permettere ai genitori di cambiare i figli né un seggiolone”.
Perché child free? Ecco svelate le motivazioni alla base della scelta
“Il motivo scatenante non è stato unicamente l’episodio, divenuto virale, del bambino di 18 mesi, quanto piuttosto numerose vicende, con caratteristiche comuni, ripetutesi più e più volte nel locale: da episodi più blandi con minime conseguenza per la clientela ad altri più gravi. Tutte queste casistiche, in concomitanza con la tipologia del nostro locale — che ricordiamo essere molto piccolo— ci hanno portato a pensare ad un’offerta child free. Ma perché child free? Il motivo è che vorremmo offrire un servizio adeguato: saranno ammesse le famiglie con bambini, ma solamente a partire dai 7 anni. A questa età, infatti, il bambino è ormai un piccolo adulto: se si annoia, può disegnare, leggere fumetti o giocare con l’iPad. Insomma è più facile contenerlo e in caso limitarlo, facendo sì che non disturbi gli altri ospiti. Ci tengo a chiarirlo: parlo per esperienza personale e professionale. Un altro fattore da considerare è che, a 7 anni, il bimbo è già abituato a mangiare qualcosa che trova nel nostro menù“.
“Ovviamente la colpa non è dei bambini e, spesso, nemmeno dei genitori. I bambini piccoli hanno semplicemente esigenze che la nostra struttura non è in grado di gestire. Non vogliamo quindi presentarci come un ristorante per tutti se poi i clienti per primi non sono contenti e si aspettano altro. È meglio se vengono persone che conoscono il locale e l’offerta che proponiamo. La consapevolezza è fondamentale”.
La decisione è stata resa nota in un video andato presto virale, che ha ottenuto quasi 2 milioni le visualizzazioni e circa 20 mila commenti, di cui 18 500 a favore del comportamento adottato dai ristoratori. “Sono stati proprio i commenti negativi a convincerci ancora di più a trasformare Hostaria 2.0 in un locale child free”. Ha spiegato il titolare. “Così come ci sono ristoranti e strutture family friendly, con menù bimbo e spazi appositi dedicati ai più piccini, ci sembra giusto che esista un’offerta alternativa. Attualmente, infatti, in Brianza solo l’1% dei ristoratori apre locali adibiti a soli adulti“.

