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|Tre nuovi macchinari al Centro Tettamanti: così la ricerca a Monza sfida il 10% delle leucemie incurabili
Consegnati tre nuovi macchinari hi-tech — piastra fredda, microtomo e bagnetto stendifette — per l’analisi dei tessuti. L’obiettivo della Fondazione monzese è abbattere quel 10% di casi pediatrici che ancora non risponde alle cure tradizionali.
Monza – Tre nuovi strumenti hi-tech entrano nei laboratori della Fondazione Tettamanti per potenziare la battaglia contro la leucemia infantile. Si tratta di una piastra fredda, un microtomo e un bagnetto stendifette: apparecchiature fondamentali che permettono di preparare i campioni istologici e “sezionare” i tessuti dei piccoli pazienti con precisione millimetrica, per studiarne la morfologia al microscopio.
La donazione arriva dalla Società dei Buontemponi di Milano, che per il secondo anno consecutivo ha scelto di investire sull’eccellenza medica di Monza. Un contributo concreto che punta ad abbattere quel 10% di casi che ancora oggi non risponde alle cure tradizionali.
A cosa servono i nuovi strumenti?
Sotto la direzione del Professor Andrea Biondi e la guida scientifica della Professoressa Marta Serafini e della biotecnologa Samantha Daisante, i nuovi macchinari diventeranno il braccio operativo dei ricercatori di via Pergolesi. Nello specifico, permetteranno di:
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Analizzare i tessuti nel dettaglio: grazie al microtomo, i campioni vengono ridotti in fette ultrasottili (sezioni istologiche).
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Migliorare la diagnosi: una valutazione morfologica accurata è il punto di partenza per impostare terapie personalizzate, fondamentali per i bambini che non reagiscono alla chemioterapia standard.
Monza polo d’attrazione per la solidarietà
Nonostante la provenienza milanese dei donatori (guidati dai presidenti Gabriella Novarini e Massimo Santi, con il supporto di Luigi Rovagnati e Mariagrazia Grande Pessina), il cuore dell’operazione resta il distretto sanitario di Monza. Ogni anno in Italia si ammalano circa 500 bambini: se il 90% oggi guarisce, è grazie al lavoro di centri come il Tettamanti e il laboratorio Stefano Verri, che ora, con queste nuove dotazioni, aggiungono un’arma in più nel loro arsenale scientifico.


