Logo
Dilettanti, Nicola Belmonte guida la Folgore Caratese: “Possiamo scrivere la storia”
Un'esultanza dei giocatori delle Folgore Caratese: i brianzoli guidano il girone B di Serie D

In testa al girone B della Serie D con 45 punti, la Folgore Caratese allenata da Nicola Belmonte sogna una storica promozione tra i professionisti. Il tecnico cosentino fa il punto sul campionato e sulla sua esperienza in panchina.

La Folgore Caratese è uno dei sodalizi calcistici più antichi della Brianza: fondata nel 1908 – prima, ad esempio, del Calcio Monza – vanta una storia ultracentenaria che ha come punto più alto la partecipazione a 9 campionati di Serie C  fino al secondo dopoguerra. Rispetto all’altalena tra i campionati dilettantistici di Eccellenza, Promozione e Serie D, nelle ultime stagioni il sodalizio presieduto da Michele Criscitiello guarda con sempre maggiore ambizione al sogno di tornare tra i Professioniti. L’attuale campionato fa sognare tifosi ed appassionati: approfondiamo la stagione degli azzurri con un’intervista esclusiva al tecnico Nicola Belmonte.

Serie D

Da qualche settimana la data da evidenziare con il classico circoletto rosso come sorta di “spareggio promozione” è il prossimo 15 febbraio, quando la Folgore Caratese tenterà di restituire al Chievo il colpaccio a domicilio subito al 7^ turno. Per bravura dei brianzoli il kappao contro i “Mussi” è rimasto l’unico, assieme a quello rocambolesco contro il Milan Futuro, di un Girone di andata (chiuso a tavolino col 3-0 al Sondrio) a passo costante: la sconfitta di domenica nel Derby contro la Leon ha posto fine, però, a una striscia di 12 match utili.

Il Mister

Ci racconta una prima parte di stagione elettrizzante e in simultanea faticosa il Mister azzurro, Nicola Belmonte, che ha assaporato nella sua carriera da difensore la Seria A con Bari, Siena e Udinese e che, eccezion fatta per la (prestigiosa) parentesi cadetta alla guida del suo Cosenza, siede per la prima volta su una panchina di Prima Squadra.

Mister, tracciamo un primo bilancio: grazie allo sprint (5 vittorie su 6) iniziale e a un finale altrettanto (5 vittorie su 6) vigoroso la Folgore ha girato la boa a +5 sul Chievo e a +6 sul Brusaporto. A due terzi del cammino il vantaggio è di +5 sui veneti, con il Brusaporto terzo incomodo a -8…

“Siamo ripartiti con due 0 a 0 in casa di Varesina e Castellanzese, che incorniciano il 3 a 0 sul Villa Valle, poi abbiamo conseguito il nostro successo più ampio, 5 a 0 sulla Vogherese, ma a Vimercate abbiamo subito le prime reti del 2026 e perso dopo parecchi turni. I numeri parlano chiaro: nel Girone B mancano vere fuggitive, perché nessuna squadra si può considerare quella ‘materasso’ e perché le nostre inseguitrici hanno già perso almeno sei volte e noi stessi vinto solo tre volte con due, o più, gol di scarto. Il girone è competitivo ed equilibrato“.

Nicola_Belmonte_Folgore_Caratese_FB_202602Nicola Belmonte, classe 1987, ex difensore professionista, allena la Folgore Caratese

Riavvolgiamo il nastro, però. Com’è nata la trattativa tra te e la Folgore?

“Mi chiamarono il giorno del funerale di papà Enrico e feci il colloquio con il presidente Michele Criscitiello: c’è stata da subito empatia e mi salutò convinto che avrei accettato. C’era qualche opzione sul tavolo, ma non potevo esitare: per un allenatore ancora da plasmare come me, proveniente dal Settore Giovanile, sposare un progetto così ambizioso era l’occasione giusta. Al di là del campionato in cui militi, quando hai a disposizione strutture come la nostra devi essere in grado di soddisfare le ‘pretese’ della società: è una sorta di pressione che stimola. Dico sempre che dal martedì al sabato la Folgore è realtà da professionismo, poi la domenica urge calarsi nella mentalità dei Dilettanti».

Il campionato

Ai nastri di partenza qual era l’obiettivo?

“Non mi sono posto un traguardo in estate, quello lo focalizzi strada facendo: devi conoscere davvero la tua squadra e le altre. Eravamo consapevoli ci fossero rivali più attrezzate e con maggiori mezzi economici, ma la partenza al fulmicotone ha ‘ingolosito’ il presidente e così le frecce al nostro arco sono aumentate, penso alla coppia Caldirola-Tremolada avuta a disposizione a partire dalla trasferta di Pavia. Spiace, in termini di leadership e per l’icona brianzola che rappresenta, la partenza di Caldirola (tornato tra i professionisti a Benevento, n.d.r.), ma da dicembre, grazie al lavoro del presidente e del ds Paparusso, non sono mancati gli innesti e ora guidiamo il gruppo: è una posizione in cui si sta bene, ma conterà quella a fine primavera. Possiamo scrivere una pagina di storia, proprio la pressione deve essere sinonimo di trampolino di lancio, quella ci sarà lo stesso in Serie C“.

Chi ti ha impressionati tra le avversarie? C’è una sorta di outsider?

“A me piace la Casatese Merate, ha organico fisico e giovane che non si fa mettere sotto da nessuno, non a caso ha perso solo due volte come noi: è squadra che ha idee nitide in fase di possesso e non possesso, come il Milan Futuro, la più forte sul piano tecnico. Di recente tra l’altro le due hanno dato vita a una sfida scoppiettante, i brianzoli si sono imposti 3 a 2 in casa di Mister Oddo. Se i rossoneri sono da elogiare anche per il loro collettivo, rischiano di pagare qualcosa a livello caratteriale per l’anagrafe e non è facile allenarsi, talora, a rango incompleto. Il Chievo? Loro sono fortissimi come individualità (Douglas Costa e Baselli alimentano l’argenteria che conta già su Paloschi), ma un pelo ‘vecchiotti’. Torno sul tema calcio-mercato: è finestra lunga e in Serie D la rescissione è vero e proprio ‘strumento’: la Folgore si è rafforzata sì, ma non è facile rimettere mano su una squadra che – perdonami il gioco di parole – ha trovato la sua quadra, ci riesci solo se il ‘primo’ gruppo accoglie i vari Gjonaj e Biondini, Lops e Pino, Capelli e Vona, Noah Mutanda e Lepore come ha fatto”.

Idee, filosofia, risultati

La tua idea di calcio: a che punto è la Folgore Caratese?

“Voglio una squadra aggressiva, l’ideale è riconquistare subito palla: nel rispetto dei valori di chi hai di fronte, chiedo alla Folgore di essere coraggiosa e di andare avanti sul rettangolo verde. Quando ho deciso di allenare? Sono cresciuto a pane e pallone e ho avuto una discreta carriera, cos’altro avrei potuto fare? Mi correggo, non vuol dire ancora che sono capace a fare l’allenatore.. Ero a Siena con Mister Mignani, conoscevo la piazza, ma l’ennesimo stop al ginocchio mi ha convinto ad accettare la proposta del ds Vaira. Sono entrato a far parte dello Staff di Mister Dal Canto: una gavetta cominciata a poco più di trent’anni, dico sempre che è stato un trauma smettere presto con il pallone, ma che il bicchiere è reso mezzo pieno dal fatto che ho allenato da giovanissimo.

In cosa è differente allenare le Giovanili?

“Il ‘passaggio’ con le Giovanili è tappa che consiglierei a chi vuole diventare allenatore, perché puoi esplorare questo mestiere sperimentando su te stesso: ci vuole in parte la ‘mano’ di istruttore e un pizzico di esperienza da calciatore aiuta. I ragazzi sono spugne e, per quanto sostenga che non c’è un ‘prodotto’ finito in Prima Squadra, a livello cognitivo vanno ancora formati: è per questo più bello vedere come in campo traspongano quel che apprendono”.

Bella la ‘filosofia’, ma per competere in Serie D è fondamentale…

“Nel calcio moderno impera l’intensità e l’allenamento sono la chiave per non restare impreparati: ma è la testa che comanda tutto, la giocata e l’allungo.. Come suggerisci, stiamo parlando di massimi sistemi: se mi domandi come si fa a vincere la Serie D dico, assodati identità tattica e spirito di gruppo,correndo a manetta e con Under che facciano la differenza!”.