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Ricorso al Tar contro la D breve di Pedemontana: i sindaci chiedono la sospensiva e chiamano in causa la Corte di Giustizia Europea

Fronte di “grande compattezza” tra i sindaci del Vimercatese che hanno fatto il pieno di pubblico nella conferenza stampa di sabato.

Sala consiliare strapiena, sabato scorso a Vimercate, per la conferenza stampa dei sindaci del Vimercatese che hanno spiegato alla stampa, ma anche ai tantissimi cittadini intervenuti, il perché del ricorso al Tar presentato contro l’approvazione della tratta D breve di Pedemontana. Un ricorso che, tra le 40 pagine di sintesi, chiede anche la sospensiva e il rinvio alla Corte di Giustizia Europea. “Una battaglia difficile – l’ha definita il consigliere provinciale Francesco Facciuto – e senza precedenti, ma che i sindaci del Vimercatese conducono con grande compattezza, semplicemente in difesa del loro territorio e dei loro cittadini”.

“La d breve di Pedemontana non è una variante”

I relatori principali, (Francesco Facciuto, Francesco Cereda, sindaco di Vimercate, Simone Sironi, sindaco di Agrate) hanno riepilogato le criticità che vedono (e che hanno formalizzato anche nella fase di Osservazioni), sulla variante della tratta D. Che poi – prima criticità – una variante non è. Così sostengono i sindaci del Vimercatese rispetto alla versione breve della Tratta D che manca l’aggancio alla Bergamasca e quindi, ribadiscono i primi cittadini del Vimercatese, manca anche l’originario scopo di un collegamento Est Ovest a nord di Milano. “Non c’è più traccia dell’asse Varese -Bergamo e l’opera diventa un collegamento tra l’A8 e l’A1”, ha spiegato Francesco Cereda, “un raddoppio in parallelo della Tangenziale Est che peraltro è gratis nel tratto Vimercate-Agrate quindi preferibile per moltissimi”.

Il paradosso dell’accordo di programma: c’è Osio Sotto ma non Agrate e Burago

“Per questa versione del tracciato – ha sottolineato Simone Sironi – noi sindaci dei territori coinvolti non abbiamo mai sottoscritto un accordo di programma”. Mauro Colombo, primo cittadino di Bellusco, ha sottolineato il paradosso: “nell’accordo di programma originario c’è il Comune di Osio Sotto, il cui sindaco oggi è qui con noi, ma non ci sono comuni come Agrate, Cavenago, Burago i cui territori verrebbero impattati seriamente dalla D breve”.

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L’approvazione della D breve: forzatura dello slocca-cantieri

Secondo tema cruciale, quello della procedura di approvazione di cui si è detto ampiamente nei giorni scorsi. La delibera che approva la D breve, opera infrastrutturale di grande impatto sui territori e fonte di contestazioni diffuse sia tra gli ambientalisti che tra le istituzioni locali, è stata affidata dall’organo interministeriale competente (Cipess) al concessionario (Cal) con un’interpretazione del decreto sblocca cantieri che non troverebbe giustificazione normativa: ” riteniamo non sia applicabile perché qui un progetto definitivo approvato non esiste”, ha spiegato Sironi, “peraltro siamo parlando di una delibera che ha ben 138 prescrizioni e nemmeno siamo stati ufficialmente informati delle valutazioni che hanno portato a formulare queste prescrizioni”. Questo perché, ha sottolineato sempre Sironi – sul sito del Ministero dell’Ambiente non c’è nessun tipo di parere conclusivo della valutazione di impatto ambientale, controllate pure”. Altro paradosso segnalato da Francesco Cereda di Vimercate, “la delibera di approvazione della D breve è priva di tavole allegate. Stando all’atto di Cal, non sappiamo nemmeno quale sia il tracciato esatto approvato”.

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Il mancato coinvolgimento è un altro dei temi cardine della contestazione. La delibera è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 dicembre 2025, in un ambito che raccoglie, ha spiegato Facciuto, un’immensa e complessa mole di annunci giudiziari, anche di scarso peso. Non immediato individuare un avviso, è il succo della considerazione. Nessuna comunicazione invece attraverso canali che i sindaci tenevano d’occhio e che sono già stati illustrati nei giorni scorsi da Facciuto: le conclusioni della Conferenza dei Servizi al Ministero o la relazione conclusiva della Valutazione ambientale. Nessun cenno neanche dalla politica, sotto forma di comunicati stampa. Un silenzio che i sindaci del Vimercatese ritengono strategico: “se non fossimo riusciti a presentare ricorso entro i 60 giorni dall’approvazione – ha spiegato Facciuto – la delibera sarebbe diventata efficace e non sarebbe stato più possibile contestare il progetto in sede ufficiale”.

I contenuti della contestazione alla D breve di Pedemontana

Ma al di là del mancato spirito di “leale collaborazione tra le istituzioni” che la Costituzione sancisce, ci sono i contenuti della contestazione dei sindaci. Temi noti che sabato sono stati ribaditi. L’impatto ambientale in testa: “in questo territorio che è il più urbanizzato d’Italia, polmoni verdi come il Parco PANE dovrebbero essere considerati come acqua nel deserto”, ha detto Francesco Cereda. E le analisi trasportistiche del centro Pim, commissionate qualche anno fa dalla Provincia di Monza: l’esito dello studio che boccia la D breve di Pedemontana come la meno efficace sul fronte trasportistico resta uno zoccolo duro delle contestazioni dei sindaci del Vimercatese.

Uno sguardo alla prospettive dopo il ricorso al Tar

La conferenza stampa di sabato sulla d breve di Pedemontana è stata occasione per dare uno sguardo alle prospettive. I tempi del ricorso non sono facilmente prevedibili né quelli della richiesta di sospensiva dell’iter. Ma cosa accadrebbe se l’azione dei sindaci del Vimercatese centrasse l’obiettivo di fermare la tratta D breve? Si riaprirebbe, ha spiegato Cereda, tutto l’iter con la necessità di trovare una soluzione per ‘chiudere’ in modo efficiente la tratta C”. Anche questa prospettiva fa paura: la fine dell’infrastruttura in piena viabilità locale sarebbe impensabile, “ma questo scenario non potrebbe verificarsi perché non è auspicabile e utile per nessuno degli attori coinvolti”, ha detto Cereda.

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