Previsioni
|Caldo record e temporali violenti, quando ne usciremo? C’è la data della svolta
L’analisi degli esperti di 3BMeteo sull’ondata di calore che sta soffocando l’Italia: le cause fisiche dell’afa, il ruolo del Mediterraneo e la data in cui il caldo africano potrebbe finalmente allentare la presa.
Caldo asfissiante, notti tropicali e la costante minaccia di fenomeni meteorologici estremi. L’estate sta mettendo a dura prova l’intera penisola e le domande che tutti si pongono sono sempre le stesse: perché fa così caldo, quali sono i rischi reali e, soprattutto, quando ne usciremo?
La giornata del 6 agosto ha segnato il probabile punto di picco di questa stagione rovente. Non si è trattato solo di picchi isolati, ma di una straordinaria estensione territoriale dell’ondata di calore. Come spiega Edoardo Ferrara di 3BMeteo: “sono state infatti registrate punte di 39-40°C praticamente su tutta Italia, in particolare su pianura friulana, lombardo-veneta, piemontese e in generale sull’Emilia Romagna, così come su entroterra marchigiano e toscano, Umbria, entroterra laziale e vallate abruzzesi, infine anche su Campania interna, Lucania, Puglia e Cosentino”. Una situazione eccezionale che ha spinto il Ministero della Salute a emanare per la prima volta l’allerta bollino rosso su tutte le principali città italiane.
Le cause di un blocco atmosferico senza precedenti
A fare da motore a questa morsa d’aria rovente è una configurazione atmosferica immobile che dura ormai da oltre due mesi. “Il grande caldo è conseguenza dell’egemonia e persistenza quasi assoluta dell’anticiclone subtropicale, spesso a matrice nord africana, su ovest Europa e Mediterraneo, praticamente da fine maggio”, chiarisce Ferrara. Si tratta di una situazione “bloccata”, in cui le perturbazioni continuano ad affondare sull’Atlantico al largo del Portogallo, stimolando la risalita verso l’Europa di masse d’aria calda sahariana o oceanica.
Rispetto al passato, a cambiare è la durata degli eventi e la temperatura di partenza dell’aria. Ferrara sottolinea come i 40°C si toccassero anche prima degli anni ’90, ma solo in casi rari e per pochi giorni, mentre oggi le ondate si susseguono a ritmi serrati: “In epoca di riscaldamento climatico, le masse d’aria coinvolte sono già più calde in partenza rispetto a qualche decennio fa, mediamente anche di 2°C. In parole povere: lo stesso anticiclone africano degli anni ’80-’90 oggi convoglia aria più calda già in partenza”.
Il ruolo di El Niño e l’inganno dell’afa serale
Molti si chiedono se dietro questa anomalia vi sia la zampa di El Niño. Gli esperti chiariscono che non vi è una correlazione diretta: la circolazione atmosferica sulla zona euro-atlantica è regolata da fattori regionali indipendenti dal Pacifico. Tuttavia, El Niño contribuisce a innalzare la temperatura media globale, creando un contesto generale più favorevole alle grandi estensioni di aria calda.
Il disagio maggiore per la popolazione è legato alla forte umidità. L’aria sahariana, inizialmente secca, attraversa il Mar Mediterraneo caricandosi di vapore. Questo flusso rende il clima opprimente, in particolare sulla Pianura Padana e lungo le coste. L’aria umida trattiene il calore e fatica a raffreddarsi dopo il tramonto: per questo motivo le città e le zone costiere sperimentano minime notturne anche di 26-29°C, con un forte accumulo termico amplificato dal cemento e dall’asfalto cittadino.
Un Mediterraneo “bollente” e il rischio di temporali violenti
Un mare così caldo rappresenta un serbatoio di energia imponente per l’atmosfera. Nelle ultime settimane le acque superficiali del Mediterraneo hanno fatto registrare valori eccezionali, come i 33°C misurati dalla boa di Sa Dragonera alle Baleari, temperature tipiche dei mari tropicali.
L’unione tra aria calda, elevata umidità e acque marine surriscaldate si traduce in una grande quantità di vapore e acqua precipitabile disponibile. Quando queste masse d’aria sono costrette a salire verso l’alto, generano fortissime correnti ascensionali che fungono da benzina per i sistemi temporaleschi. Per questo motivo, eventuali scatti instabili possono rapidamente degenerare in fenomeni estremi, caratterizzati da nubifragi improvvisi, violente raffiche di vento e grandinate di grandi dimensioni. Una condizione d’accumulo energetico che rischia di diventare un fattore critico anche in vista della stagione autunnale.
Quando finirà il grande caldo: la data della svolta
Per una vera e propria svolta refrigerante bisognerà attendere ancora. “A parte qualche modesta e parziale modulazione, come quella attesa nel weekend, il grande caldo ci terrà compagnia ancora per diversi giorni, almeno fino a Ferragosto”, conclude Ferrara. La prossima settimana vedrà infatti una nuova spinta dell’anticiclone africano con valori nuovamente vicini ai 38-40°C.
Il cambio di scenario potrebbe concretizzarsi nella terza decade del mese: “Il caldo africano dovrebbe mollare finalmente la presa dal 17-18 agosto in avanti, sotto la possibile spinta di masse d’aria più fresca in discesa dal Nord Europa. Potremmo dunque assistere entro il 20 o comunque in terza decade ad un generale ricambio d’aria, al prezzo però di forti temporali”. Trattandosi di una proiezione a medio termine, dal centro meteo invitano a seguire i prossimi aggiornamenti per confermare l’evoluzione della linea di tendenza.



