Logo
Collo lacerato da una trappola illegale: gatto di colonia salvato in extremis a Paderno

Il felino è stato recuperato grazie alle fototrapolle e alla tecnologia remota. Ora è ricoverato alla Clinica Villoresi di Monza. “Un dramma silenzioso che colpisce troppi animali selvatici e non”.

Paderno Dugnano – Un mese di silenzio e sofferenza, nascosto tra i cespugli e sotto i telai dei camion pesanti, con un cappio d’acciaio che giorno dopo giorno gli stringeva la gola, scavando nella carne. È la drammatica odissea di un gatto di colonia di Paderno Dugnano, salvato nella notte tra il 13 e il 14 luglio 2026 grazie a un’operazione complessa che ha unito la tenacia delle volontarie di Gattolandia di Monza, la tecnologia e l’esperienza di Said Beid, noto educatore cinofilo da anni in prima linea per il salvataggio degli animali in difficoltà sul nostro territorio.

La scomparsa e il drammatico ritorno

Le prime avvisaglie del dramma risalgono a circa un mese fa. Le volontarie che gestiscono la colonia
felina locale avevano notato il gatto con qualcosa di strano intorno al collo. Compresa la gravità della
situazione, avevano subito allestito una gabbia trappola nel tentativo di metterlo in sicurezza, ma il
felino, spaventato e diffidente, era riuscito a sfuggire all’ingranaggio, dileguandosi nei campi e
scomparendo nel nulla per settimane. Un silenzio che faceva temere il peggio.

Poi, pochi giorni fa, la svolta: il gatto riappare, visibilmente indebolito, rifugiandosi sotto un camion
parcheggiato. Dal collo pende un laccio inequivocabile e la ferita, ormai profonda e infetta, è visibile
anche a distanza. È a questo punto che le volontarie di Gattolandia decidono di chiedere il supporto
specialistico di Said Beid.

gatto ferito da trappola illegale a Paderno Dugnano

La cattura hi-tech con fototrappole e comando remoto

“Per tre notti consecutive ho monitorato il gatto con le fototrappole”, spiega Said Beid a MBNews. “Ogni sera si avvicinava al punto cibo camminando lentamente, muovendo la testa con estrema cautela. Era evidente che provasse un dolore tremendo alla minima sollecitazione”.

Trattandosi di una colonia frequentata da numerosi altri gatti, l’uso di una tradizionale gabbia a scatto
meccanico avrebbe rischiato di catturare l’animale sbagliato, allarmando ulteriormente il gatto ferito e
rendendo impossibile un secondo tentativo. Beid ha quindi optato per una strategia di precisione: “Ho utilizzato una gabbia trappola speciale con chiusura telecomandata, azionata da remoto. Sono rimasto appostato in attesa del momento esatto. Quando lui è entrato per mangiare, ho azionato il comando. Era l’unico modo per catturare proprio lui senza disturbare o mettere in pericolo gli altri felini della colonia”.

QUEL FILO DI ACCIAIO CHE METTE A RISCHIO LA VITA DEGLI ANIMALI: COS’È?

A ferire gravemente il felino è stata una trappola spietata e rigorosamente illegale: un laccio d’acciaio a strozzo (noto come snare trap), tipico strumento utilizzato per il bracconaggio. Si tratta di un cavo metallico flessibile ma indistruttibile, dotato di una clip di non-ritorno. Quando l’animale infila la testa nel cappio, il laccio si stringe e si blocca automaticamente: più la vittima si dibatte nel panico per liberarsi, più il cappio si stringe, penetrando nella carne fino a causare profonde lacerazioni e una lenta morte per asfissia o per le infezioni delle ferite. Oltre a essere una pratica illegale e penalmente perseguibile, l’uso di queste trappole rappresenta un pericolo immenso anche per la fauna domestica e selvatica del territorio, poiché colpisce in modo del tutto indiscriminato qualsiasi animale attraversi la vegetazione.

gatto ferito da trappola illegale a Paderno Dugnano

“Alcuni animali riescono con i denti a mordicchiare il filo sottile e alcuni riescono anche a romperlo – ci spiega ancora Said – ma il cappio intorno al collo rimane e ogni movimento provoca ferita. Questa volta siamo arrivati in tempo. Ma quanti animali non vediamo? Quanti rimangono nascosti, soffrono in silenzio e muoiono senza che nessuno possa aiutarli? È una domanda che mi porto dentro
ogni volta che concludo un recupero come questo.”

Le cure alla Clinica Villoresi e l’allarme trappole

Subito dopo la cattura, avvenuta nel cuore della notte, il gatto è stato preso in custodia dai volontari di
Gattolandia e trasportato d’urgenza alla Clinica Veterinaria Villoresi di Monza. I veterinari hanno
proceduto immediatamente alle terapie per disinfettare la profonda lacerazione al collo, fortunatamente rivelatasi meno letale di quanto si potesse ipotizzare inizialmente, anche se i test clinici
hanno evidenziato la positività del gatto alla FIV (immunodeficienza felina, virus che attacca e indebolisce progressivamente il sistema immunitario del felino). L’animale resterà sotto
stretta osservazione medica fino a completa guarigione.

Quella di questo gatto non è però l’unica storia drammatica legata a queste trappole illegali. Lo stesso Beid ricorda con preoccupazione come questo territorio non sia nuovo a simili crudeltà: “Anni fa un altro
gatto, purtroppo, non ce l’ha fatta. E nella stessa identica area, tempo fa, sono riuscito a salvare una
volpe che vagava stremata con un cappio d’acciaio serrato intorno al collo. Non riusciva più a cacciare e
si avvicinava disperata alla colonia felina per rubare un po’ di cibo, ormai priva di forze. Anche lei fu
salvata e portata subito in clinica”.