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Codice etico in Consiglio, Moccia avverte l’aula: “Senza applicazione resta solo carta”

Etica pubblica sotto esame: il Consiglio discute il codice tra adesioni e scetticismi

Ha concluso il suo intervento di presentazione del codice etico citando il cardinale Richelieu: “Fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare l’atteggiamento che si vuole proibire”. L’assessore alla Sicurezza, Ambrogio Moccia, oltre a ricordare quanto disse uno degli uomini politici più famosi al mondo, si è augurato che il documento venga approvato dall’intero consiglio comunale,“altrimenti avrebbe poco senso“.

Lunedì sera, 9 febbraio, il codice etico, varato dall’ex giunta di Roberto Scanagatti nell’autunno del 2012, è stato presentato all’aula consiliare. In sostanza, si tratta di un aggiornamento in base all’evoluzione della normativa. Il codice è composto da 31 articoli per un totale di 12 pagine. All’articolo 1, relativo ai principi generali, viene detto che “L’Amministratore deve esercitare la funzione pubblica che gli è stata affidata con diligenza, lealtà, integrità, trasparenza, correttezza, obiettività e imparzialità. Si impegna a esercitare il suo mandato nella cura esclusiva degli interessi collettivi, evitando comportamenti che possano nuocere all’amministrazione e ogni situazione di conflitto di interessi”. Il codice fa anche riferimento al divieto di ricevere regali, a situazioni di eventuale conflitto di interessi e di possibili pressioni indebite.

Si tratta di di un documento che autodiscipline l’attività dell’amministratore pubblico, tenuto altresì a rigore e attenzione. “Non è semplice retorica – ha dichiarato l’assessore Moccia -, la mia intenzione è di dare alla città un codice che sia espressione di tutto il consiglio e non solo di una parte di esso“. Anche perché, rispondendo a una domanda del consigliere comunale di Civicamente, Paolo Piffer, lo stesso assessore ha spiegato che sono tenuti al rispetto del codice soltanto coloro che lo hanno votato.

Tuttavia, se il documento piace alla maggioranza, i partiti di opposizione hanno mostrato un certo scetticismo. Sostengono, infatti, che il codice rischia di diventare una ridondante ripetizione di già che ciò esiste. Di comportamenti a cui l’amministratore pubblico dovrebbe ispirarsi regolarmente. Trasparenza, onestà e imparzialità sono i tre pilastri su cui dovrebbe poggiare l’attività di chi viene eletto dal popolo.”Infatti – ha argomentato Pierfranco Maffé, consigliere comunale di Forza Italia – non nascondo una certa difficoltà a sottoscrivere un documento di questo genere. Trasparenza, onestà e imparzialità sono prerequisiti di chi svolge un ruolo di amministratore pubblico”.