Intervista esclusiva
|Eleganza, mentalità e passione: il tennis è modo di vivere la vita
Tra campioni in campo e tribune gremite, il Villa Reale Tennis Club diventa il centro di un modo di vivere il tennis fatto di stile, cultura e passione. Con il presidente Crippa entriamo nel dietro le quinte di uno dei club più rinomati d’Italia.
Il tennis sta vivendo un momento d’oro in Italia e proprio a Monza, in questi giorni, ha trovato una delle sue espressioni più vive con lo svolgimento dell’ATP Challenger, organizzato dalVilla Reale Tennis Club. Giocare a tennis non è solo una passione sportiva è un modo di vivere, di vivere la vita. O almeno così pare. Ne abbiamo parlato con Cristiano Crippa, Presidente del Club.
Cosa vuol dire essere una persona che ama il tennis? E come si è innamorato di questo sport?
“Amare il tennis significa apprezzare l’eleganza, l’estetica e l’aspetto mentale che si celano dietro ogni gesto atletico. Per me, però, il tennis è anche un modo di pensare per ottenere un risultato specifico. In letteratura potremmo definirlo come soluzioni infinite dentro un campo finito. Il bello del tennis è pensare che, dentro un campo di 23,77 x 8,23 metri, ci siano infiniti scenari a cui attingere per arrivare alla vittoria. Per quanto l’aspetto estetico abbia sicuramente il suo fascino, la mentalità è veramente preponderante per chi ama questo sport. Cosa mi ha fatto innamorare del tennis? Lo pratico da quando ne ho memoria, e come tanti altri bambini, ero attratto dal gesto e dall’armonia che esso porta con sé. Il bello di questo sport è fare punto: è un appuntamento fisso che richiede una preparazione fisica, come negli altri sport. Se nel calcio devi avere la calciata, nel tennis devi avere la spinta delle braccia. Crescendo poi, ti innamori dell’aspetto mentale che, da un lato, è la sua parte più difficile, ma dall’altro è quella più bella ed affascinante”.
Marco Cecchinato - foto di Luigi Leonardi
Se il tennis fosse uno stato d’animo o un sentimento a quale lo farebbe corrispondere?
“Nel tennis ci sono tanti stati d’animo che prevalgono in una partita. Uno è sicuramente la soddisfazione: quando colpisci bene la pallina, quando si è puliti ed armoniosi nei movimenti, quando fai punto, quando batti il tuo avversario. A questo stato d’animo corrisponde inevitabilmente anche un sentimento di frustrazione quando, ovviamente, queste cose non accadono. Il sentimento che prevale, per quanto possa essere banale, è l’amore verso tutto ciò che la racchetta comporta. È l’amore dei ragazzini che si avvicinano a questo sport, ed è l’amore globale che ognuno di noi ogni prova in ogni scambio. Ciò che io amo di questo sport è di rappresentare un movimento che oggi cresce con una rapidità mai vista prima, e la possibilità di essere un punto di riferimento per tutti quei giovani che vogliono avvicinarsi ad un mondo fatto di disciplina, formazione, cultura e tanta passione”.
Tra gli sport il tennis è tra i più eleganti questo in qualche modo si ripercuote sul campo se si in che modo?
“Assolutamente sì. Come ti dicevo prima, il tennis è uno sport elegante soprattutto nei gesti. Farli bene, arrivare all’appuntamento con la palla nel modo corretto, ti dà la percezione di aver compiuto un gesto fine e, in qualche modo, di esserlo anche tu. Noi amatori, così come i bambini, non abbiamo la stessa eleganza dei grandi campioni, ma la possibilità di avere un torneo di questa importanza nella propria città è sicuramente un trampolino di lancio per ambire a diventare come loro. Vedere i propri idoli da vicino è un privilegio raro. Poterli osservare nei dettagli, studiarne la mentalità, la fisicità, i movimenti, la gestione dei momenti difficili è un patrimonio che in Italia hanno in pochi. Per chi sogna il successo, poter assistere da vicino a quel livello di disciplina, cultura sportiva e passione è un’esperienza che può davvero cambiare il percorso di crescita”.
Chi frequenta il vostro club e come influisce il tennis nelle loro vite?
“Il nostro club è frequentato da chiunque, soprattutto dal movimento giovanile, ma non li definirei clienti bensì appassionati che frequentano i nostri corsi. I nostri frequentatori sono tutti amatori, me compreso, e sono persone semplici che desiderano ritagliarsi un momento per rilassarsi e fare sport in una settimana genericamente lavorativa. L’aspetto importante del tennis è che è uno sport di relazione: per stare bene e divertirti hai bisogno che dall’altra parte ci sia un livello tennistico simile al tuo, in quanto, se i livelli fossero troppo diversi probabilmente nessuno si divertirebbe. Le persone vengono qui anche per la ricerca dell’equilibro mentale, del benessere fisico e psicologico. Grazie al cambio culturale e generazionale, non c’è più solo una categoria o una classe sociale che frequenta i club tennistici: è diventato uno sport popolare. Lo dimostra il fatto che, soprattutto grazie ai nuovi campioni, il tennis sia diventato uno degli sport più seguiti in Italia e che molti bambini desiderano praticarlo, proprio come accade nel calcio”.

Il tennis è uno sport individuale mentre il club è una comunità. Come fanno a convivere e qual è l’importanza di un tennis club in una cittadina?
“Avere un tennis club all’interno di una cittadina, e per la cittadinanza, è fondamentale, perché crea momenti di aggregazione, oggi sempre più rari. In un’epoca in cui la relazione è spesso disintegrata e disintermediata dagli strumenti digitali, luoghi come questo diventano preziosi: qui dentro i valori fondanti sono quelli dello sport e della cultura, gli stessi che permettono alle persone di ritrovare un senso di comunità. Credo che recuperare il valore della comunità sia essenziale, e da questo punto di vista il nostro club è un ottimo posto per viverla e apprezzarla. È vero che il tennis è considerato uno sport individuale, ma solo fino a un certo punto. Per giocare hai bisogno dell’altro: che sia una persona, quattro o un torneo, il tennis esiste perché esiste una comunità. Più questa comunità è grande, più è facile divertirsi, trovare il proprio livello, raggiungere quella soddisfazione ed equilibrio di cui parlavamo prima. Per questo ritengo fondamentale che esistano realtà come la nostra, così come altre che svolgono lo stesso ruolo: sono spazi che tengono insieme le persone, che offrono occasioni di incontro, crescita e condivisione. E in un momento storico come questo, non c’è davvero nulla di più importante”.
Come sta andando la seconda edizione dell’ATP Challenger monzese?
Non ho parole per definirlo. Tutto sta andando a meraviglia, forse anche al di sopra di ogni più rosea aspettativa. La grandissima affluenza è forse data dalle incredibili condizioni climatiche di questi giorni, inoltre gli atleti sono meravigliosi: il livello è elevatissimo. Il pubblico è educato è sta apprezzando le partite in maniera sportiva. C’è tanto tifo per i nostri atleti italiani, che non può rendermi solo più felice ed orgoglioso. Penso che tutti quelli che ruotino attorno a ciò che stiamo vivendo questa settimana si stia trovando bene, ed io non posso che essere felicissimo”.



