IL TEMA
|Monza, ricerca dell’Università Bicocca: i bambini? Sono gentili per istinto!
Uno studio, coordinato dall’ateneo insieme ad altri istituti accademici stranieri, ha mostrato che già a 3 anni si hanno comportamenti sociali positivi. Negli anni successivi, pur non cambiando la forma, l’aspetto consapevole e razionale aumenta.
Monza. Li vediamo spesso condividere con difficoltà i propri giochi e, a volte, soprattutto per timidezza, metterci molto tempo prima di aver voglia di entrare in contatto con qualche coetaneo sconosciuto o poco frequentato. Eppure i bambini, anche nella più tenera età, non sono per niente naturalmente egoisti e scontrosi. Anzi, hanno una gentilezza innata che si manifesta chiaramente ancor prima di essere in qualche modo insegnata per educazione in famiglia, a scuola e nei diversi contesti della vita quotidiana.
A dirlo è una ricerca coordinata dall’Università di Milano-Bicocca, che ha il suo Polo di Medicina e Chirurgia a Monza, insieme ad altri atenei stranieri: la London School of Economics, l’Università di Stavanger in Norvegia e la Northwestern University negli Stati Uniti. Lo studio, intitolato “Stable intuition and the rise of deliberative prosociality in childhood” e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Human Behaviour, infatti, ha dimostrato che i bambini possiedono un comportamento prosociale come risposta intuitiva. Che, poi, viene costruita nel corso della crescita attraverso la riflessione e la scelta.

Un risultato che, al di là del valore scientifico, può lanciare un segnale di speranza anche sulla possibilità di far prevalere nel futuro il bene comune in un mondo che sembra sempre più preda di individualismi, contrasti esasperati, interessi personali e disprezzo per la vita e le esigenze degli altri.
I DETTAGLI
La ricerca che vede in prima fila l’Università Milano-Bicocca ha coinvolto 537 bambini italiani tra i 3 e i 10 anni di età. Ad ognuno di loro è stato sottoposto un test articolato che prevedeva classici compiti di presa di decisione sociale in due diverse condizioni: una di pressione temporale, pensata per favorire risposte intuitive entro 10 secondi, o una di ritardo temporale aspettando almeno 10 secondi, pensata per favorire risposte deliberate. Infine i piccoli hanno partecipato a una serie di cinque giochi in cui erano in palio dei dolciumi.
I bambini hanno svolto diversi compiti classici dell’economia comportamentale, tra cui il Public Good Game, il Dictator Game, l’Ultimatum Game e il Deception Game, per un totale di diciannove decisioni. Ad esempio hanno dovuto stabilire quante caramelle mettere in un contenitore comune, quante offrirne a uno sconosciuto che non avrebbe mai potuto ricambiare, se rifiutare una spartizione iniqua, anche a costo di lasciare entrambi a mani vuote, se mentire sul colore assegnatogli quando la menzogna offriva un vantaggio maggiore e, infine, se nuocere a un bambino per salvarne cinque.

IL RISULTATO
I partner con cui i bambini hanno avuto a che fare erano, a loro insaputa, fittizi, ma i risultati della ricerca sono più che realistici e, soprattutto, molto evidenti. In una dinamica che riflette comportamenti sociali diversi, dalla cooperazione all’altruismo e all’onestà, emerge che la prosocialità appare più forte quando i bambini sono in tenera età e decidono rapidamente, quindi in modo intuitivo. Poi con il passare degli anni la prosocialità deliberativa aumenta e, quindi, la gentilezza sembra diventare un elemento capace di integrare sempre di più la cooperazione, l’altruismo e l’onestà in processi riflessivi.
“Il messaggio non è che i bambini siano semplicemente “buoni per natura” o che imparino a esserlo solo a causa di un processo maturativo – spiega Elena Nava, ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca – crescere non significa necessariamente abbandonare l’intuizione sociale; piuttosto, imparare a trasformarla in una scelta più consapevole“. “All’età di tre anni i bambini sono significativamente più prosociali quando agiscono d’istinto rispetto a quando sono costretti a deliberare – continua – questo “vantaggio intuitivo” suggerisce che all’inizio degli anni prescolastici la risposta istintiva dei bambini è già orientata verso il bene comune”.

IL SIGNIFICATO
Lo studio che l’Università Bicocca, che nel prossimo anno accademico con la sua Scuola di Alta Formazione avvierà anche il master “Progettazione di interventi multiprofessionali per la promozione e la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza“, ha condotto in collaborazione con altre atenei stranieri, sposta il modo in cui pensiamo allo sviluppo della prosocialità infantile e, di conseguenza, anche all’educazione e agli interventi sociali. Arrivando ad un assunto di fondo: nell’intera fascia d’età dai 3 ai 10 anni, il livello di prosocialità intuitiva cambia poco. Ciò che cambia, invece, è la prosocialità deliberativa nel senso che la capacità dei bambini di ragionare per arrivare alla gentilezza si allinea ai loro impulsi naturali.
“Emerge da un lato che i bambini piccoli possono essere cooperativi, altruisti o onesti e dall’altro che queste condotte possono organizzarsi in una dimensione comune sostenuta prima più dall’intuizione, poi sempre più dalla deliberazione” chiarisce la ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca. “Nei bambini piccoli esistono già risposte intuitive orientate verso comportamenti sociali positivi – conclude – l’educazione potrebbe quindi non limitarsi a insegnare regole morali astratte, ma aiutare i bambini a trasformare inclinazioni prosociali precoci in scelte consapevoli, stabili e trasferibili a contesti diversi”.


