81° anniversario
|25 aprile: Monza in piazza per celebrare la Festa della Liberazione
Tanti i cittadini che nella mattinata di oggi, sabato 25 aprile, si sono radunati in piazza Trento e Trieste per celebrare l’81° anniversario della Festa della Liberazione alla presenza delle massime autorità politiche cittadine, delle autorità militari e civili, delle rappresentanze partigiane e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Monza. Volti commossi, bandiere tricolore e di appartenenza issate, musica e discorsi. Tanti i cittadini che nella mattinata di oggi, sabato 25 aprile, si sono radunati in piazza Trento e Trieste per celebrare l’81° anniversario della Festa della Liberazione. La consueta cerimonia dell’Alzabandiera si è svolta alla presenza delle massime autorità politiche cittadine, delle autorità militari e civili, delle rappresentanze partigiane e delle associazioni combattentistiche e d’arma che hanno prima sfilato in corteo da piazza Citterio fino al Monumento ai Caduti.
A ricordare il ruolo storico della Liberazione nel nostro Paese, senza dimenticare i sacrifici compiuti 81 anni fa dalle donne e dagli uomini che hanno combattuto contro il nazifascismo, le parole del presidente Anpi Monza Emanuela Manco, del sindaco Paolo Pilotto, del presidente della Provincia Luca Santambrogio ma anche di due studenti dell’Istituto Mosè Bianchi di Monza che hanno letto dal palco alcuni brani sulla tematica della Resistenza. Tra le autorità presenti, anche il Prefetto di Monza e della Brianza Enrico Roccatagliata.
“Tutti noi che siamo qui, giovani, adulti o anziani, italiani o nati altrove, oggi portiamo però dentro di noi interrogativi importanti: ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che molte parti di mondo sono in fiamme, che i conflitti al posto di diminuire aumentano, che la fiducia nella diplomazia, nella costruzione tenace e paziente di percorsi che consentano di dialogare e trovare intese, all’interno dei popoli e tra popoli, spesso diminuisce – le parole di Pilotto. “Sembrano contare di più le affermazioni stentoree, i pugni sul tavolo, le soluzioni accelerate anche attraverso interventi violenti, che non sono mai vere soluzioni. Perché la violenza chiama altra violenza, perché l’ingiustizia subìta scardina il coperchio del vaso di pandora della rabbia, della vendetta, dell’emotività senza controllo. Il desiderio di libertà, di democrazia, di giustizia rappresenta per i cittadini italiani il senso della Festa del 25 Aprile. Dalle belle immagini della Liberazione, come quelle dei rappresentanti del CLN che si muovono senza armi nelle vie e nelle piazze di Milano, traspare che cosa c’era nelle intenzioni delle persone che contribuirono a liberare l’Italia. Non solo l’idea di superare una dittatura, di allontanare un occupante dal suolo nazionale e di ristabilire il primato del diritto, ma un pensiero già proiettato a come garantire le condizioni di giustizia e di equità”.
Il sindaco di Monza Paolo Pilotto
“Qualcuno, non sappiamo perché, ha imbrattato proprio pochi giorni prima di questa festa le pietre e le targhe che in una via della nostra città ricordano le vostre vite e il vostro sacrificio. Angelo Zampieri e Mario Certa erano due giovani, uno nato a Guarda Veneta, in provincia di Rovigo, e l’altro a Verona. Entrambi vivevano nel quartiere Cederna. Angelo morì a Mauthausen, il primo novembre 1944, Mario ad Alkoven, nel Castello di Hartheim, il 29 dicembre 1944. Insieme al Presidente della Provincia e ai Sindaci della nostra bella Brianza, di ogni segno politico, insieme al Comitato Pietre di Inciampo, ad ANPI, ad ANED, anno dopo anno, posiamo nelle nostre città “pietre” che ricordano i luoghi dove erano vissute persone mai tornate dai campi di concentramento. Servono non ad alimentare la rabbia, l’odio e la veemenza contro qualcuno, ma a coltivare la memoria e la riconoscenza, a mantenere la consapevolezza che i popoli che si affidano ad una dittatura sono destinati all’ingiustizia, al dolore, al martirio”.

“Noi non sappiamo perché qualcuno abbia deciso di imbrattare le loro pietre e le loro targhe, posate solo pochi mesi fa, a gennaio – ha concluso il sindaco di Monza. “Non sappiamo se sia stata la mano di un giovane troppo inesperto della vita per capire il senso minimo delle cose, o di un adulto offuscato per un istante, o da più tempo, nella sua mente. Noi sappiamo che vi dobbiamo chiedere scusa, perché non siamo stati capaci di raccontare ed insegnare, o perché abbiamo dimenticato le cose essenziali”.

La giornata di festa ha avuto inizio alle ore 9 con la celebrazione della Santa Messa presso la Cappella del Cimitero Urbano di viale Ugo Foscolo. A seguire l’Amministrazione Comunale ha deposto una corona d’alloro al campo dei Caduti della Resistenza, sulla stele ANEI (L’Associazione Nazionale ex Internati) e al campo dei Caduti di tutte le guerre. Alle ore 10.30 da piazza Citterio, angolo via Carlo Alberto, è partito il corteo, accompagnato dalla musica della Banda Sarabanda di Cederna, che ha raggiunto piazza Trento.
La testimonianza dell’ANPI
A prendere la parola, durante le celebrazioni, con voce commossa ed emozionata, Emanuela Manco, presidente Anpi Monza che ha ricordato quanto alto, anche in termini di vite umane, sia stato il contributo della città di Monza alla causa della Resistenza e il ruolo delle donne.

“Teresa Mattei fu sin da giovanissima e per tutta la vita ribelle e anticonformista, con il nome di battaglia Chicchi, divenne la staffetta impavida subendo torture inenarrabili e violenze dai militi delle SS senza mai piegarsi – ha ricordato Manco. “Nelle prime elezioni politiche del dopoguerra, il 2 giugno ’46, Teresa Mattei fu la più giovane eletta tra i membri dell’Assemblea Costituente. In quellan data storica, la vittoria della repubblica al referendum sancì la rottura con la monarchia e un nuovo inizio per il nostro Paese. Nei mesi che precedettero le elezioni le associazioni femminili, in particolare comuniste e democristiane, fecero una capillare attività di informazione e sensibilizzazione al voto, rendendo consapevoli le italiane dell’importanza cruciale di quel momento storico. E le donne andarono in massa a votare. Come disse la giornalista Anna Garofalo, stringevamo le schede elettorali come biglietti d’amore. Il 2 giugno 1946, su 556 deputati eletti, 21 erano donne, molto diverse per età, formazione, appartenenza politica ma unite nelle faticose conquiste in una società patriarcale, riuscirono ad apportare nella stesura della costituzione le basi per l’uguaglianza tra cittadini”.
Emanuela Manco durante il suo intervento
“E la lotta per i diritti è proseguita nei decenni successivi e le partigiane si unirono alle nuove generazioni di donne nei movimenti di piazza e nelle lotte in parlamento. Teresa Mattei in un discorso all’assemblea disse: nessuno sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un popolo se non è accompagnato da una piena emancipazione femminile. Se le donne non avessero fatto la Resistenza, certamente non avrebbero potuto chiedere e ottenere il diritto di voto attivo e passivo e la nascente repubblica, senza di loro, non sarebbe stata la stessa. Il ruolo delle donne nella Resistenza è stato a lungo sottaciuto e sottovalutato. La resistenza al nazifascismo è stata raccontata quasi sempre al maschile relegando le donne a ruoli secondari. Eppure, oggi sappiamo che senza di loro la Resistenza non avrebbe potuto realizzarsi appieno. Come disse Ferruccio Parri, le donne furono la Resistenza dei resistenti. Dall’annuncio dell’Armistizio dell’8 settembre ’43, donne di ogni età, operaie, contadine, insegnanti, entrano nella Resistenza, svolgendo ruoli vari come consegnare messaggi, cibo, medicine e armi. Nascondono e aiutano soldati e ebrei in fuga, partecipano agli scioperi e si organizzano nei gruppi di difesa della donna per il sostegno delle famiglie dei partigiani ma anche, si preparano politicamente, guardando al futuro e formando reti sociali”.





