tradizione e commercio
|Desio, la Torrefazione Moka Kenya premiata alla Scala
Renzo Chinello, titolare della storica Torrefazione Moka Kenya di via Ferravilla a Desio, ha ricevuto il premio della Camera di Commercio per la capacità di valorizzare l’antica tradizione del caffè intrecciandola con l’innovazione.
Chi entra in negozio viene subito avvolto da un profumo intenso e piacevole: quello del caffè tostato a regola d’arte. Ad accogliere i clienti in via Ferravilla a Desio c’è Renzo Chinello, titolare della storica Torrefazione Moka Kenya, una realtà cittadina che di recente ha visto riconosciuta la propria eccellenza ricevendo il premio “Impresa e Valore” della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Il motivo di questo successo è la capacità di valorizzare l’antica tradizione del caffè intrecciandola con l’innovazione. Un traguardo prestigioso, celebrato su uno dei palcoscenici più rinomati al mondo: il Teatro alla Scala di Milano.
“Sono molto orgoglioso di questo riconoscimento”, racconta Renzo Chinello, che porta avanti l’attività fondata nel 1953 dal padre Mario. Da allora, l’azienda ha fatto molta strada. “Ai tempi, mio papà aveva una sola macchina da cinque chili per la tostatura – ricorda Chinello – Oggi i nostri macchinari ne tostano ben 120 a ciclo”. Un’evoluzione che ha consolidato questa piccola e storica azienda, oggi in grado di lavorare e commercializzare migliaia di chili di caffè ogni anno.
A lavorare ai macchinari, c’è Fernando Longhin: “Ogni singola origine richiede tempi e temperature di tostatura specifici – spiega – e noi seguiamo l’intero processo, occupandoci anche del confezionamento e della consegna”. L’anima della torrefazione desiana resta artigianale e si basa su un’accurata selezione delle più pregiate varietà di arabica e robusta. Ogni acquisto viene testato per garantire una filiera di qualità. “La caratteristica principale che ci distingue dai processi industriali è proprio la tostatura differenziata per ogni varietà di caffè”, precisa il titolare.
A confermare questa vocazione internazionale è il retrobottega dell’attività, dove numerosi sacchi di iuta custodiscono chicchi provenienti da ogni angolo del mondo: Brasile, Nicaragua, Panama, Honduras, Costa Rica, Perù, India, Costa d’Avorio e Togo.
Il mercato di oggi, però, non fa sconti e le sfide per gli imprenditori locali sono all’ordine del giorno. “Dal post-Covid è cambiato tutto – ammette Chinello – Il prezzo della materia prima che importiamo dai vari Paesi è triplicato. È una crisi che colpisce anche i colossi del settore: oggi serve molta liquidità per andare avanti”.
Qual è, dunque, la ricetta per resistere? “Cerchiamo di tenere duro, puntando come sempre sulla qualità. Proponiamo caffè speciali e introvabili altrove, come il monorigine della Colombia. Abbiamo clienti, veri e propri intenditori, che arrivano anche da lontano pur di acquistare le nostre miscele. Ed è questa, per me, la soddisfazione più grande”. Qualità, storia, tradizione e innovazione. Nel negozio, c’è ancora il vecchio bancone degli anni Cinquanta. “Lo aveva voluto mio papà, da allora è rimasto qui” dice con emozione Chinello.


