Logo
Calcio Dilettanti, la Leon mette la quarta e sogna i playoff
Ledian Memushaj guida la Leon dallo scorso ottobre - foto Ac Leon

La matricola brianzola cambia marcia e si allontana dalla zona calda: merito di Ledian Memushaj, tecnico giovane ma con una grande esperienza da calciatore ad alti livelli. Ecco le sue parole in esclusiva.

Quattro vittorie consecutive, dieci dal cambio tecnico in panchina. Un ritmo accelerato quello della Léon del presidente Bruno Presezzi, che ha cambiato passo con l’arrivo di Ledian Memushaj, che  ha preso le redinidel club dopo un l’avvio di torneo in cui la matricola Orange ha racimolato cinque pareggi e la sconfitta di Oltrepò.

A quel punto il sodalizio brianzolo ha deciso l’esonero di Mister Vullo, che aveva preso in estate il
testimone da Mister Ghidelli, autore di una cavalcata Play Off culminata con l’eliminazione di Tamai e San Donà e l’approdo in una categoria ‘assente’ da tre anni.

Memushaj, nato a Valona in Albania nel 1986, vanta una lunga carriera nel calcio italiano con le maglie – tra le altre – di Pescara (7 stagioni non consecutive, con una promozione in Serie A), Benevento, Lecce e Carpi. Con la sua Nazionale ha disputato 44 partite tra il 2010 e il 2021.

Come è nata la trattativa con i Leoni di Vimercate, Ledian?

«Merito di Inacio Pià, che è stato mio compagno al Portogruaro e al Lecce e che ha un fratello, Joelson,
che ha allenato la Leon un anno e mezzo: ci siamo appena incrociati, abbiamo battuto la Real Calepina in una gara vibrante, che Bonseri ha portato dalla nostra parte con il rigore in extremis; siamo stati bravi a crederci sino alla fine».

Hai toccato le corde giuste: quanto ha aiutato la tua gestione partire con due successi?

«Sono alle prime armi in panchina, dopo le esperienze alla guida del Pescara Primavera e con Luigi Di Biagio alla Dinamo Tirana, ma so che le vittorie (o il pizzico di buona sorte in una gara singola) portano entusiasmo: dico però con altrettanta convinzione che il lavoro conta più di tutto e che le vittorie sono la conseguenza di come approcci e “svolgi” la tua passione e il tuo lavoro nel quotidiano. Aver smesso da poco mi aiuta ad entrare nella testa dei ragazzi: so cosa vogliono».

Notevole il bottino della tua Leon: 10 vittorie, 4 pari e 5 sconfitte, a che punto è la “pratica” salvezza?

«Quella contro la Real Calepina è stata la quarta vittoria che abbiamo messo in fila, dopo Folgore
Caratese, Oltrepò e Nuova Sondrio: siamo a -1 dal Play Off e a +9 sul Play Out, quasi ormai in porto per quanto concerne l’obiettivo stagionale. La trasferta con il Chievo rappresenta la svolta: i ragazzi sono stati perfetti sotto ogni punto di vista, così come quando, qualche settimana fa, hanno sconfitto la Folgore, capolista imbattuta da tre mesi che merita la sua posizione; stimo molto Mister Belmonte, ha allestito una formazione di categoria superiore, la migliore, assieme al Milan di Oddo, sul piano della tecnica».

Dilettanti_Leon_Squadra_202602_FotoAcLeon

A che punto siete, invece, con la tua idea di calcio?

«Penso che i giocatori debbano avere il numero di informazioni possibili maggiore, questo è il mio compito. Ognuno ha la sua idea per centrare gli obiettivi del Club, si può puntare sul possesso o aspettare con un blocco basso, e ripartire: nel corso della mia carriera mi sono tolto soddisfazioni in entrambe le modalità, si deve allenare al meglio la proposta adeguata al materiale umano. Il Girone B di questa Serie D vive sul filo del rasoio, nei 90’ nessuno domina, o sbraca: dettagli e motivazioni fanno la differenza, mezzo girone può ancora qualificarsi al Play Off. Ho la migliore fortuna che possa avere un tecnico, completa disponibilità dal primo allenamento a lavorare sodo e, specie chi è entrato poco nelle rotazioni, a mettersi in discussione: siamo diventati una squadra ed è cresciuta la mentalità, al di là dell’identità di gioco e delle nostre caratteristiche. Amo il campo come quando sono entrato nelle
Giovanili del Canaletto e della Sarzenese; l’idea di allenare è maturata prima che smettessi e che i miei
ragazzi un giorno possano sentirsi migliorati grazie a  un qualcosa di mio conta più dei risultati personali. Quando ci sono lavori in corso non è corretto parlare di futuro: possiamo però parlare di progetto Leon, ovvero delle persone che lo alimentano e delle strutture che lo permettono».

Uno sguardo, infine, al passato: formazione calcistica tardiva, ma una partecipazione agli Europei

«Rincorrevo un pallone per strada, ho cominciato a immaginarmi calciatore quando ero a Pagani in Serie C. Sono arrivato ragazzino da Valona, per me il calcio è il calcio italiano: anche se a partire da
regolamenti e Giovanili le riforme incombono, è sempre affascinante per la storia che ha con sè. Il mio
sogno si è coronato al Chievo, il primo contratto da professionista, la Serie A: era Coppa Italia, ma ho
esordito, da “fuori rosa” così come Farias, Pisacane e Silvestri. Carpi è stato il trampolino di lancio, Pescara è casa in tutto e per tutto: per poter giocare col Delfino la finale Play Off contro il Trapani chiesi a De Biasi e Tramezzani di saltare il debutto continentale contro la Svizzera: gliene sarò sempre grato, il cammino svolto in quegli anni in riva all’Adriatico lo meritava».

Si ringraziano  Ac Leon e Antonio Sorrentino