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“Vivere senza uno scopo ci ammala”: Daniel Lumera a Besana spiega il segreto biologico della longevità

Il massimo esperto di scienze del benessere sarà al Cineteatro Edelweiss il 7 marzo per l’evento “Scegli la tua Vita”: dai legami tra vocazione e Alzheimer ai consigli pratici per liberarsi dallo stress, ecco l’intervista esclusiva per MBNews

Besana in Brianza – Sapevate che ignorare la propria vocazione non è solo un peccato di modestia, ma un rischio concreto per la salute del nostro cervello?. Recenti studi scientifici dimostrano infatti che avere una missione di vita chiara può ridurre del 50% il rischio di sviluppare l’Alzheimer e aumentare drasticamente la nostra longevità. Non si tratta di filosofia astratta, ma di dati biologici: il senso che diamo alle nostre giornate agisce come un fattore protettivo indipendente per il sistema cardiovascolare e cognitivo.

Per approfondire questo legame vitale tra biologia e spirito, il massimo esperto di queste tematiche, Daniel Lumera, sarà al Cineteatro Edelweiss di Besana in Brianza il prossimo 7 marzo 2026 alle ore 17:00 (apertura porte ore 16:00). Biologo naturalista, autore di best-seller come “Biologia della Gentilezza” e “28 respiri per cambiare vita”, Lumera è l’ideatore del metodo My Life Design®, è fondatore dell’International Kindness Movement, volto a promuovere i valori di gentilezza, pace e cooperazione a livello globale, e di La Lumera O.d.V., che declina il metodo in progetti ad alto impatto sociale. Con oltre centomila followers sui social, è diventato la guida di riferimento per chiunque voglia unire il rigore delle neuroscienze a una ricerca interiore autentica.

L’evento, intitolato “Scegli la tua Vita”, è organizzato dall’Associazione Hakuna Matata: un momento esperienziale a offerta libera consapevole (con prenotazione obbligatoria) per imparare a riconoscere la propria “voce silenziosa” in un mondo sempre più rumoroso. Noi di MBNews lo abbiamo intervistato per capire come la Brianza operosa possa proteggersi dallo stress e perché la gentilezza sia oggi l’unico vero investimento sicuro per la nostra salute.

Daniel Lumera a Besana in Brianza

L’INTERVISTA A DANIEL LUMERA, A BESANA IN BRIANZA IL 7 MARZO

1. Lei sostiene che ignorare la propria vocazione aumenti il rischio di malattie come l’Alzheimer o la demenza senile. Cosa accade a livello biologico al nostro cervello quando viviamo una vita che non ci appartiene?

“Non lo sostengo io”, tiene a precisare Daniel Lumera. “Negli ultimi anni la scienza ha iniziato a indagare sistematicamente l’impatto di un forte senso di scopo di vita sulla salute psicofisica e sulla qualità generale della vita. Avere uno scopo o una missione di vita contribuisce profondamente al benessere mentale, fisico e sociale dell’individuo. Una vita con uno scopo è molto spesso più lunga, più sana e più felice. Analogamente in un ampio studio giapponese, l’Ohsaki Study effettuato su 43.000 persone, è emerso che chi non trovasse senso e significato nella propria vita contava un rischio di morte maggiore di circa il 50% nel successivo decennio rispetto a chi l’avesse. L’assenza di scopo era associata, in particolare, a maggior mortalità cardiovascolare e per cause esterne (incidenti e suicidi). Questi risultati rimangono significativi anche controllando altri fattori di rischio noti (stato di salute iniziale, depressione, condizioni socioeconomiche), suggerendo che lo scopo di vita sia un fattore protettivo indipendente”.

Secondo Lumera, inoltre, “il Rush Memory and Aging Project ha mostrato che chi vive con un forte scopo ha probabilità nettamente inferiori di sviluppare decadimento cognitivo e Alzheimer negli anni seguenti. I partecipanti con uno scopo più elevato avevano un rischio di Alzheimer ridotto di oltre il 50% e presentavano un declino cognitivo più lento nel tempo. Questi effetti restano significativi anche tenendo conto di depressione, rete sociale e condizioni mediche. Coerentemente, gli studi giapponesi hanno riscontrato un rischio di demenza inferiore del 36% in chi riferiva di avere senso e scopo rispetto a chi non ne aveva. Un forte proposito nella vita si associa anche a pressione sanguigna più bassa, profili ormonali migliori, livelli inferiori di cortisolo e infiammazione cronica, che a lungo termine proteggono il sistema cardiovascolare”.

E aggiunge che “non a caso, chi sente di avere una missione tende anche ad adottare stili di vita più sani, come esercizio fisico, alimentazione corretta, adesione ai controlli medici. Infine, oggi i dati confermano che avere uno scopo di vita riduce il rischio di depressione grave, dipendenze e suicidio. Le persone con chiaro meaning in life riportano maggiore soddisfazione nella vita, ottimismo e felicità. In Giappone gli anziani che dichiarano di avere ikigai o shimei presentano meno sentimenti di hopelessness (disperazione) e molte più emozioni positive. Inoltre, avere scopi intrinseci sembra diminuire il rischio di ideazione suicidaria: la presenza di significato è inversamente legata ai tassi di suicidio. Così come un forte senso di scopo aiuta a far fronte in maniera più funzionale alle avversità. In diversi esperimenti di neuropsicologia individui con un elevato purpose in life mostrano un recupero emotivo più rapido dopo eventi negativi, con reazioni fisiologiche attenuate, una più rapida regolazione delle emozioni e maggiore resilienza, che si traduce anche in migliore capacità di coping (strategie per affrontare problemi e situazioni) dopo traumi e perdite, riducendo il rischio di sviluppare PTSD (disturbo da stress post traumatico) o depressione grave”.

2. In un territorio operoso come la Brianza, molti vivono per il lavoro. Esiste un segnale fisico o un “test rapido” per capire se stiamo seguendo la nostra vocazione o se stiamo solo producendo per inerzia, mettendo a rischio la nostra salute?

“Potremmo eseguire il test dell’Ikigai”, suggerisce l’esperto. “Ikigai è spesso presentato come un diagramma. Quattro cerchi che si intersecano: ciò che ami e ti dà gioia fare (la passione), ciò in cui sei bravo (il talento), ciò di cui il mondo ha bisogno (la missione) e ciò per cui puoi essere ricompensato o pagato (la professione). In giapponese l’area che fa coincidere questi quattro fattori si chiama Ikigai. Hai mai costruito o offerto qualcosa che ti ha fatto sentire vivo, che hai saputo fare bene, che ha risposto a un bisogno del mondo e della comunità e che ha avuto un ritorno (emotivo, relazionale, economico)? Non deve essere necessariamente qualcosa di grandioso, ma può riguardare anche qualcosa di intimo. Ebbene, quando questi quattro aspetti coincidono vuol dire che si è sulla buona strada”.

3. Oggi lo stile di vita “zen”, tra meditazione e mindfulness, è diventato un trend molto popolare sui social. Secondo Lei, questa moda aiuta a diffondere consapevolezza o rischia di banalizzare e svuotare di significato pratiche così profonde?

“Entrambe le cose”, risponde Lumera. “Ci sono molta superficialità e tanto business dietro ogni tendenza, che snaturano la filosofia millenaria, la profondità e la bellezza di questo stile di vita e di queste pratiche. Al contempo la diffusione di questi stili di vita e di questi approcci ha permesso a tante persone di entrare in contatto con esperienze autentiche e iniziare un vero e proprio percorso interiore rivoluzionario. Abbiamo, come in ogni fenomeno umano, entrambi i lati della medaglia”. Secondo Lumera, inoltre, “anche per questo motivo con i miei collaboratori stiamo cercando di operare una corretta divulgazione e abbiamo fondato un’accademia che rappresenta prima di tutto un laboratorio di valori, alla luce anche degli studi delle neuroscienze sull’argomento”.

Daniel Lumera

4. Come si può “contagiare” la gentilezza in un’epoca dominata dall’ansia da prestazione digitale e dall’aggressività da tastiera?

“La gentilezza è contagiosa per sua natura”, spiega. “La scienza lo definisce ripple effect, ossia l’effetto onda: compiere, ricevere o anche semplicemente vedere una persona che compie un atto di gentilezza stimola la produzione di neuromodulatori legati al benessere e alla felicità. Proprio oggi che la violenza verbale, economica, mediatica, politica, psicologica, ecologica e fisica sta venendo sdoganata come principio di autoaffermazione identitario, la gentilezza è un atto di coraggio e di disobbedienza civile da coltivare quotidianamente”. E aggiunge che la gentilezza “si contagia attraverso semplici atti quotidiani disinteressati: essere gentili con se stessi, con gli altri, con animali e piante, e col pianeta. Questo è il miglior investimento che possiamo fare per migliorare la qualità della nostra vita”.

5. Cosa spera che i brianzoli portino con sé nella loro quotidianità dopo averla ascoltata al Teatro Edelweiss?

“Sarà un’esperienza diretta. Le persone hanno bisogno di vivere sulla propria pelle questi concetti, a livello emozionale, vitale, biologico. Quindi, spero che l’incontro si traduca in un’esperienza diretta e pragmatica, e poi si trasformi in scelte, decisioni e progetti che siano in grado di trasformare l’esperienza e i valori in un processo di trasformazione sociale positivo”.

6. Potrebbe regalare ai nostri lettori 5 piccoli consigli pratici da applicare subito, da domani mattina, per iniziare a “pulire” la propria biologia e vivere meglio?

“Ci sono 5 strategie naturali molto efficaci che vanno a riequilibrare il cortisolo e ci permettono di iniziare a vivere meglio”, conclude Daniel Lumera:

  • Detox digitale: Spegnere il telefono per alcune ore, evitare schermi al risveglio e prima di coricarsi. Ridurre questa iperstimolazione permette al sistema nervoso di uscire dalla “modalità sopravvivenza”.

  • Sospiro ciclico: Bastano 5 minuti di respirazione consapevole (espirazione più lunga dell’inspirazione) per attivare il sistema parasimpatico e calmare il corpo prima ancora della mente.

  • Cibo e presenza: Mangiare sano con lentezza. Un cibo naturale mangiato con calma stabilizza la glicemia e trasmette pace all’organismo. “Come” mangiamo conta quanto “cosa” mangiamo.

  • Ritmi biologici: Esporsi alla luce naturale al mattino e proteggere il sonno la sera. Rispettando il ritmo giorno-notte, il cortisolo torna a fluttuare correttamente.

  • Contatto con la natura: Camminare nel verde o stare a piedi nudi sulla terra comunica al sistema nervoso che siamo in un posto sicuro, rallentando il battito e la vigilanza mentale.

Hakuna Matata: dove il benessere è una scelta quotidiana

L’evento è reso possibile grazie ad Hakuna Matata, un’associazione APS e ASD nata per creare spazi di trasformazione, consapevolezza e connessione. Qui il benessere non è una semplice pratica, ma una scelta quotidiana che passa attraverso attività olistiche e sportive riconosciute CSEN. Entrare da Hakuna Matata significa rallentare, abbassare il rumore e ritrovare il ritmo del proprio respiro.

Dallo Yoga alla danza consapevole, l’associazione crea spazi dove è possibile “togliere le armature” e crescere insieme attraverso laboratori esperienziali, campus per bambini basati sulla gentilezza e attività per la terza età. Ma la missione di Hakuna Matata va oltre i confini locali: dal 2017 l’associazione sostiene con una “scelta di cuore” il progetto Orphans’s Dreams ODV, aiutando i bambini del Kenya attraverso farm, pozzi e istruzione. Perché, per questa community in continua espansione, ogni pratica fatta in Brianza genera un impatto significativo anche dall’altra parte del mondo.

Daniel Lumera a Besana in Brianza: dettagli evento

L’appuntamento con Daniel Lumera si terrà al Cineteatro Edelweiss di Besana in Brianza (Piazza Cuzzi 8) il prossimo 7 marzo alle ore 17:00. L’ingresso è a offerta libera consapevole, ma la prenotazione è obbligatoria contattando il numero 349 690 2941 o scrivendo a info@centro-hakuna-matata.it.