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Data center in Brianza, HQ Monza: “Facciamoli sottoterra”

L’ipotesi per il futuro del comitato civico di Monza, per ridurre consumo di suolo, impatto ambientale e costi energetici: “Regione Lombardia integri la legge”.

Mentre in Brianza il tema dei data center diventa stretta attualità, con due impianti a Vimercate destinati a prendere forma nel giro di qualche anno, arriva dal comitato civico HQ Monza uno spunto di riflessione: sì ai centri dati, ma sottoterra. Un’idea ben argomentata che arriva fuori tempo massimo per gli impianti già in via di realizzazione, ma che punta ad aprire una strada più sostenibile per l’eventuale boom che in Lombardia e in Brianza i data center verosimilmente avranno nei prossimi anni.

Monza in particolare potrebbe essere chiamata in causa, se è vero quanto dichiarato di recente a MBNews da Marco Spelta, direttore commerciale della società di progettazione di data center DBA Spa. “Monza potrebbe rivelarsi un territorio particolarmente adatto – spiegava – anche in un’ottica di sostenibilità, per il fatto che la rete di teleriscaldamento è di A2A, che sta investendo molto sui data center”.

La proposta di HQ Monza

“Con l’aumento della domanda di capacità di calcolo e di archiviazione dati – scriveva nei giorni scorsi il comitato HQ Monza in un comunicato stampa – emerge la necessità di trovare soluzioni innovative per rendere questi impianti più sicuri, efficienti e sostenibili dal punto di vista ambientale e per le comunità locali”. L’ipotesi di realizzazione nel sottosuolo avrebbe, secondo HQ Monza vantaggi significativi.

data center

Data center sottoterra: più sicurezza

Tra i vantaggi di realizzare data center sotterranei c’è innanzitutto, secondo HQ Monza, quello della sicurezza fisica: “Le strutture interrate sono naturalmente più protette da eventi atmosferici estremi come uragani, tempeste, grandinate e incendi. Inoltre, risultano meno vulnerabili a sabotaggi, atti vandalici o attacchi intenzionali”.

Efficienza energetica

Un secondo beneficio riguarda l’efficienza energetica. I server producono grandi quantità di calore e necessitano di sistemi di raffreddamento molto potenti. “Nei data center tradizionali – scrive HQ Monza – il raffreddamento rappresenta una quota significativa dei consumi energetici complessivi. Sottoterra, invece, la temperatura del terreno rimane relativamente stabile durante tutto l’anno e più bassa rispetto a quella esterna nei mesi caldi. Questa caratteristica può essere sfruttata per ridurre il fabbisogno di climatizzazione artificiale, diminuendo i costi operativi e le emissioni di anidride carbonica associate al consumo di energia”.

Ambiente

Il terzo vantaggio dei data center sottoterra sarebbe quello della maggiore sostenibilità ambientale. “In aree densamente urbanizzate come la Brianza, dove lo spazio disponibile è scarso e costoso, questa soluzione consente di non compromettere ulteriormente il territorio in superficie”, spiega il comitato. Un dato rilevante, in un quadro di iper-urbanizzazione che affligge la Brianza, sebbene vada detto che l’esempio più attuale in Provincia MB, ovvero il data center che sarà costruito a Vimercate entro l’anno, risolve almeno in parte la questione grazie alla riurbanizzazione di un’area già compromessa e inattiva: quella dell’ex IBM.

Proprio sulla possibilità di riutilizzare infrastrutture già esistenti insiste anche HQ Monza: “Vecchie miniere, gallerie, bunker militari o cave dismesse possono essere riconvertiti in data center, riducendo i costi di costruzione e valorizzando strutture altrimenti abbandonate”. A titolo di esempio, in Brianza vengono citati l’ex polveriera di Limbiate e le ex fornaci e cave di Albiate e Macherio.

Le criticità

Nell’articolata analisi di HQ Monza sull’ipotesi dei data center sotterranei non manca la rilevazione delle criticità. A partire dai costi di realizzazione, comprensibilmente più elevati, anche per via delle maggiori esigenze sul piano della ventilazione, delle vie d’accesso e dei sistemi di emergenza.

“Tuttavia, questi svantaggi vengono compensati dai benefici ottenuti nel lungo periodo attraverso il risparmio energetico, la maggiore sicurezza e la riduzione dei costi legati alla manutenzione e alla protezione dell’infrastruttura”, chiosa HQ Monza.

Sulla base di queste riflessioni, il comitato chiede a Regione Lombardia di integrare la legge 11/2026 per favorire questo tipo di scelta, “anziché limitarsi a erigere barriere e maggiorare gli oneri di urbanizzazione, scelte che rischiano di penalizzarci a favore di altre regioni”.