l'intervista
|Monza, sicurezza in stazione. L’ex assessore Arena: “Vedo meno presidio e più ideologia”
MBNews raggiunge l’ex assessore alla sicurezza e alla mobilità dopo i recenti episodi di violenza e degrado in stazione. “Ci criticavano per i nostri interventi sul micro spaccio, ma quello era presidio territoriale”.
Monza. Negli ultimi giorni l’area della stazione di Monza è tornata al centro delle cronache per episodi di degrado, tensioni e violenze, fino alla recente aggressione del titolare di uno dei bar in prossimità dello scalo ferroviario, colpito e strangolato davanti a clienti e collaboratori (ne abbiamo parlato qui). Un tema tutt’altro che nuovo per la città, considerando che da anni l’area stazione è una delle più sensibili, ma che continua ad alimentare il confronto politico sul modello di sicurezza da adottare. Un modello, quello attuale, che non convince molti, tra cui Federico Arena, ex assessore alla Sicurezza durante la precedente amministrazione Allevi, in carica fino al 2022. Lo abbiamo intervistato.
Intervista a Federico Arena, ex assessore alla Sicurezza
Arena, la situazione intorno alla stazione torna al centro del dibattito. Cosa sta succedendo?
«I problemi purtroppo sono sempre gli stessi. Quello che è cambiato è l’approccio: oggi vedo meno pragmatismo e più ideologia nella gestione della sicurezza urbana».
In che senso?
«Il primo segnale è il ridimensionamento, di fatto, del nucleo dedicato esclusivamente alla sicurezza urbana. Durante la nostra amministrazione era centrale: garantiva presenza costante nelle zone sensibili, dalla stazione ai giardini. Oggi questo presidio è molto meno strutturato e si vede».
L’opposizione di allora vi criticava per questo tipo di interventi.
«Sì, ci accusavano di inseguire anche episodi piccoli di spaccio, come sequestri di modeste quantità di droga. Ma quella era una scelta precisa: far sentire la presenza dello Stato. Non siamo un’azienda che deve fare utili, siamo un ente pubblico che deve garantire sicurezza».
Federico Arena insieme al senatore Massimiliano Romeo. Entrambi appartengono al partito politico della Lega
Oggi invece cosa è cambiato?
«Hanno tolto risorse dalla sicurezza urbana per spostarle altrove, ad esempio su controlli più amministrativi. Noi avevamo scelto di concentrarci sulle situazioni più critiche, quelle che incidono davvero sulla percezione di sicurezza dei cittadini. Questo non vuol dire non fare le multe, ma preferisco garantire il presidio in stazione piuttosto che multare chi ha dieci minuti di ritardo nel disco orario».
Uno dei temi che solleva è quello dei taser.
«Sì, perché è emblematico. Nel 2022 erano già stati acquistati e i corsi erano partiti. Eravamo pronti alla sperimentazione. Poi tutto si è fermato. Mi chiedo che fine abbiano fatto quelle risorse, ma soprattutto mi dispiace che si sia tutto fermato, perchè penso che sia stata una scelta ideologica».
Perché li considera così importanti?
«Perché sono uno strumento di tutela per gli agenti. In situazioni di pericolo permettono di evitare conseguenze peggiori».
Veniamo all’episodio del 9 marzo scorso, quando il proprietario di un bar vicino alla stazione è stato aggredito violentemente. Inoltre nelle operazioni per fermare l’aggressione è stato ferito anche un agente delle forze dell’ordine. Lei mi ha detto che se fosse stato ancora assessore avrebbe fatto visita al barista. C’è anche un tema di presenza istituzionale dopo gli episodi di violenza, quindi?
«Assolutamente sì. Le istituzioni devono esserci, anche fisicamente. Non basta esprimere solidarietà: bisogna andare sul posto, incontrare le persone, far sentire la vicinanza concreta. Anche perchè bar e attività commerciali sono loro stesse presidi territoriali importanti. Magari anche il nuovo assessore è andato, questo non posso saperlo. Onestamente spero di sì».
Le immagini della telecamera riprendono l'aggressione dello scorso 9 marzo
Presidio. Cosa intende esattamente?
«Non solo forze dell’ordine, ma anche presenza quotidiana. Attività, esercenti, controlli costanti, una vita di comunità attiva. Se lasci uno spazio vuoto, quel vuoto viene occupato dal degrado».
Se oggi fosse di nuovo assessore, cosa farebbe di diverso?
«Ripristinerei un presidio fisso in stazione e ricostituirei un nucleo di polizia locale dedicato alla sicurezza urbana. Serve un lavoro quotidiano: contrasto al piccolo spaccio, attenzione al degrado, applicazione del regolamento».
È una sfida risolvibile?
«Risolvere tutto al 100% è difficile, forse utopico. Ma se parti con l’idea giusta – presenza, costanza, strumenti adeguati – puoi migliorare molto la situazione. Senza questo, i problemi restano».



