Intervista
|Grazie ai social la cultura è diventata POP: intervista a Enrico Galiano il “prof influencer” che riempie i teatri
In attesa dell’evento di questa sera all’Excelsior di Cesano, lo scrittore da milioni di click svela a MBNews come nasce il suo racconto dei miti greci. Un dialogo senza filtri sui tormenti dei giovani d’oggi e sul perché, per tornare a inventare, bisogna riscoprire il valore del tempo perduto
Cesano Maderno– Dalla fisica spiegata su TikTok alla storia antica che diventa virale su Instagram: il modo in cui consumiamo cultura sta cambiando pelle. Non è più solo una questione di libri di testo, ma di nuovi linguaggi capaci di trasformare un display in una cattedra. In questo scenario, fatto di volti che sanno parlare alle nuove generazioni con ritmi diversi, si inserisce anche Enrico Galiano. Il Prof social
friulano sarà protagonista oggi, venerdì 6 febbraio, al Teatro Excelsior di Cesano Maderno con lo spettacolo “Sei un Mito!”.
Chi è Enrico Galiano: il prof social da migliaia di follower
Per chi non lo seguisse ancora sui social, Enrico Galiano è molto più di un “influencer”. Insegnante di lettere in una scuola secondaria di primo grado a Pordenone, è diventato un caso nazionale grazie alla sua web-serie “Cose da prof”, che ha totalizzato milioni di visualizzazioni dando voce alle contraddizioni del mondo scolastico. Scrittore per Garzanti e Salani Editore, i suoi romanzi sono costantemente in cima alle classifiche. Inserito nella lista dei 100 migliori professori d’Italia dal sito Masterprof.it, Galiano è oggi il volto di una didattica che cerca di uscire dalle mura scolastiche per parlare direttamente al cuore (e agli schermi) di ragazzi e genitori.
I social come esca, la scuola come rigore
Il successo di questi nuovi formati comunicativi nasce da una necessità: colmare un vuoto. “I social sono un mezzo che aiuta a proseguire un fine. Un gancio per accendere la scintilla”, spiega Galiano. “Se questo meccanismo porta a riempire le sale per ascoltare monologhi sulla storia o sulla fisica, il bilancio non può che essere positivo”. Tuttavia, il limite è netto: “La scuola oggi fatica a essere pop; è rimasta ferma alla sua impostazione tradizionale, pachidermica direi, mentre il mondo cercava altro. Qualche anno fa per trovare un po’ di cultura pop, bisognava guardare la tv di Stato, come il mitico Piero Angela che ha fatto la storia. La scuola non ha saputo cavalcare quell’onda. Quindi – conclude – è un bene che ci siano i social ma bisogna comunque mantenere un certo rigore: l’esperimento di fisica o la curiosità storica non devono rimanere prodotti fini a se stessi, vanno poi approfonditi e contestualizzati nelle aule, altrimenti non serve a nulla”.
“Sei un Mito!”: risposte antiche per tormenti moderni
Oltre che scrittore e docente, Galiano ha consolidato negli ultimi anni la sua veste di performer teatrale, portando sul palco temi complessi con quel pizzico di leggerezza e ironia che non guasta mai.

Enrico, “Sei un mito!” non è solo un titolo, sembra quasi un’esortazione. Come nasce l’idea di portare la mitologia greca a teatro oggi?
“L’idea è nata proprio ascoltando i miei ragazzi. Lo spettacolo è il risultato di alcune domande precise, quasi dei tormenti, che mi sono sentito rivolgere negli anni tra i banchi: “Come faccio a sapere cosa devo fare da grande?”; “Come gestisco l’ansia che mi viene appena mi decido a fare qualcosa di importante?”; “Come affronto la frustrazione di sentirmi imperfetto?”; “Come capisco se la scelta che ho preso è quella giusta? E se poi mi pento?!”
“Ho deciso di rispondere a queste domande esistenziali facendomi aiutare dai miti greci perché i miti ci ricordano che anche gli Dei erano imperfetti e, a tratti, comici. Io sono cresciuto con Pollon, e lo so bene – commenta – In una società che oggi pretende dai giovani una performance impeccabile, il mito ci restituisce il diritto fondamentale all’errore: quello che ci rende umani”.
Enrico Galiano, prof sui social: come vivono la sua popolarità gli alunni?
Sul tema dell’utilizzo dei social, Galiano non si nasconde dietro un dito e ammette una fragilità che accomuna adulti e giovani: la dipendenza. “Chi ha inventato questi strumenti lo ha fatto con la chiara intenzione di tenerci incollati allo schermo. E credo che prima o poi qualcuno dovrà pagare il conto – sostiene – Riconosco di avere un problema anche io: viaggio spesso in treno e, nonostante faccia parte di una generazione di “mezzo”, mi rendo conto che in quelle ore è quasi impossibile non cadere nella tentazione di prendere il telefono. Se è difficile per me, che dovrei esserne immune, provate a immaginare cosa significhi per dei giovani che sono nati dentro questo sistema”.
Giovani che sono spesso additati negativamente proprio a causa dei telefonini e dell’uso dei social. Come vivono gli alunni di Galiano il fatto di avere un prof social da migliaia di followers?
“Mi considero un po’ Clark Kent”, ammette Galiano. “Ho due vite: quella del prof social e quella in classe. Sono persone distinte. Se chi mi conosce online mi tratta da star, tra i banchi sono il “prof” e basta. Ho bisogno di normalità. I miei studenti sanno chi sono e cosa faccio ma per loro sono solo l’insegnante ed è giusto così”. Più che approfittare della sua fama, i ragazzi vengono guidati verso un uso critico dello strumento. Lo scopo non è imitare il docente, ma acquisire consapevolezza. “Ai miei alunni insegno a usare i social con attenzione. C’è sempre uno spartiacque fondamentale di cui discutiamo: siamo noi che usiamo i social o sono i social che usano noi?. È questa la vera domanda che dobbiamo porci”.
Il gap generazionale: “è sparita la noia!”
Se potesse fare un regalo ai ragazzi di oggi, Galiano non sceglierebbe una tecnologia, ma un’esperienza che la sua generazione ha vissuto pienamente: la noia. “È l’eredità che vorrei trasferire loro. La noia è un sentimento dimenticato, ma fondamentale: attiva le cellule, aiuta a creare nuove connessioni e alimenta l’intelligenza emotiva. Io appartengo a una generazione che si annoiava tanto, ed era bellissimo”. Secondo lo scrittore, l’ossessione contemporanea per la produttività costante ha tolto benzina alla creatività. “Oggi tutto deve essere utile, ma non annoiarsi più significa spegnere la nostra capacità di inventare. Dobbiamo recuperare il diritto di non fare nulla per tornare a far nascere qualcosa”.
Per gli amanti dei libri
Enrico Galiano ci anticipa una bella novità: in primavera tornerà in libreria con un romanzo capace di unire la Generazione Z e quella degli anni ’80-’90, arriva a Cesano con un monito che è anche un invito: usare la cultura non per apparire perfetti, ma per imparare a gestire le proprie fragilità.


