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Sciopero dei lavoratori Cleaf: “L’azienda cresce, i nostri stipendi no”

I lavoratori della Cleaf scioperano chiedendo un aumento salariale e un rinnovo del contratto di secondo livello. L’azienda offre una conciliazione che però non piace ai sindacati

Giornata di sciopero per i lavoratori della Cleaf, che oggi lunedì 27 luglio, hanno incrociato le braccia sotto la sede aziendale di via Bottego a Lissone.

“Siamo qui perché chiediamo un aumento salariale adeguato al costo della vita e perché ci venga riconosciuta una maggior dignità”. È il leitmotiv dei lavoratori che a gran voce chiedono il rinnovo dei contratti orami fermi da anni.

Sciopero Cleaf

La richiesta dei lavoratori

Supportati dalle sigle sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, al centro della vertenza dei lavoratori c’è la richiesta di stipulare un contratto di secondo livello, che vada oltre la paga base prevista dal CCNL e introduca una serie di vantaggi concreti, ad oggi non previsti.

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Infatti, oltre ad un aumento dello stipendio, il contratto di secondo livello porterebbe nelle tasche dei dipendenti una serie di vantaggi tra cui welfare aziendale e un premio di produzione a fine anno.

Come hanno spiegato alcuni lavoratori, la rivendicazione sindacale nasce soprattutto dalla discrepanza che i dipendenti avvertono, tra gli utili prodotti dalla Cleaf e dalle buste paga, ferme ormai da tempo nonostante l’aumento generale del costo della vita.

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Alcuni numeri della Cleaf e l’offerta della dirigenza

La Cleaf è un’azienda italiana di circa 300 dipendenti, che produce superfici innovative per l’arredo e l’interior design. In Brianza ha 3 sedi: due a Lissone e una a Desio.

Il fatturato al 2025 è pari a 155 milioni di euro, in crescita di 1 milione rispetto al 2024. L’utile registrato è invece pari a 47 milioni di euro.

Ed è proprio da questi dati che si sviluppano le richiesta sindacali: “L’azienda continua a crescere – lamentano alcuni lavoratori che hanno chiesto l’anonimato – mentre noi rimaniamo fermi, se non per gli scatti di anzianità, non adeguati a coprire tutti gli aumenti in bolletta”.

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A detta dei sindacati, l’unico passo in avanti concesso dalla dirigenza consisterebbe in un aumento del valore del ticket pari a un euro all’anno per tre anni (per un totale a fine periodo di 3 euro ndr) e con decorrenza dal 2027. “Si tratta di una proposta inaccettabile, di un’elemosina – affermano all’unisono le tre sigle sindacali – quando invece servono delle risposte chiare e più adeguate alla dignità dei lavoratori”.

Dal canto suo, Fabrizio Zaniolo della Feneal UIL è stato chiaro: “Sicuramente andremo avanti con questa forma di protesta fino a quando l’azienda deciderà di ascoltare, scendendo a congrue trattative. Il nostro intento – conclude – è quello di fare capire alla dirigenza che i lavoratori sono determinati a ottenere i diritti che gli spettano”.

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La testimonianza dei lavoratori della Cleaf

Il clima fuori dai cancelli di via Bottego, sede centrale della Cleaf, è quello dello sconforto e della protesta: “Sono qui da 18 anni – testimonia Simone (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) – e ogni vota che ho chiesto un aumento, secondo l’azienda non era mai il momento giusto, per via delle situazione economica generale. Ci sono però realtà aziendali molto più piccole della nostra – aggiunge Simone – che invece garantiscono ai propri dipendenti premi di produzione cospicui”.

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Edoardo (altro nome di fantasia per garantire l’anonimato) è invece tra i lavoratori più giovani. È stato assunto da poco più di 4 anni: “In questo periodo – testimonia – il fatturato aumenta di anno in anno,l’azienda ci chiede sempre il massimo, ma poi ci restituisce sempre il minimo sindacale”.

La replica dell’azienda

Pur ribadendo che lo sciopero rappresenta un diritto costituzionale sacrosanto e indiscutibile, la dirigenza della Cleaf ha espresso una certa perplessità in merito alla vertenza sindacale in atto. “Riteniamo – chiarisce in una nota l’azienda – che accelerare i tempi della protesta, in una fase in cui la nostra disponibilità all’ascolto non è mai venuta meno, rischi di irrigidire i rapporti anziché agevolare le soluzioni”.

E in merito all’adesione dello sciopero l’azienda chiarisce che intorno alle 12 di oggi, l’8% del totale della forza lavoro aveva preso parte alla protesta.

“Alla luce di questi dati – affermano dalla società – la nostra posizione non cambia: rimaniamo, oggi come in passato disponibili a un confronto serio e costruttivo con i nostri lavoratori, anche e soprattutto in questa delicata fase di attesa del rinnovo del CCNL Legno-Arredo. Rinnoviamo – concludono dalla Cleaf – l’invito a ritrovare la via del dialogo e del rispetto reciproco, l’unica strada in grado di tutelare il futuro della nostra comunità”.