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Oratori e identità brianzola. Ecco la replica di Alessandro Corbetta (Lega) a Lorenzo Sala (PD)

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Alessandro Corbetta, Capogruppo Lega in Regione Lombardia, alla lettera di Lorenzo Sala, segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza, Di seguito il testo integrale.

Caro Direttore,

rispondo alla lettera del segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza, piena di attacchi personali e lezioni morali, ma sorprendentemente povera di contenuti e di risposte sul tema che aveva originato il dibattito.

A dire il vero, la lettera di Sala è anche emblematica di ciò che è diventata una certa sinistra moderna: molto politicamente corretta, molta superiorità morale e molta voglia di etichettare come estremista chi non la pensa come loro, ma poche o nulle risposte sui problemi reali. A Sala evidentemente danno fastidio i miei comunicati, le mie battaglie politiche e le mie opinioni. Me ne farò una ragione. Si chiama democrazia. E poi essere indigesto a questa sinistra credo sia una medaglia al valore.

Sala lascia intendere che io avrei sostenuto che chi non è cristiano non possa frequentare un oratorio. Nulla di più falso. Dopo i fatti dell’oratorio di Baggio, e alla luce di quanto avviene sempre più spesso anche in alcuni oratori brianzoli, ho posto una domanda semplice: è giusto oppure no che negli oratori, luoghi cristiani e parte integrante della storia delle nostre comunità, si permetta la preghiera ad Allah e l’organizzazione di feste islamiche?

Io credo di no. Gli oratori devono essere aperti a tutti, indipendentemente dall’origine o dalla religione di chi li frequenta, ma restano luoghi della cristianità. Non sono luoghi neutri, non sono centri sociali. Difendere la loro identità non significa escludere nessuno, ma preservarne il significato.

Nella sua lettera il segretario Dem descrive una Brianza “operosa, solidale, silenziosa, risoluta, accogliente e aperta a tutte e tutti”. Bene, sono alcune caratteristiche che la Brianza ha e le ha anche per le sue radici cristiane che non sono “presunte” come ha scritto Sala. Ma essere accoglienti e aperti al mondo non significa essere disposti ad accettare passivamente qualsiasi cambiamento o non vedere i problemi che l’immigrazione di massa sta portando anche a casa nostra. La Brianza, che dal dopoguerra ad oggi si è trasformata radicalmente e ha già perso tanto del proprio patrimonio identitario, se vuole continuare ad avere anche le caratteristiche elencate da Sala deve mantenere il più possibile una propria omogeneità culturale.

Credo che per essere davvero aperti al mondo occorra prima sapere bene chi si è. Per essere realmente accoglienti bisogna avere una comunità forte da offrire a chi arriva. Se invece si arriva a definire “presunte” le radici cristiane della Brianza – oltre a essere una fesseria bella e buona – non si costruisce una società più inclusiva ma semplicemente una società più debole perché le si nega l’essenza.

La differenza tra noi e il Pd sta proprio qui. Per noi accoglienza non significa rinunciare a ciò che siamo. Noi riteniamo che l’integrazione sia prima di tutto un dovere di chi decide di stabilirsi qui a vivere e significhi condividere valori, regole, cultura e tradizioni del Paese e della comunità che ospita. Altrimenti che integrazione è?

Sala mi accusa poi di diffondere odio. È odio sostenere che un oratorio debba restare un luogo cristiano? È odio affermare che l’integrazione richiede il rispetto della cultura e delle tradizioni del Paese che ospita? È odio mettere in guardia dai rischi che l’Europa, e quindi anche la nostra Lombardia, sta correndo con l’avanzata dell’Islam e sostenere che l’islamismo sia incompatibile con principi come la libertà, la parità tra uomo e donna, e molte altre conquiste dalla nostra società a partire dall’emancipazione femminile e dai diritti per le coppie omosessuali? Niente di tutto ciò è odio. Sono opinioni, che evidentemente non piacciono al Pd.

Colpisce infine che, non avendo argomenti sul tema, il segretario del Pd finisca per parlare di sanità, infrastrutture, economia, politica internazionale e perfino di Trump. Un minestrone che dimostra come l’obiettivo reale non fosse aprire un confronto, ma semplicemente attaccare me e la Lega.

Ringrazio comunque il segretario del Pd perché mi ha dato l’occasione di chiarire ancora una volta il mio pensiero e di ribadire che, anche se al Pd brianzolo non piace, continuerò a fare di tutto per difendere le tradizioni, le radici cristiane e l’identità della Brianza e della Lombardia. Continuerò a pensare che le preghiere islamiche negli oratori cristiani siano inopportune. Continuerò anche a sostenere che chi è in Italia illegalmente va espulso e che chi non si integra, delinque e rifiuta le nostre regole va remigrato nel proprio Paese di origine. Anche a tutela dei tanti stranieri per bene che non meritano di essere associati a chi porta violenza, criminalità e anarchia a casa nostra.

A Sala voglio infine dire che una comunità che dimentica ciò che è stata difficilmente saprà costruire il proprio futuro. E una comunità che rinuncia a difendere la propria identità finirà inevitabilmente per perdere anche la capacità di farsi rispettare.

Alessandro Corbetta

Capogruppo Lega in Regione Lombardia