Data center in Brianza, Vimercate guida la rivoluzione digitale tra investimenti e sfida sostenibilità
A Vimercate un data center sarà costruito nell’ex area IBM da quest’anno. Un altro è in fase autorizzativa “e Monza è un territorio particolarmente adatto”. I pro e i contro.
Se i dati sono il nuovo motore dell’economia globale, la provincia di Monza e Brianza con Vimercate in testa sta provando a diventare uno dei distretti di questa rivoluzione che passa dai data center . La continua espansione del cloud, dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale richiede infatti “fabbriche tecnologiche” capaci di archiviare ed elaborare miliardi di informazioni ogni secondo. Un’opportunità di investimento milionario per gli operatori che sta attirando l’attenzione dei grandi fondi internazionali e che promette di inserire stabilmente il territorio nelle mappe strategiche.
Il campus tecnologico all’ex IBM di Vimercate
Il caso più attuale e rilevante di questa trasformazione si trova a Vimercate ed è attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA 11813). Si tratta del progetto presentato dal fondo Kryalos SGR, che prevede la riqualificazione e il rilancio della storica area industriale ex IBM.
Nella giornata del 24 giugno, la società che costruirà il grande centro a Vimercate e lo gestirà, la QTS, ha organizzato un open day in biblioteca per accogliere i cittadini interessati, incuriositi o preoccupati per questo grande insediamento i cui lavori partiranno, da programma, nell’anno in corso per durare un paio d’anni.
Il piano punta a trasformare il sito dismesso in un moderno polo tecnologico: un campus da circa 300MW complessivi composto da tre grandi edifici indipendenti dedicati a ospitare i server, supportati da una rete di 133 generatori di emergenza capaci di garantire la continuità del servizio anche in caso di blackout della rete elettrica. Stephanie Taylor, Evp development della società, ha spiegato che “il centro sarà attivo nel 2028 e per allora si conta che ci lavorino circa 100 persone. Idealmente vorremmo fossero di Vimercate e intendiamo puntare molto sulla formazione di queste figure perchè l’intenzione è quella di diventare parte della comunità di Vimercate”.
Una comunità che non ignora i temi ricorrenti quando si parla di criticità sui data center. Soprattutto sul piano della sostenibilità: impatto sul territorio, consumi di acqua per il raffreddamento, consumi energetici. Taylor mostra le certificazioni LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) e spiega che “per il consumo di acqua abbiamo messo a punto un cambiamento radicale con un sistema chiuso, iniezione di acqua che poi continua a circolare. E, per l’energia, sarà al 100% da fonti rinnovabili. Stiamo lavorando con Terna perché i costi energetici non ricadano sulla comunità”.
I data center di oggi riducono il consumo di acqua
Sulla questione consumo idrico interviene netto anche Marco Spelta, direttore commerciale della società di progettazione dei data center DBA Spa. “La questione del consumo di acqua non esiste – dice – siamo abituati a leggere articoli che provengono dagli Usa dove il settore é molto più maturo (primi data center campus costruiti nel 2006) e gli impianti quindi realizzati con le tecnologie di quel tempo come per esempio le torri evaporative e utilizzate per il raffreddamento che, quindi, sfruttano e consumano maggiormente la risorsa idrica in modo massivo. Oggi, in particolare in Italia si usano tecnologie di differenti, che utilizzano il raffreddamento ad aria o a liquido, ma con sistemi a circuito chiuso.
Inoltre, evidenzia Spelta, “l’operatore data center ed in particolare gli Hyperscaler hanno tutto l’interesse ad operare con la più alta efficienza energetica possibile e garantendo elevatissimi standard rispetto all’impatto ed alla sostenibilità ambientale”.
La società di Spelta sta lavorando a un altro data center che prenderà forma sempre a Vimercate, leggermente più piccolo di quello nell’ex IBM, su area di proprietà di Giambelli, oggi in fase autorizzativa. E, sempre secondo Spelta, Monza potrebbe rivelarsi un territorio particolarmente adatto, anche in un’ottica di sostenibilità, per il fatto che la rete di teleriscaldamento è di A2A che sta investendo molto sui data center”.
Regione Lombardia vara la prima legge del settore
Per governare il fenomeno del diffondersi di data center anche in Brianza e in tutta la Lombardia, e dare certezze sia alle amministrazioni locali che agli investitori, Regione Lombardia ha recentemente approvato una normativa abbastanza pionieristica in Italia (la Legge Regionale 3 giugno 2026, n. 4). La nuova legge ha un obiettivo chiaro: incentivare l’insediamento dei data center prioritariamente nelle aree già compromesse, come i siti industriali dismessi, le cave dismesse e le aree da bonificare, scoraggiando l’uso di suolo agricolo con rincari degli oneri di urbanizzazione fino al 200%.
Per progetti di rigenerazione urbana come quello previsto sui terreni ex IBM a Vimercate, la legge introduce forti semplificazioni burocratiche attraverso uno “Sportello unico regionale” e misure premiali. Al contempo, la norma istituisce una cabina di regia permanente per monitorare gli impatti complessivi di questi impianti e favorire il riutilizzo del calore prodotto dai server per il teleriscaldamento degli edifici pubblici e privati del territorio.
Il nodo del territorio: l’impatto ambientale e le note critiche
Nonostante il quadro di regole introdotto dalla Regione e i vantaggi legati alla riqualificazione di aree dismesse, lo sviluppo dei data center in Brianza solleva alcune importanti note critiche da parte di comitati locali e associazioni ambientaliste.
La pressione energetica e il Parco P.A.N.E.
Strutture di questa portata richiedono una quantità enorme di energia elettrica. Per alimentare l’hub di Vimercate e i nodi limitrofi, Terna ha ipotizzato la realizzazione di una nuova stazione elettrica da circa 20mila metri quadrati. Il progetto fa discutere perché l’area individuata si trova all’interno del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.).
Il bilancio occupazionale
A fronte di imponenti volumetrie edilizie, i data center sono infrastrutture quasi totalmente automatizzate. Una volta terminata la fase di cantiere, l’occupazione permanente interna conta solitamente alcune decine di tecnici specializzati e addetti alla sicurezza, generando un dibattito sul reale ritorno occupazionale per il territorio a lungo termine. Anche qui è Marco Spelta a intervenire: “la realizzazione dei data center si porta dietro una formazione di personale specializzato che magari arriva da altri settori meno floridi e che in questo settore, in forte espansione, trova più prospettive. Questo è un valore aggiunto per il territorio”.
Verso un futuro da governare
La sfida per i Comuni della Brianza sarà ora quella di sfruttare i nuovi strumenti legali forniti dalla legge regionale per negoziare con i colossi del digitale. L’obiettivo delle amministrazioni locali sarà chiedere ampie compensazioni ambientali (come piantumazioni, efficientamento energetico delle scuole e creazione di aree verdi) per fare in modo che lo sviluppo tecnologico si traduca in un reale e sostenibile beneficio per tutta la comunità locale.


