Presa di posizione
|Caso farmaci israeliani, a Monza lo “scudo dei camici bianchi”: Farma.Co.M. disobbedisce al boicottaggio
Tutti i farmacisti dipendenti firmano una lettera per blindare il servizio: “Al di sopra di tutto i diritti del malato. Non penalizzeremo alcun farmaco per ragioni politiche”.
Monza – Non è più tempo di diplomazia o di toni bassi. Farma.Co.M. la società che gestisce le farmacie comunali monzesi , ha deciso di rispondere alla mozione di boicottaggio dei farmaci israeliani approvata dal Consiglio Comunale con un atto di rottura totale. Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi il 12 febbraio, ha deliberato all’unanimità: nelle undici farmacie pubbliche della città non sparirà un solo medicinale. Una scelta che il CdA rivendica con forza, parlando di un servizio che proseguirà “senza soluzione di continuità rispetto al passato, a prescindere dal paese di provenienza” dei prodotti.
La mozione della discordia
La tempesta era scoppiata il 2 febbraio, quando il Consiglio Comunale aveva approvato (16 voti favorevoli, 6 contrari e 5 astenuti) una mozione presentata da LabMonza. L’obiettivo dichiarato era l’esclusione progressiva dei prodotti TEVA, colosso farmaceutico israeliano accusato dalla lista di essere “strutturalmente coinvolto nel sistema di occupazione e discriminazione ai danni della popolazione palestinese”.
“Non è accettabile che risorse pubbliche finiscano a sostenere imprese coinvolte in violazioni dei diritti umani”, aveva dichiarato il consigliere Lorenzo Spedo. Secondo LabMonza, l’operazione non avrebbe intaccato il diritto alla cura, limitandosi a sostituire i prodotti con equivalenti di altre marche, con un possibile risparmio per le casse pubbliche.
Una visione che aveva scatenato l’ira delle opposizioni. Forza Italia aveva parlato di “follia ideologica” e di una delle “pagine più vergognose della storia cittadina”, mentre la Lega era stata tranchant: “I farmaci non devono avere colore politico”. Nel mirino era finita anche l’astensione del Sindaco, interpretata dal centro-destra come un via libera silenzioso a una mozione “assurda”.
Lo scudo dei camici bianchi
A cambiare radicalmente il peso della vicenda non è stata solo una valutazione burocratica, ma una vera e propria “rivolta etica” dei professionisti. Il CdA ha infatti definito come “assolutamente derimente” una lettera sottoscritta da tutti i farmacisti dipendenti della rete. Nel documento, i farmacisti mettono nero su bianco un concetto che scavalca le dinamiche di partito: la scelta del Comune 2contrasterebbe con i loro doveri deontologici”.
Per i farmacisti monzesi non c’è spazio per le sanzioni geopolitiche quando si è al banco: in quanto operatori del Servizio Sanitario Nazionale, sono tenuti a garantire, “nell’esercizio della loro autonomia e coscienza professionale, al di sopra di tutto, i diritti del malato”. Il riferimento è l’Articolo 32 della Costituzione: la salute è un diritto fondamentale, e non può essere mediata da una mozione d’aula.

Farma.Co.M. contro il boicottaggio
La presa di posizione di Farma.Co.M. entra nel dettaglio della pratica quotidiana. La società garantisce che i farmaci continueranno a essere dispensati “secondo scienza e coscienza, senza privilegiare o penalizzare nessun farmaco equivalente rispetto ad un altro”. Una risposta diretta a chi chiedeva di sostituire i prodotti del colosso Teva con altre alternative: la consulenza resterà tecnica e non ideologica, assicurando ai cittadini la “massima libertà di approvvigionamento e di scelta” e fornendo supporto per i farmaci equivalenti solo “ove normativamente e farmacologicamente possibile”.
Il monito economico: “Danni per i cittadini”
Ma il CdA non si limita all’etica e lancia un avvertimento anche sulle conseguenze pratiche del boicottaggio. Nella nota si richiamano esplicitamente le “criticità di carattere economico finanziarie nonché le ricadute reputazionali” che una scelta di esclusione comporterebbe. Un danno che non colpirebbe solo la società, ma la città intera: “I risultati di gestione – ricorda il CdA – sono principalmente destinati al socio pubblico e pertanto ai cittadini monzesi”.
Il messaggio al Comune è chiaro: chiudere le porte a determinati fornitori significa mettere a rischio utili che finanziano i servizi pubblici. Mentre il clima istituzionale resta ufficialmente improntato a una “corretta collaborazione”, il muro alzato da Farma.Co.M. sembra invalicabile: tra la politica e il farmaco, hanno vinto il Codice Deontologico e l’autonomia professionale.


