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|Olimpiadi partite, ma le infrastrutture in Brianza non vedono il traguardo
Cronoprogrammi saltati e nodi geologici: la sfida impossibile delle opere stradali verso i Giochi Invernali.
Brianza – Il braciere olimpico è stato acceso, ma lungo la direttrice che collega Milano alle cime della Valtellina, il panorama non è fatto di bandiere, bensì di barriere New Jersey e ruspe. La Brianza, cuore logistico del traffico diretto verso le sedi di gara, si presenta all’appuntamento internazionale come un’eterna incompiuta.
Secondo i dati incrociati del monitoraggio Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 ( SIMICO ) e le ultime relazioni della Corte dei Conti, il quadro è impietoso: meno del 40% delle opere stradali previste per l’evento ha raggiunto il collaudo definitivo. Il resto è una distesa di cantieri che, invece di fluidificare il transito, rischiano di paralizzarlo proprio nel momento di massima necessità.
Il precedente: il “buco” di Tirano
Il fallimento della corsa contro il tempo era già apparso chiaro lo scorso dicembre in Valtellina. Come avevamo documentato, la Tangenziale di Tirano — l’opera da 200 milioni di euro fondamentale per saltare l’imbuto cittadino — è stata ufficialmente “tagliata fuori” dai Giochi. Le insidie geologiche incontrate durante lo scavo della galleria naturale “Il Dosso” hanno reso impossibile il completamento dei 978 metri di traforo. Anas ha dovuto alzare bandiera bianca: la variante non sarà pronta, lasciando Tirano a gestire il traffico olimpico con il suo limitato sistema viario urbano.
Briosco e il “giallo” dei sottoservizi
Il caso dello svincolo della SS36 a Briosco è emblematico. Nonostante il taglio del nastro simbolico del Ministro Matteo Salvini nel dicembre 2024, il cantiere è rimasto impantanato nel sottosuolo. Il sindaco Antonio Verbicaro, in una recente intervista, ha confermato il superamento dei tempi massimi: “I lavori dovevano concludersi entro l’inizio delle Olimpiadi, ma è chiaro che questo non avverrà”. La colpa? Una giungla di tubature del gas e linee elettriche mai mappate che ha trasformato una messa in sicurezza necessaria in un rebus ingegneristico. Il risultato è che uno dei tratti più pericolosi della Statale 36 resterà un cantiere aperto proprio durante il picco di traffico mondiale.
Sant’Alessandro: l’illusione dei 4 minuti
A Monza, la porta d’ingresso verso le montagne, la situazione non è più rosea. Il potenziamento dello svincolo di Sant’Alessandro sulla A52 (Tangenziale Nord) doveva essere la chiave per fluidificare il passaggio tra la A4 e la SS36, promettendo di abbattere i tempi di percorrenza da 13 a 4 minuti.
Tuttavia, l’ultimo bollettino di Milano Serravalle (sezione “Info Viabilità”) conferma che i lavori sono tutt’altro che conclusi. Per tutta questa settimana sono programmate chiusure notturne e deviazioni proprio per il “completamento delle zone di scambio”. I 46 milioni di euro investiti da Regione Lombardia non sono bastati a garantire la piena operatività dell’opera per febbraio 2026: i turisti diretti a nord troveranno uno svincolo ancora in fase di assestamento.
SS36: l’avanzamento lento dell’Osservatorio Anas
I dati dell’Osservatorio Milano Cortina di Anas parlano chiaro: molti lotti di adeguamento della SS36, in particolare nel tratto critico tra Giussano e Civate, risultano ancora con una percentuale di avanzamento lavori inferiore all’80%. Le ordinanze di limitazione della carreggiata per la sostituzione delle barriere di sicurezza e l’asfaltatura drenante si rincorrono quotidianamente. Quella che doveva essere una “superstrada olimpica” si presenta oggi come una gimkana tra birilli e restringimenti, aggravata dal fatto che la Pedemontana Lombarda (Tratte B2 e C) è ancora lontana dal venire in soccorso alla viabilità locale.
Pedemontana: neanche per le Olimpiadi 2030…
Tempi mancati sulle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 anche per la Pedemontana Lombarda. Un comunicato stampa del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del dicembre 2022 recitava, a proposito dell’infrastruttura: “È una delle principali opere pubbliche attualmente in corso d’opera in Italia, strategica per il territorio lombardo, fortemente voluta da Regione Lombardia che ne è azionista di maggioranza, e dal concedente Concessioni Autostradali Lombarde. Fondamentale in vista delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026 e per questo particolarmente attenzionata anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.
Dell’arteria però oggi sono in funzione attualmente solo due delle cinque tratte previste, per 22 km circa: la A tra le autostrade A8 e A9 e la B1 dall’interconnessione con la A9 alla SP ex SS 35 a Lentate sul Seveso. Per le tratte B2 e C i lavori sono partiti con un ritardo consistente, nel dicembre 2024. Alcuni cantieri cruciali non sono ancora nel vivo, come quello di Lesmo (Tratta C) in partenza a fine gennaio 2026. Fine lavori prevista: novembre 2028, secondo quanto dichiarato dai vertici tecnici di Pedemontana in un’assemblea pubblica a Lesmo di questo mese.
Ancora tutta da scrivere poi è la tratta finale, la D, sulla quale è in corso una variante breve che manca pure l’aggancio alla Bergamasca fermandosi ad Agrate Brianza. Per la D Breve, l’iter è ancora in corso e le coperture finanziarie da trovare. Se anche la determinazione di Regione Lombardia portasse a termine il progetto, si prevede nella migliore delle ipotesi uno scarto di 3 anni circa tra la fine delle tratte B2 e C e la fine dell’intera opera compresa la D Breve. Nemmeno per le Olimpiadi 2030…
Un’eredità pesante
Il fallimento sistemico di questi cronoprogrammi non è solo una questione di asfalto, ma di credibilità. Tra geologie ostili in Valtellina e sottoservizi “fantasma” in Brianza, la macchina organizzativa si è scontrata con la realtà di un territorio che non è stato preparato per tempo. Le Olimpiadi passeranno, ma per i pendolari della SS36 e della Tangenziale Nord, la fine dell’incubo dei cantieri resta una data ancora da scrivere.


