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Caro scuola a Besana, dopo il Consiglio i genitori scrivono ancora: “tanti nodi irrisolti”

Pesano i rincari per i libri, trasporto e servizi di pre e post scuola: i genitori chiedono un tavolo di confronto con l’esecutivo.

Besana in Brianza – La questione del caro scuola a Besana prosegue. Discusso il tema della mensa nell’ultimo Consiglio comunale, i nodi irrisolti rimangono molti, a partire dal trasporto e dai servizi di pre e post scuola. Non solo, sul tavolo si aggiungono altri temi come i dispenser di acqua assenti in alcuni plessi e il costo dei libri per gli studenti delle medie. Per questo i rappresentanti chiedono un confronto diretto con l’amministrazione.

Dopo l’assise dello scorso 20 luglio, il confronto tra le famiglie e il municipio entra in una nuova fase. Sebbene la discussione in aula abbia permesso di focalizzarsi sui dati tecnici del servizio di refezione, i rappresentanti dei genitori dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” hanno scelto di rimettere carta e penna per sottolineare che la risposta ricevuta ha affrontato “solo una parte delle questioni sollevate”.

Mensa, “archiviata” la questione costi ora si pensa alla logistica

Forte di numeri e dati, il sindaco di Besana Emanuele Pozzoli ha spiegato in apertura dell’ultimo consiglio comunale la motivazione che ha portato il Comune ad alzare i prezzi del servizio mensa. Ma il costo del singolo pasto non è l’unico pensiero dei genitori besanesi e non. Il riferimento è ai lavori di riqualificazione del refettorio partiti a inizio luglio: l’intervento, del valore complessivo di 450mila euro, sostenuto anche da un contributo regionale di 100mila euro, ha come obiettivo quello di rendere gli spazi più funzionali, sicuri e adeguati alle esigenze degli studenti, con particolare attenzione agli aspetti igienico-sanitari e impiantistici. Questo intervento è stato avviato dopo lo stop al progetto della nuova mensa scolastica finanziata con fondi Pnrr, dal valore di 1,1 milioni di euro, che avrebbe dovuto servire gli alunni delle scuole Don Gnocchi e Aldo Moro.

Nella lettera al Primo Cittadino i genitori chiedono conto delle tempistiche per “l’adeguamento dei locali mensa”.

“Quale sarà la ditta affidataria del nuovo servizio? – scrivono – quale sarà la provenienza dei pasti? E’ prevista l’installazione di erogatori di acqua potabili nei plessi che ne sono ancora sprovvisti?

Dal trasporto al pre-post scuola: i capitoli senza risposte

Oltre alla questione mensa, però, sono ancora diversi i nodi da sbrogliare.  Restano infatti sul tavolo i  rincari legati al trasporto scolastico, balzato a 480 euro annui per i residenti e a ben 590 euro per i non residenti, cifre che arrivano dopo la scalata registrata negli ultimi due anni.

Stessa situazione di silenzio istituzionale per i servizi educativi: dal pre-scuola (salito a 300 euro per i residenti e 400 per i non residenti) al post-scuola (portato a 350 e 450 euro), per i quali si chiedono ragioni e chiarimenti precisi sia sugli aumenti che sulle iniziative per ampliare la disponibilità dei posti.

“Quali iniziative intende assumere l’Amministrazione per aumentare la disponibilità dei posti nei servizi di pre-scuola e post-scuola, per i quali, inoltre, non è stato fornito alcun chiarimento riguardo l’aumento delle tariffe – si legge ancora nella lettera – e quale motivazione ha spinto a un tale rincaro delle tariffe dei trasporti?”

Il caro-libri alle medie

Il quadro della spesa si allarga poi a un tema che esce dai confini dei servizi comunali ma pesa come un macigno sulle tasche di chi ha figli alle scuole medie: la questione del caro-libri. Si stima, infatti, che una famiglia spende in media tra 460€ e 580€ all’anno per i libri di testo e i dizionari di un alunno delle scuole medie.

Proprio a fonte di questa spesa economica, i rappresentanti chiedono all’amministrazione di valutare con attenzione “il ritorno al comodato d’uso dei libri scolastici alle medie in quanto, aggiunto il costo a tutti gli altri servizi comunali il totale spesa per una famiglia risulta molto rilevante”.

“Disponibilità a un incontro diretto”

Respingendo le etichette di chi contesta fuori dalle regole e rivendicando la piena legittimità del proprio ruolo di rappresentanti eletti, la missiva sceglie la via della collaborazione istituzionale.

L’obiettivo dichiarato non è lo scontro, ma la ricerca di soluzioni condivise. La lettera si chiude infatti con un appello chiaro all’esecutivo: “Rinnoviamo la richiesta di un riscontro puntuale ai quesiti formulati e ribadiamo la nostra piena disponibilità a partecipare a un incontro con l’Amministrazione, nella convinzione che il confronto diretto possa favorire l’individuazione di soluzioni condivise nell’interesse dei bambini, delle famiglie e dell’intera comunità scolastica”.