Parrucchieri ed estetiste a domicilio: esposto delle associazioni artigiane lombarde
«L’innovazione non può diventare un’eccezione alle regole: servono condizioni uguali per tutti».
Un portale digitale attraverso il quale prenotare parrucchieri ed estetiste direttamente a casa è finito al centro di un esposto presentato dalle associazioni artigiane lombarde. Confartigianato, CNA, CLAAI e Casartigiani si sono rivolte al NAS dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiedendo di verificare la regolarità amministrativa e fiscale dell’intera filiera del servizio.
L’iniziativa non vuole mettere in discussione la crescita dei servizi on demand o i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. Le associazioni riconoscono, infatti, che il mercato del benessere sta attraversando una fase di trasformazione e che le nuove modalità di erogazione delle prestazioni potrebbero rendere necessario un aggiornamento della normativa. Il punto sollevato riguarda però il rispetto delle regole attualmente in vigore. Secondo quanto evidenziato nell’esposto, parrucchieri ed estetiste possono esercitare la professione soltanto dopo aver ottenuto la necessaria abilitazione e all’interno di locali in possesso di precisi requisiti igienico-sanitari, urbanistici ed edilizi, con la relativa Segnalazione certificata di inizio attività depositata presso il Comune. Le prestazioni a domicilio sono ammesse soltanto in circostanze particolari, come la malattia o l’impedimento fisico del cliente, oppure in occasione di cerimonie, spettacoli e sfilate di moda. Al di fuori di questi casi, sostengono le organizzazioni artigiane, il servizio rischierebbe di essere svolto secondo modalità non previste dalla disciplina di settore.
Le associazioni richiamano inoltre alcune possibili criticità sul piano sanitario: dalla sterilizzazione degli strumenti alla corretta gestione dei rifiuti, fino alla tracciabilità dei prodotti utilizzati. A queste si aggiunge il tema della concorrenza nei confronti delle imprese regolari, chiamate a sostenere costi e adempimenti legati alla sicurezza sul lavoro, alla prevenzione degli incendi e al primo soccorso. «Se il legislatore riterrà opportuno consentire in modo strutturale queste nuove modalità di erogazione del servizio, il confronto è aperto», spiegano le organizzazioni. Quello che non può accadere, aggiungono, è che l’innovazione si traduca in una deroga riservata soltanto ad alcuni operatori. La richiesta è quindi quella di garantire condizioni uniformi per tutte le imprese del settore. «La questione non è fermare il mercato, ma fare in modo che possa evolvere in maniera equa. Se le regole devono cambiare, siamo pronti a discuterne, ma devono cambiare per tutti».
L’esposto è stato trasmesso anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Regione Lombardia, all’ATS di Milano, alla Camera di Commercio e alla Polizia annonaria del capoluogo lombardo. Saranno ora gli enti competenti a valutare la situazione e l’eventuale conformità del modello di servizio alla normativa vigente.


