L'incontro
|MAC Lissone, l’ex direttrice Francesca Guerisoli racconta il museo tra successi passati e sfide future
Ospite dell’incontro aperto al pubblico e mediato dal direttore artistico del MAC Stefano Raimondi nell’ambito della mostra “Opera Viva – Storia di una collezione”, l’ex direttrice Francesca Guerisoli che ha diretto il museo di viale Elisa Ancona dal 2021 al 2023.
Lissone. “Il museo non è solo una vetrina, ma un organismo vivo che respira con la sua comunità“. È con questo spirito che si è tenuto, nella cornice del Museo d’Arte Contemporanea (MAC) di Lissone, l’incontro che ha visto protagonista l’attuale direttore artistico Stefano Raimondi e Francesca Guerisoli, che l’ha preceduto alla guida della struttura di viale Elisa Ancona, che ha diretto per due anni, dalla fine del 2021 al 2023. Focus della serata che si è svolta nella serata di giovedì 19 marzo, presso i locali del museo di viale Elisa Ancona, nell’ambito della mostra dal titolo “Opera Viva – Storia di una collezione“, il dialogo tra presente e futuro del MAC dopo gli incontri con gli storici direttori Luigi Cavadini e Flaminio Gualdoni.
L’ex direttrice ha ripercorso i suoi due anni di mandato, sviscerando i successi, le scommesse vinte e la visione che ha animato le sue scelte, dalla resilienza cromatica dell’installazione performativa “Modern Pattern” (2022), firmata da Benedetta Mori Ubaldini e Roberta Savelli, fino alle poetiche sessioni di disegno collettivo della Scuola di Santa Rosa al Leaf Bar con Luigi Presicce e Francesco Lauretta. Senza dimenticare l’attività svolta sul territorio nell’ambito della collaborazione con la Quadriennale di Roma e l’Enciclopedia Treccani, che ha ospitato gli esiti critici degli studio visit effettuati da Guerisoli negli atelier lissonesi.
Il culmine di questo percorso è coinciso forse con il Premio Lissone 2023: una giuria d’eccellenza composta da Lóránd Hegyi, storico e critico di fama mondiale e Giovanna Forlanelli Rovati, Presidente della Fondazione Luigi Rovati. Le acquisizioni di Marion Baruch con l’opera “Bridging the gap” e del giovane talento Marco Eusepi, unitamente alla sezione Design curata dalla storica Anty Pansera, hanno visto Lissone ricoprire un ruolo di importanza nell’ambito della critica e del mercato dell’arte contemporanea.
L’arte partecipativa e il museo come contenitore sociale
Durante l’incontro, tra i punti maggiormente toccati, la ridefinizione degli spazi museali. Guerisoli, storica dell’arte, critica e curatrice indipendente, dal 2009 docente all’Università Bicocca di Milano, ha voluto sottolineare come l’arte debba uscire dalle proprie mura per intessere relazioni tangibili con i cittadini. Ad aprire l’incontro il ricordo della prima mostra, quella dedicata nel 2022 all’arte di Francesco Lauretta, con circa cinquanta opere, dipinti ma anche disegni, spolveri, sculture, polimaterici, azioni.
Dottor Pasavento, 2020, di Francesco Lauretta, vincitrice del Premio Lissone 20/21
“Ho pensato a Francesco Lauretta perché era proprio quell’artista che riusciva a creare quel ponte tra la direzione che mi aveva preceduta e il “nuovo museo” che avevo in mente – le parole di Guerisoli. “Il museo è un luogo fondamentale perché ci permette, attraverso la molteplicità degli approcci dei vari direttori artistici, di interrogarci continuamente su cosa esso rappresenti per una comunità. Per me il museo è un vero e proprio contenitore sociale, non soltanto uno spazio asettico dove si fanno esposizioni: è un luogo che connette le persone. Non ha il solo compito di realizzare mostre, ma ha il dovere di uscire dalle sue mura e spingersi sempre più dentro le maglie della società”.
“Per questo i progetti di arte partecipativa che ho realizzato durante il mio incarico hanno funzionato benissimo, e i numeri parlano chiaro. Un esempio è “Modern Pattern” del 2022, un’installazione interattiva allestita fuori dal museo, realizzata da Benedetta Mori Ubaldini e Roberta Savelli, capace di trasformare i limiti del Covid in una risorsa creativa. Ma penso anche al lavoro sull’identità lissonese svolto con l’Istituto Meroni, o alla collaborazione con la Scuola di Santa Rosa insieme a Luigi Presicce e Francesco Lauretta al Leaf Bar: sessioni di disegno senza premi o aspettative, pura occasione per relazionarsi. Queste attività non sono secondarie a una mostra, ma hanno un ruolo vitale per avvicinare la collettività”.
Le energie del territorio: no ai localismi, sì alla ricerca
Un altro snodo cruciale della serata ha riguardato il rapporto tra la Brianza e la vicina Milano. L’ex direttrice ha spiegato la scelta di valorizzare le eccellenze locali attraverso un rigoroso lavoro critico, respingendo l’idea di un museo provinciale o sottomesso alle logiche commerciali, sia stata motivata da un approccio personale basato su attenzione alla curatela e rifiuto del localismo fine a sè stesso.
“Abbiamo confutato coloro che dicevano che a Lissone non ci sarebbe stata risposta per le iniziative artistiche di spessore – ha proseguito Guerisoli. “Ho cercato di partire dalle domande inespresse del territorio nell’organizzare le mostre, perché per me è vitale connettere la realtà locale all’arte contemporanea, ma dicendo un fermo “no” ai localismi in senso stretto. Non mi interessa la “fiera degli artisti lissonesi”, bensì una mostra strutturata che indaghi le energie del territorio attraverso un ragionamento curatoriale severo. Quando presi l’incarico, in collaborazione con la Quadriennale di Roma, mi chiesero di fare studio visit a Milano. Io risposi di no: decisi di farli dove lavoravo, in Brianza“.
“Per me aveva senso dare voce a un territorio spesso messo in ombra dalla grande Milano. Recandomi nei luoghi di lavoro degli artisti, ne coglievo le peculiarità per trarne studi critici poi pubblicati da Treccani. Durante questa attività ho conosciuto artiste locali come Francesca Brugola e Francesca Frigerio, il cui lavoro è poi confluito in una mostra curatoriale per metterne in luce la ricerca. L’obiettivo era alzare l’asticella per situarci nella vera ricerca artistica italiana, conservando il legame con Lissone. L’ho fatto valorizzando il livello locale, ma senza mai cedere alle tante gallerie che mi proponevano mostre “a costo zero” dettate dal mercato: ho preferito fare meno mostre, ma con più risorse e nate da progetti consapevoli”.
Il rilancio dei Premi e la scommessa vinta su Marion Baruch
“Durante il mio mandato ho lavorato molto sull’accessibilità dei testi e dei cataloghi, affinché un museo civico fosse capace di parlare prima di tutto alla collettività. Questa stessa visione l’ho applicata al rilancio del Premio Lissone. L’opera “Bridging the gap” di Marion Baruch fu, ad esempio, una vera rivelazione. Quando me la trovai davanti per il Premio Lissone 2023, insieme agli altri giurati Lóránd Hegyi e Giovanna Forlanelli Rovati, continuava a richiamarci. Facemmo un salto nel vuoto premiando un’artista formidabile ma fuori dai radar convenzionali: poco tempo dopo, il valore delle sue opere salì alle stelle: eravamo stati i primi a crederci come istituzione pubblica, indipendentemente dai condizionamenti”.
Esposta, Bridging the gap, 2019, opera vincintrice per la categoria Gran Premio del Premio Lissone 2023
“Anche sugli altri premi ho cercato di cogliere l’eredità dei miei predecessori, riattivandoli attraverso il mio sguardo e imprimendo una forte impronta curatoriale. Per il Premio Lissone Design ho coinvolto la professoressa Anty Pansera come curatrice, conferendo al premio una sua commissione specifica per le acquisizioni. Per il Premio Lissone Pittura, invece, ho optato per uno sguardo culturale strutturato sulle sezioni “Gran Premio” e “Nuove Visioni” – vinte poi rispettivamente dalla Baruch e dal giovane talento Marco Eusepi. Per ciascuna sezione indicammo dei curatori che, definendo un proprio concept, chiamarono gli artisti, dando forma a quattro piccole mostre capaci di restituire sguardi generazionali profondamente diversi e stimolanti”.


