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Mensa a Besana, genitori in consiglio comunale contro i rincari. Citterio: “Le famiglie non sono un bancomat”
Il consiglio comunale del 20 luglio

Il dibattito in aula consiliare con i genitori presenti per il caro-tariffe sui servizi scolastici. Le motivazioni dell’amministrazione e l’intervento dell’opposizione.

Besana in Brianza – Un’aula consiliare molto partecipata, con circa quaranta genitori presenti tra i banchi del pubblico e una cinquantina di cittadini collegati via streaming, ha ospitato il confronto sull’aumento delle tariffe della refezione scolastica per l’anno 2026-2027. Al centro dell’attenzione c’è l’interrogazione congiunta presentata dai gruppi di minoranza (Partito Democratico, Gasparetti Sindaco, Besana for Future e Besana per tutti), nata per portare all’attenzione del consiglio e della cittadinanza il tema dei rincari.

Uno scontro politico che ha messo a confronto la complessa disamina tecnica ed economica esposta dalla giunta e la netta opposizione del centrosinistra.

La replica della giunta: conti pubblici, gare d’appalto e la logica dei numeri

A prendere la parola per illustrare le ragioni della manovra è stato il Sindaco, che ha snocciolato una serie di dati e passaggi tecnici per spiegare come si arriva alla determinazione delle tariffe. Il primo nodo da sciogliere riguarda il meccanismo della Stazione Unica Appaltante (SUA) di Monza, l’ufficio provinciale che gestisce le gare pubbliche per il territorio.

Come si compone il prezzo e cosa paga la famiglia?

Il Sindaco ha chiarito che il Comune non fa la gara in autonomia e che il prezzo non nasce da un’asta al ribasso. Al contrario, esiste una rigida base d’asta fissata a 6,38 euro più IVA (pari a 6,63 euro IVA compresa). Questo importo viene calcolato applicando parametri inderogabili: il costo delle derrate alimentari, vincolato ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) imposti da ATS; il costo del trasporto e della manodopera, calcolato sulle tabelle ministeriali del Dipartimento del Lavoro e sul CCNL della ristorazione collettiva, comprensivo di tutti gli incrementi tabellari obbligatori per l’intera durata del contratto e dei costi di coordinamento e pulizia.

Ma allora, concretamente, quanto pagano le famiglie? La tariffa massima stabilita per i residenti è stata bloccata a 6,40 euro. Poiché questa cifra è di poco inferiore rispetto al costo base d’asta di 6,63 euro, il Sindaco ha spiegato che il Comune dovrà intervenire coprendo una quota pari a 0,20 euro a pasto come contributo diretto dell’amministrazione, alleggerendo la spesa anche per chi paga la tariffa piena. A ciò si aggiunge la tutela sociale per le fasce deboli: esenzione totale per gli ISEE fino a 7.000 euro (soglia più alta rispetto ad altri comuni vicini), sconti lineari dal 75% al 10% per le fasce da 7.001 a 20.000 euro, e la “tariffa fratelli”. Numeri alla mano, il 67% degli alunni besanesi ha goduto di tariffe agevolate nell’ultimo anno.

Gestione dei flussi finanziari: “il Comune come diga”

Per far comprendere la logica di bilancio e l’impegno economico dell’ente, il Sindaco ha utilizzato la metafora del regime delle acque e della diga: in condizioni di normalità, la funzione del Comune è quella di trattenere risorse per proteggere le famiglie più fragili (il 67% che beneficia delle agevolazioni), con un livello di contribuzione netta storico che si attestava intorno ai 50.000 euro all’anno.

Con l’esplosione dell’inflazione legata alla crisi geopolitica e al rincaro di energia e bollette, quel livello di spesa è quadruplicato, arrivando a 200.000 euro annui per ammortizzare gli aumenti. Ora, con la scadenza della vecchia gara risalente al 2019 e i nuovi prezzi di mercato, l’ente si trova di fronte a una nuova ondata di piena. L’amministrazione ha inoltre evidenziato che nel bilancio complessivo gravano centinaia di migliaia di euro di costi scoperti e non inclusi nel piano di diritto allo studio: circa 35.000 euro per il personale comunale dedicato agli uffici istruzione, 50.000 euro a carico del Comune per coprire la parte del pasto dei docenti non rimborsata dal MIUR, e circa 300.000 euro per le utenze dei plessi scolastici.

La “tassa” sui non residenti e la questione della morosità

Un capitolo a parte è stato riservato alla scelta di introdurre la quota fissa di 50 euro e la tariffa a 7 euro per i non residenti, una fetta d’utenza salita al 16,4% con punte del 23,5% in alcuni plessi. A giustificare la misura, oltre ai costi amministrativi e di segreteria, c’è un dato legato alla gestione dei pagamenti: “A fronte del 16% di alunni non residenti, la quota di debito nei confronti dell’ente per prestazioni erogate e non pagate, i cosiddetti furbetti, sale al 23,83%”.

Per dimostrare che i prezzi proposti non sono un’eccezione isolata di Besana, il Sindaco ha messo a confronto le gare recenti gestite dalla stessa Stazione Unica Appaltante in altri comuni della provincia: a Desio la base d’asta è di 5,97 euro più IVA, a Vedano al Lambro di 6,17 euro, a Lentate sul Seveso di 6,40 euro, mentre nei comuni vicini di Renate e Veduggio si arriva a 6,95 euro più IVA (pari a 7,22 euro). Il primo cittadino ha citato anche il caso di Cesano Maderno, dove una gara scaduta nel 2025 ha fatto saltare la tariffa piena da 4,80 a 6,70 euro in un sol colpo, contrapponendo a quel modello “dall’impatto violento” la scelta besanese di accompagnare gradualmente i costi nel tempo.

La controffensiva dell’opposizione: “Le famiglie non sono un bancomat”

Parole respinte al mittente dalla minoranza. A salire in cattedra per la replica è stata la consigliera Susanna Citterio (Besana per Tutti), che ha contestato punto per punto l’impostazione della giunta, definendo la manovra iniqua e politicamente insostenibile.

Dal confronto con gli altri comuni alla critica sui costi scaricati

Nel mirino dell’opposizione sono finiti anzitutto i paragoni istituzionali portati dal Sindaco, accusato di aver citato esempi di comuni “pro domo sua” solo per avvalorare la propria tesi. La minoranza ha contrapposto altri dati: “A Carate il pasto costa 5,87 euro con un incremento del 20% per i non residenti, ma lì le fasce ISEE vengono applicate anche alle famiglie fuori comune. A Veduggio e Verano ci sono tariffe diverse, e a Triuggio la nuova base è di 5,15 euro per i residenti e 5,60 per i non residenti”.

Citterio ha poi duramente contestato la scelta di giustificare gli aumenti tirando in ballo i costi energetici, le utenze o i pasti del corpo docente: “I docenti non sono un favore alle famiglie, ma un servizio di vigilanza previsto dalla legge e strumentale all’erogazione del servizio scolastico statale. Scaricarlo sulle famiglie non è corretto. Una pubblica amministrazione non può comportarsi come un’azienda privata che ribalta i propri rischi d’impresa o le sue liti con i fornitori sui clienti. E le utenze dei plessi si coprono con la fiscalità generale dell’IRPEF e dell’IMU, non tassando due volte i residenti sul piatto della mensa”.

L’appello del centrosinistra: “fermate questa manovra”

Per la minoranza, l’arrivo di alunni non residenti – che coprono circa il 16-23% delle iscrizioni – non è un problema da penalizzare con balzelli punitivi, bensì un dato estremamente positivo che dimostra la qualità eccellente dell’offerta formativa besanese e scongiura il rischio di “classi pollaio”.

Con i nuovi aumenti, ha sottolineato la Citterio, si registrano rincari pesantissimi: confrontando le vecchie tariffe (5,40 euro per i residenti e 5,60 per i non residenti) con i nuovi importi, l’aumento tocca il 18,5% per i residenti e balza fino al 31% per i non residenti se si calcolano i 50 euro fissi, “introdotti peraltro prima di conoscere l’esito definitivo della gara d’appalto”, ha sottolineato.

“Le famiglie di Besana, residenti e non residenti, non sono il bancomat a cui attingere per fare quadrare i conti” ha tuonato la consigliera in aula tra gli sguardi attenti del pubblico. “Il disallineamento dei fondi con il Ministero si risolve nelle sedi istituzionali, non usando i bambini come scudo fiscale. Avete blindato tariffe sproporzionate e introdotto balzelli discriminatori prima ancora di conoscere l’esito della gara, privando questo consiglio di trasparenza economica. Non state garantendo la qualità del servizio, ma state semplicemente facendo cassa sul diritto allo studio.”

La discussione si è chiusa con un appello formale e ultimativo da parte dell’opposizione: “Vi chiediamo di fermare questa manovra iniqua, di ritirare la quota fissa e di ripristinare tariffe eque e proporzionate. Su questo non ci possono essere repliche contabili o scuse burocratiche: è una precisa e gravissima scelta politica di cui vi assumete la piena responsabilità davanti alla cittadinanza”.