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Brianza, il turismo che non si vede: 2.424 imprese e oltre 5.600 addetti

Tra luglio e settembre alberghi, ristorazione e servizi turistici concentrano il 14% delle assunzioni programmate in provincia. Il mercato resta simile al 2025, e le presenze straniere pesano il 39,5% contro il 68,1% medio lombardo. Un focus sulle attività artigiane e le imprese della filiera è stato elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Lombardia: ecco i numeri.

Monza e Brianza.Il turismo in Brianza non ha soltanto la faccia degli alberghi o dei tavolini affollati nei fine settimana. Viaggia sui mezzi che trasportano le persone, entra nei laboratori artigiani, passa dalle cucine dei ristoranti, dalle pasticcerie, dalla moda e dalle attività culturali. È un’economia diffusa, spesso poco visibile, che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori. Un peso che si misura anche nei posti di lavoro richiesti per sostenere la stagione estiva. Tra luglio e settembre 2026, le imprese monzesi e brianzole dell’alloggio, della ristorazione e dei servizi turistici prevedono 2.150 nuovi ingressi: il 14% di tutte le assunzioni programmate in provincia nel trimestre e il 5,9% di quelle previste dal settore in Lombardia.

Il dato racconta però un’estate a due velocità. A livello regionale le assunzioni turistiche salgono del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, arrivando a 36.490. In Brianza, invece, la variazione è pari a zero: le imprese prevedono esattamente lo stesso volume di ingressi dello scorso anno. Non è un arretramento, ma nemmeno quello scatto che ci si potrebbe attendere da un comparto chiamato a intercettare una fetta crescente dei visitatori della Lombardia. A pesare è anche un problema ormai strutturale: trovare personale. A livello lombardo più di una figura su due, il 52,8%, risulta difficile da reperire. Cuochi, addetti alla ristorazione, operatori dell’accoglienza e altre professionalità legate alla stagione turistica rischiano quindi di diventare il vero collo di bottiglia dell’estate.

Un esercito di piccole imprese

In provincia di Monza e Brianza sono 2.424 le imprese artigiane attive nei comparti interessati dalla domanda turistica, pari all’11,6% dell’intero artigianato provinciale. Queste attività danno lavoro a 5.608 addetti. A dare i numeri è l’Ufficio studi di Confartigianato Lombardia partendo dai report dell’Osservatorio regionale del turismo e dell’attrattività. La parte più consistente di queste imprese è rappresentata dalle altre attività manifatturiere e dei servizi, con 588 imprese: un universo che comprende lavorazioni artistiche, fotografia, servizi alla persona e produzioni capaci di trasformarsi in esperienza e acquisto per chi visita il territorio. Seguono il trasporto delle persone, con 522 aziende, e i ristoranti e le pizzerie, che raggiungono quota 413. L’abbigliamento e le calzature contano 375 imprese, l’agroalimentare 219, mentre bar, caffè e pasticcerie sono 118. A completare la filiera ci sono 136 attività legate ai prodotti editoriali e 53 imprese culturali, ricreative e di intrattenimento. Numeri che allargano il significato della parola turismo: non soltanto pernottamenti, dunque, ma una rete di servizi, produzioni e mestieri che accompagna il visitatore durante tutta la sua permanenza.

La sfida degli stranieri

Il margine di crescita più evidente riguarda il mercato internazionale. Nel 2025 gli stranieri hanno rappresentato il 39,5% delle presenze turistiche in Monza e Brianza, una quota ancora distante dalla media lombarda del 68,1%. A Como si arriva all’86,8%, a Lecco al 76,4%, a Brescia al 72% e a Milano al 70,8%. La distanza non deve essere letta soltanto come un punto debole. È soprattutto l’indicazione di uno spazio ancora da conquistare: attirare più visitatori stranieri, convincerli a fermarsi sul territorio e trasformare la loro presenza in lavoro per ristoranti, trasportatori, produttori, commercianti e botteghe artigiane.