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Seveso, la strage dimenticata: oltre 80mila animali uccisi dalla diossina Icmesa

A cinquant’anni dal disastro del 1976 ENPA riporta al centro la memoria delle vittime animali. Intanto il Bosco delle Querce, simbolo della rinascita della Brianza, torna terreno di scontro tra ambientalisti e Pedemontana. Il 10 luglio la commemorazione con il Presidente Mattarella.

Seveso – Oltre 80mila animali morti. È una cifra che ancora oggi restituisce la misura più silenziosa del disastro Icmesa del 10 luglio 1976, quando una nube di diossina TCDD fuoriuscita dallo stabilimento chimico di Meda investì la Brianza e cambiò per sempre la geografia ambientale e sociale del territorio.

A cinquant’anni di distanza, mentre Seveso si prepara ad accogliere le commemorazioni ufficiali alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, torna al centro la dimensione meno raccontata di quella tragedia: la strage degli animali. A ricordarla è ENPA Monza e Brianza, che parla di “vittime dimenticate” di uno dei più gravi incidenti industriali d’Europa.

La nube di diossina e le vittime invisibili

La fuoriuscita di TCDD – una delle sostanze più tossiche mai prodotte in ambito industriale – colpì un’ampia area della Brianza, interessando in particolare Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio.

Secondo le stime richiamate da ENPA, furono oltre 80mila gli animali coinvolti tra contaminazione diretta e abbattimenti successivi. Una cifra che include:

  • animali domestici, come cani, gatti e pesci
  • animali da allevamento, tra cui bovini, galline e conigli
  • fauna selvatica, soprattutto uccelli e piccoli mammiferi

Molti morirono nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’incidente. Altri furono abbattuti per evitare la contaminazione della catena alimentare. Una parte degli animali venne inoltre utilizzata per studi sugli effetti della diossina sugli organismi viventi.

I resti e i materiali contaminati furono successivamente confinati in vasche impermeabilizzate tra Seveso e Meda, insieme a suoli asportati, macerie e residui delle operazioni di bonifica.

Il Bosco delle Querce: da ferita industriale a simbolo europeo

La risposta al disastro portò a una delle più complesse operazioni di bonifica ambientale mai realizzate in Europa: la rimozione del terreno contaminato e la completa rinaturalizzazione della cosiddetta “Zona A”. Da quella trasformazione nacque il Bosco delle Querce, oggi esteso per circa 42 ettari. Un parco costruito sulla ferita più profonda della Brianza e diventato nel tempo simbolo di rinascita ambientale.

Proprio quest’anno, a febbraio 2026, il sito ha ottenuto anche il Marchio del Patrimonio Europeo, riconoscimento assegnato ai luoghi che hanno contribuito alla costruzione dell’identità e dei valori dell’Unione. Un passaggio che ha rafforzato ulteriormente il valore simbolico del parco, trasformandolo da memoria locale a riferimento europeo della resilienza ambientale.

Il nodo Pedemontana: il parco tra tutela e trasformazione

Il Bosco delle Querce, proprio in occasione dell’importante anniversario, è tornato al centro del dibattito per il progetto della Autostrada Pedemontana Lombarda, lungo l’asse della Milano-Meda.

Le associazioni ambientaliste e i comitati locali contestano l’intervento, denunciando il rischio di un impatto sul parco e proponendo in alternativa una visione diversa del territorio, legata a un grande parco fluviale lungo il Seveso.

Di segno opposto la posizione della società Autostrada Pedemontana Lombarda, secondo cui il progetto non comporterebbe uno “sventramento” dell’area, ma interventi circoscritti e compensati da nuove piantumazioni.

I dati progettuali indicano circa 1,7 ettari di occupazione permanente e circa 4,7 ettari di nuove aree boscate, con un saldo complessivo dichiarato positivo in termini di superficie verde.

Resta tuttavia aperta la questione della qualità ecologica delle trasformazioni e dell’impatto reale dei cantieri su un territorio che porta ancora i segni della contaminazione del 1976.

Una memoria che pesa ancora oggi

A cinquant’anni dalla nube di diossina, Seveso si conferma un luogo unico in Europa: laboratorio della normativa ambientale, simbolo di rinascita e oggi anche sito riconosciuto dal Patrimonio Europeo.

Ma accanto ai riconoscimenti istituzionali e alla narrazione della resilienza, resta una cifra che continua a emergere con forza: oltre 80mila animali morti, una parte della tragedia rimasta a lungo ai margini della memoria pubblica.