Logo
Monza, la prima di “Fahrenheit 451” conquista il pubblico del Teatro Binario 7

Lo spettacolo, tratto dal celebre romanzo distopico di Ray Bradbury, con la regia di Corrado Accordino, andrà in scena da giovedì 26 febbraio a venerdì 1 marzo, presso il Teatro Binario 7.

Si chiude tra gli applausi di un pubblico emozionato la prima di “Fahrenheit 451”, al Teatro Binario 7 di Monza, regia e drammaturgia di Corrado Accordino. Terzo e ultimo spettacolo della “Trilogia della distopia” che ha visto la messa in scena, nel 2024, del capolavoro di George Orwell, “1984“, e l’anno scorso, de “Il mondo nuovo“, celebre romanzo distopico di Aldous Huxley. Ma questa volta, in una sala Chaplin gremita, nella serata di giovedì 26 febbraio, a farla da padroni sono stati gli scenari desolanti e crudi immaginati da Ray Bradbury nel 1953, tra grandi schermi che ossessionano le menti, libri ormai considerati “pericolosi” e un’ossessione per il libero pensiero come minaccia dell’unico potere.

Il nuovo spettacolo prodotto dalla Compagnia Teatro Binario 7 con scene e costumi curati da Maria Chiara Vitali, cerca e trova una connessione vivida tra ciò che negli anni Cinquanta era forse solo a un pallido inizio e la modernità odiena, restituita sul palcoscenico in tutta la sua tragicità. La censura sistematica, l’abolizione del pensiero critico, l’anestesia intellettuale indotta da un intrattenimento onnipresente e la distruzione della memoria storica a favore di un eterno, vuoto presente. Sono questi alcuni dei nodi cruciali che emergono in un’opera che mai come oggi appare profetica e necessaria.

Fahrenheit 451 Binario 7 spettacolo

Il paradosso di un corpo di “militi del fuoco”, i pompieri, che non spegne incendi ma li appicca guida le azioni di una società che ha dichiarato guerra alla complessità, dove la lettura è un crimine e la cultura è ridotta in cenere a 451 gradi Fahrenheit, la temperatura di accensione della carta. E l’inquietudine del dubbio, soffocata dal rumore bianco delle “pareti-televisore” e dalle “conchiglie” auricolari, viene sostituita da una passività sorridente ma priva di anima.

“Svuota i teatri, lascia solo i pagliacci. Costruisci case con pareti di cristallo e luci colorate. Offri buon vino, whisky, sport a volontà e qualche barzelletta sconcia. Falli ridere di niente e la mente si svuoterà. Meno cibo darai al tuo cervello meno sentirà il bisogno di mangiare – il commento di Corrado Accordino.La gente ha bisogno di credere in qualcosa che appartenga a tutti, qualcosa che ci accomuni, che ci renda uguali. Ciò che non è familiare ci fa paura. Riduciamo le differenze, escludiamo la diversità, omologhiamo la visione del mondo. Per questo noi bruciamo i libri e poi bruciamo la cenere dei libri”.

Corrado Accordino, binario 7Corrado Accordino, direttore artistico del Teatro Binario 7

“Perché i libri confondono, illudono e mentono. In fondo un libro cos’è? Un’arma carica che un uomo può usare contro un altro uomo, per distruggere la sua felicità. E noi non vogliamo questo. I libri non servono a nulla, parlano di gente che non esiste, deliri di immaginazione. Perché imparare qualcosa che non serve a premere bottoni, a tirare una leva, a far partire un programma? Meno tempo per pensare, meno tempo per la filosofia, il dubbio e la malinconia. Noi siamo questo. Noi siamo i custodi della felicità del mondo e della pace della mente”.

Lo spettacolo

Al centro della scena, Daniele Ornatelli dà corpo e tormento a un Guy Montag in piena crisi di coscienza, contrapposto al rigore ideologico e alla dialettica tagliente del Capitano Beatty, interpretato da Giancarlo Latina. Attorno a loro si muovono le due facce di una femminilità opposta e simbolica: Sarah Joy Balasini e Carolina Miglione incarnano con efficacia le anime dissonanti del racconto, muovendosi tra l’alienazione domestica e il desiderio di libertà. Il contrasto visivo si fa subito cifra stilistica: in un mondo dominato da costumi scuri e uniformi cupe, spicca l’improvviso e rivoluzionario squarcio di colore dell’ombrello rosa e dell’abito allegro di Clarisse, unico elemento visivo capace di resistere al grigiore della censura e all’oscurità dei “segugi meccanici”, portati sul palco da Matteo Contini e Valerio Cantù, impegnati anche nel ruolo dei pompieri.

Fahrenheit 451 Binario 7 spettacoloGli attori sul palcoscenico con i costumi di scena

La messa in scena di Corrado Accordino sceglie una via sensoriale e asciutta, dove una scenografia minimalista viene costantemente aggredita da tre grandi schermi. Su questi monitor scorrono pubblicità ossessive e immagini caotiche, proiezioni di un “rumore bianco” mediatico che stordisce lo spettatore proprio come stordisce i cittadini della distopia di Bradbury. L’intensità drammatica viene scandita da colonne sonore potenti e aggressive, che esplodono nei momenti di massima tensione, sottolineando la violenza del potere. In questo scenario dominato dalla tecnologia e dal metallo, i libri cartacei, fisici, materici, ostinatamente presenti, giocano a nascondino con la legge: inizialmente celati come segreti indicibili, tornano prepotentemente alla ribalta nel finale, reclamando il proprio spazio e la propria dignità di ultimi baluardi dell’umanità.