Sanità in Brianza, Corbetta: “La rivoluzione delle Case di Comunità. Più servizi vicino ai cittadini e meno pressione sugli ospedali”
Accanto allo sviluppo delle Case di Comunità, Regione Lombardia ha previsto nuovi investimenti per il sistema sanitario della Brianza
Accanto ai grandi investimenti sugli ospedali, Regione Lombardia sta portando avanti una delle più importanti riforme della sanità territoriale degli ultimi decenni: la rete delle Case e degli Ospedali di Comunità. Un cambio di paradigma maturato anche dall’esperienza del Covid, che ha dimostrato quanto fosse strategico affiancare agli ospedali una medicina territoriale più forte, capillare e integrata, capace di assistere i cittadini anche al di fuori dei presìdi ospedalieri.

La Lombardia è stata la prima regione occidentale a fronteggiare il Covid dopo la Cina, trovandosi ad affrontare per prima una pandemia sconosciuta che nessun sistema sanitario al mondo era preparato a gestire. Proprio da quella esperienza è nata la scelta di rafforzare la medicina territoriale, affinché il sistema sanitario fosse ancora più vicino ai cittadini e più capace di rispondere alle grandi sfide del futuro.
Questo percorso nasce dalla legge regionale sulla riorganizzazione della sanità territoriale voluta dalla maggioranza di Attilio Fontana, approvata dal Consiglio regionale alla fine del 2021 e sviluppata negli anni successivi attraverso un piano di investimenti di circa 2 miliardi di euro, composto da 1,2 miliardi di fondi PNRR e 800 milioni di risorse regionali.
“Quando abbiamo approvato questa riforma – spiega Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Regione Lombardia – le opposizioni di sinistra la osteggiarono con argomentazioni e sceneggiate del tutto strumentali e miopi. Oggi, invece, i risultati iniziano a vedersi. Vogliamo costruire una sanità che non si limita a curare il cittadino quando arriva in ospedale, ma lo accompagna prima, durante e dopo il percorso di cura, direttamente sul territorio.
Naturalmente nessuno sostiene che tutti i problemi della sanità siano stati risolti. La carenza di medici, infermieri e operatori sanitari rappresenta oggi una delle principali criticità dell’intero Paese ed è anche la conseguenza di anni di mancata programmazione a livello nazionale e dei tagli che hanno interessato la sanità italiana tra il 2012 e il 2017, i cui effetti continuano ancora oggi a farsi sentire. Inoltre, la Lombardia continua a farsi carico delle inefficienze di altre regioni, curando ogni anno circa 200 mila italiani provenienti da altre aree del Paese. Proprio per questo Regione Lombardia ha scelto di non rimanere ferma, ma di investire sulla medicina territoriale, sull’innovazione e su una diversa organizzazione dei servizi”.
Le Case di Comunità rappresentano il cuore di questa nuova organizzazione. Si tratta di strutture facilmente accessibili nelle quali cittadini e famiglie possono trovare, in un unico luogo, medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali, servizi diagnostici di primo livello, centro unico di prenotazione, punti prelievi, vaccinazioni, consultori, attività di prevenzione, assistenza ai pazienti cronici, servizi sociosanitari e percorsi dedicati alle persone fragili. Il tutto in stretta connessione con l’assistenza domiciliare, gli Ospedali di Comunità e la rete ospedaliera.
Gli ospedali di Comunità, Corbetta: “L’obiettivo è garantire una presa in carico continua del paziente”
Gli Ospedali di Comunità sono invece strutture dedicate ai pazienti che non necessitano più di un ricovero ospedaliero per acuti, ma che non sono ancora nelle condizioni di rientrare al proprio domicilio. Consentono di completare il percorso di cura, riabilitazione e stabilizzazione clinica in un contesto intermedio, evitando ricoveri ospedalieri prolungati e favorendo un più rapido ritorno a casa.
“L’obiettivo è garantire una presa in carico continua del paziente, intercettare prima i bisogni di salute e curare sempre di più sul territorio- ha spiegato Alessandro Corbetta, capogruppo lega in Regione Lombardia -. Questo significa migliorare la qualità dell’assistenza, ma anche ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, alleggerire la pressione sugli ospedali e contribuire, nel tempo, a snellire le liste d’attesa, consentendo alle strutture ospedaliere di concentrarsi maggiormente sui casi più complessi”.

In questo nuovo modello assumono un ruolo sempre più importante anche la telemedicina e le nuove tecnologie digitali, che consentono di monitorare molti pazienti direttamente da casa, condividere informazioni cliniche tra i diversi professionisti, effettuare controlli a distanza e garantire una presa in carico più efficace, soprattutto per anziani e malati cronici.
Un tassello fondamentale è rappresentato anche dal numero 116117, attivo 24 ore su 24 per le richieste di assistenza sanitaria non urgenti. Il servizio orienta i cittadini verso la risposta più appropriata – Guardia Medica, Case di Comunità o altri servizi territoriali – contribuendo a rendere più semplice l’accesso alle cure e a ridurre gli accessi non necessari ai Pronto Soccorso.
“L’innovazione tecnologica non sostituisce il rapporto umano, ma aiuta il personale sanitario a lavorare meglio. E proprio il personale rappresenta il vero patrimonio della sanità lombarda. Medici, infermieri, operatori sociosanitari e tutti i professionisti che ogni giorno lavorano nelle nostre strutture meritano riconoscenza per la competenza, la professionalità e la dedizione con cui garantiscono cure di altissimo livello, nonostante le difficoltà legate alla carenza di organico”.

L’importanza della rete: in provincia di Monza 17 Case di Comunità e tre ospedali di Comunità
In provincia di Monza e Brianza la rete è già una realtà. Sono operative 16 Case di Comunità ad Agrate Brianza, Bellusco, Besana Brianza, Brugherio, Giussano, Monza in via Borgazzi e in via Luca della Robbia, Vimercate, Macherio, Seregno, Desio, Nova Milanese, Limbiate, Lentate sul Seveso, Lissone e Cesano Maderno. A queste si affiancano 3 Ospedali di Comunità a Giussano, Limbiate e Carate Brianza, mentre una nuova Casa di Comunità sorgerà a Monza nell’area del vecchio ospedale San Gerardo di via Solferino. Complessivamente, gli investimenti destinati alla rete territoriale brianzola ammontano a oltre 38 milioni di euro.
“La Lombardia ha raggiunto gli obiettivi fissati dal PNRR con 187 Case di Comunità e 60 Ospedali di Comunità operativi entro i tempi previsti, ai quali si aggiungeranno ulteriori strutture finanziate direttamente dalla Regione- ha pèrecisato il consigliere regionale Alessandro Corbetta-. Anche la Brianza sta beneficiando di questo importante piano di investimenti, che dovrà continuare a crescere con servizi sempre più completi e integrati”.
Uno degli aspetti più significativi di questo percorso è anche il recupero di edifici pubblici che per anni erano rimasti sottoutilizzati o in stato di abbandono.
“Penso agli ex ospedali di Besana Brianza e Lissone, oggi trasformati in moderne Case di Comunità, ma anche agli interventi nelle altre realtà del territorio- ha commentato Corbetta-. Questi investimenti non significano soltanto nuovi servizi sanitari, ma anche riqualificazione urbana, recupero del patrimonio pubblico e nuova vita a strutture che rischiavano di rimanere inutilizzate. È un modo intelligente di investire risorse pubbliche senza consumare nuovo suolo”.

Corbetta: “la sfida è rafforzare la rete e l’integrazione sanitaria territoriale”
Per Corbetta la sfida dei prossimi anni sarà rafforzare ulteriormente l’integrazione tra Case di Comunità, medici di medicina generale, assistenza domiciliare, telemedicina e ospedali.
“Il vero salto di qualità arriverà quando tutta la rete lavorerà sempre più come un unico sistema. Dobbiamo continuare a rafforzare la collaborazione con i medici di famiglia, ampliare progressivamente i servizi disponibili nelle Case di Comunità e investire sul personale- ha concluso il consigliere regionale Alessandro Corbetta-. Questa è la direzione giusta: una sanità che non aspetta il cittadino in ospedale, ma gli va incontro sul territorio”.
Le case di Comunità: un presidio fondamentale per la prevenzione
Corbetta ricorda infine anche il lavoro svolto sul fronte della prevenzione.
“Come gruppo Lega abbiamo sostenuto un ordine del giorno per avviare un percorso di screening preventivo gratuito rivolto ai cittadini lombardi al compimento dei 40 anni, attraverso controlli mirati per individuare precocemente i principali fattori di rischio cardiovascolare e metabolico e favorire una diagnosi tempestiva di alcune patologie. L’idea è quella di utilizzare proprio la rete capillare delle Case di Comunità per diffondere la cultura della prevenzione. Perché la sanità del futuro non significa soltanto curare meglio, ma prevenire prima, intercettare precocemente le malattie e accompagnare il cittadino lungo tutto il percorso di cura”.



