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Lissone marcia per la pace: comunità e associazioni unite contro la guerra

Il pomeriggio di sabato 6 giugno Lissone si è fermata per far sentire la propria voce contro tutte le guerre. Piazza IV Novembre è diventata il punto di partenza e di arrivo della prima Marcia per la Pace, promossa da Equigas Lissone e dalla rete “Lissone per la Pace”.

Circa duecento persone tra associazioni, comunità religiose, volontari e cittadini hanno attraversato la città con striscioni, bandiere e messaggi contro la guerra.

Il percorso è stato accompagnato da momenti interattivi, letture e poesie, tra l’ascolto e la partecipazione dei presenti. “La pace non è un’assenza, è una presenza: la nostra —, ha affermato Concetta Monguzzi, già sindaca di Lissone e tra le organizzatrici dell’iniziativa —. In un tempo che sembra abituarsi alla guerra, noi scegliamo di esserci, di camminare insieme, di farci corpo vivo contro la rassegnazione. Ogni passo condiviso è un gesto di responsabilità verso il presente e verso il futuro. Camminiamo, leggiamo, recitiamo, cantiamo, suoniamo, restiamo, perché la pace ha bisogno di corpi, di voci, di comunità”.

Concettina Monguzzi MB

Presente anche la sindaca, Laura Borella, che ha sottolineato il significato della marcia come occasione di riflessione per tutta la comunità. “È un momento coinvolgente per tutta la nostra comunità, soprattutto per portare un messaggio di pace, per riflettere tutti assieme lungo questo percorso. Non c’è bisogno che io vi dica quali sono i conflitti del mondo, li conosciamo tutti. È un momento molto critico. Però oggi anche noi, come comunità lissonese, portiamo il nostro contributo. È un piccolo segno, ma è importante”.

Laura Borella MB

Dalla piazza, dove si sono alternate voci diverse, è arrivato anche un richiamo concreto ai conflitti in corso. “Quanto sta avvenendo in Ucraina —, ha commentato don Marco Lodovici, parroco della Comunità pastorale di Lissone —, a Gaza, nei territori palestinesi, in Libano e in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie. Lo studio, la ricerca e gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano al servizio della vita, della vita innocente, della vita giovane, dei popoli che invocano pace e giustizia”.

don Marco Lodovici MB don Marco Lodovici, parroco della Comunità pastorale di Lissone

Durante l’evento sono state raccontate anche le conseguenze più concrete della guerra, quelle che ricadono sulle persone. “Le armi non distruggono l’uomo soltanto nella morte, ma soprattutto nella vita —, ha affermato Najim, del gruppo giovanile APS della Comunità Islamica di Lissone —. Non pensiate che nella guerra si possa solo vivere o morire: si può essere morti pur restando fisicamente vivi. Pensate agli sfollati, agli studenti che sognano di aprire un libro, a chi resta straziato da una bomba, a chi soffre come prigioniero di guerra. Questa marcia non rappresenta soltanto una riconciliazione tra di noi, ma è una protesta simbolica contro le armi. La pace è ciò che muove tutti noi in un sentimento comune di benessere reciproco, accettazione e dialogo”.

Najim APS Lissone MB Najim, del gruppo giovanile APS della Comunità Islamica di Lissone

Un momento simbolico è stato quello dedicato ai cartoncini colorati: ogni manifestante ha scritto una parola legata alla pace, poi incollata su un grande telo. Una volta completato, il telo è stato sollevato sopra le teste dei presenti e attraversato dai partecipanti, trasformandosi per qualche istante in un passaggio condiviso, simbolo di come la pace sia un cammino da attraversare insieme, passo dopo passo.

La giornata è poi proseguita in serata, sempre in piazza IV Novembre, con il Concerto per la Pace e la musica live della band “Ti Regalerei la Mia Testa”.