La presenzazione
|“La prima regina”: la scrittrice Alessandra Selmi al Rotary Club Monza Villa Reale racconta Margherita di Savoia
Scrittrice e docente brianzola nata e cresciuta a Monza, Selmi ha presentato allo Sporting Club il suo ultimo romanzo, “La prima regina”, che vede protagoniste la regina Margherita di Savoia e la Villa Reale, tra vita privata e pubblica in un’epoca complessa come quella dell’Italia post-unitaria.
Monza. Una serata per riscoprire e scoprire la vita e la figura di Margherita di Savoia(1851–1926), consorte di re Umberto I e donna dalla forte personalità, quella organizzata dal Rotary Club Monza Villa Reale nell’elegante cornice dello Sporting Club di Monza, a pochi passi dalla Villa Reale, martedì 7 luglio. Ospite e relatrice Alessandra Selmi scrittrice, editor e docente nata e cresciuta a Monza, che ha presentato il suo ultimo romanzo, “La prima regina“, che intreccia le vite di due donne diversissime ma accomunate dal desiderio di emancipazione: Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia, e Nina, una giovane sguattera, sullo sfondo di oltre trent’anni di storia tra contraddizioni, sfide e conflitti.
In dialogo con la scrittrice brianzola, che ha presentato il suo nuovo libro al pubblico raccontando aneddoti e curiosità su una figura storica come quella di Margherita, il presidente del Rotary Club Monza Villa Reale Cesare Lavia, che ha ribadito l’importanza della cultura e della valorizzazione del territorio per il Rotary.
Il presidente del Rotary Club Monza Villa Reale Cesare Lavia
“Scrivere questo libro ha rappresentato un modo per restituire qualcosa alla mia comunità – le parole di Selmi. “Io sono nata a Monza, ho studiato al Liceo Zucchi, anche se l’università l’ho fatta a Milano. Ma Monza mi ha dato le basi, che poi hanno fatto di me quello che sono. Vivo ancora a Monza, ed è molto bello questo senso di radicamento. Quando ho iniziato le ricerche per il romanzo, l’idea mi era stata buttata lì dal mio editore, che sapeva che mi occupavo di cose storiche, ma all’inizio le vicende dei Savoia mi apparivano lontane. Un giorno però mi sono resa conto che la Cappella Espiatoria, la Villa Reale, il nostro meraviglioso Parco, che per me sono casa, avevano in sé un pezzo di storia italiana importantissimo. L’Italia come paese unificato è stata una monarchia per meno di cento anni e abbiamo avuto addirittura un regicidio, che si è svolto a un paio di chilometri da dove vivo. Iniziai a chiedermi allora chi fossero davvero i Savoia”.
Da sinistra Alessandra Selmi e Cesare Lavia
Margherita, la “prima regina”
“Come per ognuno di noi, anche in Margherita c’erano due dimensioni. La dimensione pubblica, quella che tutti dovevano vedere: sulle spalle di Margherita gravava il peso di unificare il Paese, un compito enorme per una ragazza di appena 17 anni nel 1868 – racconta Selmi. “E poi c’è la Margherita privata; di questa, purtroppo, non sappiamo quasi niente. Se di Umberto sappiamo che si è innamorato e conosciamo la lista delle sue amanti, ciò che è arrivato fino a noi per quanto riguarda Margherita è solo la narrazione di una principessa impeccabile che non manca un colpo, che si sloga una caviglia la sera del ballo e decide di ballare ugualmente. È molto difficile capire chi fosse veramente Margherita. Eppure fu un’epoca in cui i Savoia erano sotto gli occhi di tutti. Le nozze di Umberto e Margherita, ad esempio, furono sicuramente consumate davanti a testimoni. In una situazione simile è strano che non ci sia arrivato quasi nulla, se non pochi pettegolezzi, come quelli riguardanti i litigi tra lei e il marito. Per me è stata una sfida d’interpretazione: non abbiamo diari e possediamo pochissime sue lettere, a differenza di altre principesse del suo tempo”.

“La Villa Reale di Monza venne donata da Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, alla giovane coppia di sposi Umberto e Margherita. Lui è il primogenito, un giorno diventerà re, e lei è sua cugina. Il matrimonio non è un matrimonio d’amore. Anzi, spesso se c’è l’amore è peggio, quando si tratta di reali. Umberto era inizialmente promesso a un’altra donna, Matilde d’Asburgo, giovane e nobile come Margherita, ma che aveva un vizio: quello del fumo. A pochi mesi dalle nozze, per non farsi scoprire dalla governante, nasconde il mozzicone nell’abito di tulle, che prende immediatamente fuoco. Morirà tra atroci sofferenze alcuni giorni dopo. Ma bisogna trovare una moglie a questo principe che non vuole mettere la testa a posto. A un certo punto a Vittorio Emanuele viene proposta Margherita, che all’inizio suscita dubbi in quanto cugina di primo grado. Ma l’urgenza e la mancanza di opzioni portano la Corona a optare per questa scelta”.
La vita privata e l’attentato a Umberto I
A emergere con forza, durante la presentazione, non è stata solo l’impeccabile immagine pubblica della prima regina d’Italia, ma soprattutto il carattere di una donna costretta ad affrontare profonde difficoltà. Tra le mura della Villa Reale e i viali del Parco, si consumavano tradimenti alla luce del sole, gelosie e reazioni inaspettate che svelano una Margherita molto più umana e vulnerabile rispetto all’icona intoccabile tramandata dai libri di storia.
“Umberto in quelle settimane è via, a Milano, finché non riceve un telegramma con le seguenti parole: ‘Vieni, ti ho trovato la sposa’. All’epoca non si discuteva con i padri e Umberto non poté fare altro che accettare; dovevano essere nozze da sogno per far innamorare il popolo e gli italiani di Casa Savoia – racconta Selmi. “Come residenza venne donata loro la Villa Reale di Monza, a cui entrambi i coniugi rimasero sempre molto legati. Lei perché, molto orgogliosa di essere una Savoia, amava tornare a Monza. Umberto perché a pochi chilometri dalla Villa viveva la donna che amava e aveva sempre amato: Eugenia Litta, una donna emancipata, colta, antiaustriaca e sposata con il conte Giulio Litta. Umberto aveva anche altre amanti e non ne faceva mistero”.

“C’è un ulteriore elemento che complica questo triangolo amoroso: Giulio Litta faceva parte di una delle famiglie più nobili della Lombardia ed era un Collare dell’Annunziata, la più alta onorificenza che Casa Savoia potesse concedere ai Pari del Regno. A un certo punto Umberto riuscì persino a far inserire Eugenia tra le dame di corte della moglie, ma sembra che Margherita l’abbia poi fatta allontanare. E proprio nei viali del Parco, ci riporta il Gazzettino Rosa – un giornale repubblicano e apertamente ostile ai Savoia – una Margherita novella sposa, stufa dei continui tradimenti, sarebbe esplosa sparando un colpo di pistola e mancando però Umberto, che non si voltò neanche. Dalla loro unione nascerà poi un unico figlio, Vittorio Emanuele III”.
“Il primo attentato alla vita di Umberto I avvenne il 17 novembre 1878 a Napoli, per mano dell’anarchico Giovanni Passannante. Durante una parata, l’attentatore si scagliò contro la carrozza reale con un piccolo coltello, ferendo il sovrano di striscio prima di essere bloccato dal primo ministro Benedetto Cairoli, che rimase ferito a sua volta nel tentativo di proteggere il Re. Di fronte a quell’evento, Margherita rimase terrorizzata. Si chiese: ‘Perché a me, che ho fatto così tanta carità?’. Era convinta di essere profondamente amata dal popolo, forte anche di quel fenomeno di costume dell’epoca che prese il nome di ‘margheritismo’. All’indomani di quell’attentato, dichiarò che si era infranto il sogno di Casa Savoia. Iniziò così un periodo cupo e turbolento, il cui culmine tragico si raggiunse proprio a Monza, quando Umberto fu ucciso da tre colpi di rivoltella. Cosa successe allora a questa grande donna, che aveva donato tutta sé stessa al Regno? Non appena Umberto morì, Margherita dovette fare un passo indietro e cedere il posto di regina a Elena del Montenegro, moglie di suo figlio. Eppure, alla fine, dimostrò una grandissima umanità: permise persino alla storica amante del re di rendergli omaggio per un ultimo minuto”.


