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Allenare la mente per migliorare in gara: a Barzanò il focus sullo psicologo dello sport

Al Polo Direzionale Cab di Barzanò una serata con Elisa Di Gregorio per riflettere sul ruolo dello psicologo dello sport tra benessere, ansia e performance.

Prima del risultato, prima della prestazione, c’è il benessere della persona. È partito da questo messaggio l’incontro “La mente che vince”, ospitato mercoledì 25 marzo al Polo Direzionale Cab di Barzanò. Un appuntamento dedicato al rapporto tra mente e performance sportiva che ha acceso i riflettori sul ruolo, ancora troppo spesso sottovalutato, dello psicologo dello sport.

Protagonista dell’incontro è stata Elisa Di Gregorio, psicologa dello sport, che ha guidato il pubblico in un percorso tra teoria, strumenti pratici e falsi miti da sfatare. Il messaggio emerso con chiarezza è che la psicologia non è una componente secondaria, ma un elemento fondamentale del percorso sportivo.

“La psicologia dello sport ha come primo obiettivo la promozione del benessere — ha affermato Di Gregorio —. Accanto a questo c’è la valorizzazione del potenziale della persona, del gruppo squadra e solo infine il miglioramento della performance. Quando si tutela il benessere, diventa più facile costruire fiducia in sé stessi, affrontare l’ansia e iniziare a costruire un percorso davvero completo. Un atleta decide di rivolgersi a uno psicologo dello sport non solo quando emergono difficoltà o momenti critici, ma anche per sviluppare empowerment e mental training, cioè un allenamento mentale che si affianca a quello fisico e tecnico. In entrambi i casi, il lavoro tocca aspetti centrali come emozioni, autostima, ansia, motivazione, recupero dagli infortuni e consapevolezza di sé. Proprio per questo non esistono approcci standardizzati: ogni atleta porta con sé vissuti, emozioni e bisogni specifici”.

elisa di gregorio MB

Mindfulness, respirazione e self-talk

Nel corso della serata, approfonditi anche esercizi di ristrutturazione cognitiva, come la mindfulness e la respirazione, pensati per mettere in discussione i pensieri negativi. “La mindfulness aiuta a restare nel qui e ora senza giudizio, concentrando l’attenzione su un focus preciso, come il respiro o il corpo, e lasciando andare ciò che distrae. Anche le tecniche respiratorie, diverse a seconda dell’effetto ricercato, possono rivelarsi molto utili. Un esempio è la respirazione diaframmatica, che può risultare utile nella fase che precede una gara per ritrovare lucidità. In altre parole, quando la mente non è a proprio agio, anche il corpo finisce per rispondere peggio — ha spiegato Di Gregorio —. Il dialogo interno ha un peso enorme. Spesso non ci rendiamo conto di come parliamo a noi stessi, ma il self-talk influenza pensieri, emozioni e comportamenti. Un dialogo interno positivo può essere motivante, mentre uno negativo può alimentare ansia, insicurezza e peggiorare il rendimento. Non basta pensare positivo, prima serve acquisire consapevolezza, capire da dove nascono preoccupazioni e pensieri disfunzionali, per poi intervenire in modo efficace”.

L’evento ha rappresentato anche l’occasione per sfatare alcuni falsi miti sul ruolo dello psicologo dello sport: l’idea che lo psicologo dello sport serva solo quando c’è un problema, che non sia utile per i bambini o che non lavori in relazione con lo staff tecnico. Al contrario, il quadro emerso è stato quello di una figura professionale che accompagna l’atleta in un percorso complesso, fatto di equilibrio, crescita e adattamento.

Il valore dello psicologo dello sport

“Abbiamo organizzato questa serata per ribadire il ruolo e l’importanza di una figura che troppo spesso non viene considerata, ma che è davvero fondamentale — ha dichiarato Paolo Godina, Amministratore delegato e fondatore di Cab Polidiagnostico —. Ritengo che sportivi, società e allenatori diano ancora poco valore alla psicologia dello sport. Se penso a un atleta, l’allenamento mentale è importante quasi quanto quello fisico. In discipline come il nuoto, dove la ricerca della perfezione può creare un’ansia enorme, saper gestire quei momenti di stress diventa decisivo. Con lo psicologo dello sport si crea un’interazione molto forte tra professionista e atleta, all’interno di un percorso non predefinito ma personalizzato, costruito sui bisogni, sui tempi e sugli obiettivi della persona”.