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Stangata scuola a Besana: tariffe alle stelle per tutti e spunta la nuova “tassa” da 50 euro per i non residenti
Scuola Don Gnocchi di Besana

Mensa, trasporti e pre-post scuola: tariffe in aumento per il terzo anno consecutivo. Scoppia la protesta delle famiglie per la nuova quota d’iscrizione annuale da 50 euro destinata ai non residenti.

Besana in Brianza – Una vera e propria stangata sui servizi scolastici si abbatte sulle famiglie di Besana in Brianza e dei comuni limitrofi. Le nuove linee guida tariffarie approvate dall’Amministrazione comunale per l’anno scolastico 2026-2027 rivelano un netto e generalizzato aumento dei costi di mensa, trasporti, pre e post scuola che colpisce indistintamente tutti i genitori. Ma a far esplodere la protesta – infiammando le chat scolastiche dei plessi dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII– è soprattutto una novità assoluta, mai applicata prima d’ora: l’introduzione di una quota d’iscrizione annuale fissa di 50 euro a bambino, dovuta esclusivamente dagli alunni non residenti per poter accedere al servizio mensa.

Rincari a catena: i numeri del “salasso” dal 2024 a oggi

I rincari approvati per il biennio 2026-2027 non arrivano dal nulla, ma si inseriscono in un trend di aumenti costanti che dura ormai da tre anni. Già nell’estate del 2024, una mozione presentata dalla lista civica di opposizione Besana per Tutti aveva tentato invano di bloccare i primi ritocchi all’insù decisi dalla Giunta guidata dal sindaco Emanuele Pozzoli. All’epoca, la maggioranza respinse la richiesta di rimodulare le tariffe al ribasso, e i costi iniziarono a salire: la mensa residenti passò da 4,90 a 5,40 euro a pasto, mentre lo scuolabus salì da 363,00 a 380,00 euro annui.

Quello fu solo l’inizio. Il trend ha trovato un’ulteriore spinta verso l’alto nell’anno scolastico 2025/2026, l’anello di congiunzione di questa scalata dei prezzi, per poi culminare nell’ennesima impennata decisa per il 2026/2027 che mette a dura prova i bilanci familiari:

  • Il servizio mensa (residenti): dopo il primo aumento a 5,40 euro del 2024/2025, la tariffa era salita a 5,70 euro nel 2025/2026, fino a raggiungere l’attuale picco di 6,40 euro a pasto per il 2026/2027 (confermata la riduzione del 10% per il secondo figlio, che nel 2025 pagava 5,13 euro, e del 30% dal terzo figlio, che nel 2025 pagava 3,99 euro).

  • Il trasporto scolastico (residenti): dai 380,00 euro del 2024/2025, la tariffa base era passata a 420,00 euro annui nel 2025/2026 (con le tutele ISEE che permettevano di pagare da 357,00 a 399,00 euro per le primarie), per poi subire il balzo fortissimo di quest’anno che fissa il costo a ben 480,00 euro per il 2026/2027.

  • Servizio Pre Scuola (primarie “Pezzani” e “Don Gnocchi”): dai 250,00 euro per i residenti (310,00 euro per i non residenti) del 2025/2026, la tariffa sale a 300,00 euro per i residenti e ben 400,00 euro per i non residenti nel 2026/2027.

  • Servizio Post Scuola (materna “Lucille e Piero Corti”): dai 300,00 euro per i residenti (360,00 euro per i non residenti) del 2025/2026, si registra un rincaro che porta la quota annuale a 350,00 euro per i residenti e a ben 450,00 euro per i non residenti nel 2026/2027.

La “tassa” dei non residenti: la doppia stangata che accende la polemica

Se i residenti devono fare i conti con bilanci familiari sempre più stretti, per chi risiede fuori dal territorio comunale ma ha scelto le scuole di Besana la situazione si fa ancora più pesante. Per loro, infatti, non c’è solo il costo del pasto maggiorato a 7,00 euro (contro i 6,40 dei residenti e i 6,10 del 2025/2026) e dello scuolabus a 590,00 euro annui (contro i 520,00 del 2025/2026).

La vera “goccia che ha fatto traboccare il vaso” è la quota fissa d’iscrizione di 50,00 euro a bambino per la refezione. Una cifra mai richiesta in precedenza che le famiglie non residenti si trovano a dover sborsare a inizio anno per ogni figlio, senza alcuna agevolazione.

In una lettera inviata al Comune, i genitori non residenti hanno espresso tutto il loro rammarico, evidenziando tre punti critici:

  1. Contributo al territorio: Le famiglie ricordano che, pur risiedendo altrove, portano risorse a Besana pagando tariffe scolastiche già maggiorate e consumando nei negozi locali.

  2. Nessuno sconto per i fratelli: La quota di 50,00 euro viene applicata interamente per ogni figlio iscritto. Per chi ha più bambini, si traduce in un pesante esborso iniziale prima ancora di aver consumato un solo pasto.

  3. Barriere e inclusione: Secondo i firmatari, questa scelta rischia di trasmettere un messaggio di esclusione, creando “barriere economiche basate sulla residenza anagrafica” all’interno di una comunità scolastica che dovrebbe invece unire il territorio.

Ecco perché i costi sono lievitati: la replica del Sindaco

Chiamato in causa dalle famiglie, le risposte ufficiali del sindaco Emanuele Pozzoli difendono la scelta dell’Amministrazione, chiarendo la natura del nuovo balzello.

emanuele pozzoli sindaco besanaEmanuele Pozzoli, sindaco di Besana in Brianza

“L’introduzione di una quota fissa di iscrizione al servizio della mensa scolastica è tesa a raggiungere una compartecipazione parziale ai costi sostenuti dal Comune per l’erogazione del servizio stesso” – si legge nella lettera ufficiale che il sindaco ha inviato ai genitori – “Infatti, oltre al costo del pasto, che aumenta fisiologicamente, vi sono costi che non rientrano nella tariffa e che sono a carico dell’Ente e quindi dei cittadini di Besana”.

Tra questi costi, il primo cittadino cita le spese per il personale dell’ufficio istruzione dedicato, la quota non coperta dallo Stato per i pasti degli insegnanti e le utenze dei locali scolastici. C’è poi il tema delle manutenzioni straordinarie:

“Mentre scrivo questa comunicazione” – continua il sindaco nel testo inviato alle famiglie – “sono in corso lavori per la riqualificazione della mensa dell’Aldo Moro e la riqualificazione energetica della Corti, della don Gnocchi e della Pezzani per un costo complessivo di oltre 500.000 euro e sono in previsione ulteriori investimenti per oltre 150.000 euro. Questi impegni sono sostenuti unicamente dai cittadini besanesi”.

A giustificare la stretta tariffaria è anche un netto cambiamento della popolazione scolastica. Pozzoli evidenzia infatti come si sia passati “da un ordinario 10% di pochi anni fa, fino all’attuale 16% con picchi per un plesso del 23,5%” di alunni non residenti iscritti all’Istituto Comprensivo. Una situazione che ha spinto il Comune ad allinearsi a quella che viene definita una “pratica consolidata anche in altri comuni della nostra Provincia per garantire il funzionamento della scuola”.

La lettera si chiude con un appello del sindaco, che si dice certo della comprensione delle famiglie “che vivono le nostre scuole non per residenza, ma per scelta”. La polemica, tuttavia, resta caldissima e le famiglie non sembrano intenzionate ad accettare passivamente il nuovo scenario.