Cultura
|Nel Duomo di Monza la messa è cantata in sardo: ecco perché
I canti del Coro di Usini e i costumi tradizionali celebrano il legame tra l’Isola e la Brianza: un omaggio a Grazia Deledda nel centenario del Nobel, tra i discendenti monzesi e le storie degli emigrati.
Monza – Un frammento di Sardegna nel cuore della Brianza. Il Duomo di Monza si è riempito domenica mattina, 22 febbraio, dei colori accesi dei costumi tradizionali e delle voci profonde del Coro Sardo di Usini, per una funzione che è andata ben oltre la celebrazione religiosa, trasformandosi in un ponte culturale tra due terre lontane ma unite da legami profondi.
Ad accogliere la delegazione sarda, guidata dal Circolo Culturale Sardegna di Monza, Concorezzo e Vimercate e dal Circolo La Quercia di Vimodrone, è stato l’arciprete del Duomo, Monsignor Marino Mosconi. Un’atmosfera suggestiva, culminata nel momento dell’offertorio, quando i prodotti tipici dell’isola sono stati portati all’altare da fedeli in abiti storici (splendidi quelli di Oristano indossati da Ofelia Usai e Maria Aresti), e nel canto finale “Mamma, Fizza e Isposa de su Signore”, che ha commosso i presenti.

Il legame con Grazia Deledda
La giornata non è stata solo folklore. Il 2026 segna infatti il centenario del Premio Nobel a Grazia Deledda (1926) e Monza rivendica con orgoglio un legame speciale: proprio in città vivono infatti i pronipoti della celebre scrittrice. Un omaggio alla Deledda è visibile anche in via Col di Lana, dove un murales realizzato dal pittore Giampietro Bernardini ricorda la sua figura.

Storie di emigrazione: il libro di Peppino
Tra i momenti più significativi della mattinata, il dono di alcuni volumi simbolo alle autorità presenti, tra cui l’assessore monzese Andreina Fumagalli e la vicesindaco di Brugherio Mariele Benzi. Tra questi, spicca “L’emigrato sardo”, il libro-testimonianza di Peppino Mureddu, socio novantenne del circolo, che racconta la sua personale odissea da Lodine a Monza, simbolo di una comunità che ha saputo integrarsi nel tessuto brianzolo senza mai dimenticare le proprie radici.
Un evento che si è chiuso con un “Ajo!” collettivo e l’invito a scoprire la Sardegna, confermando che, tra un risotto alla monzese e un canto a tenore, la distanza tra il Tirreno e il Lambro è molto più breve di quanto dica la geografia.


