Logo
La cucina come atto di pace e resistenza, a Desio le ricette della Palestina e dell’Egitto

Fidaa I A Abuhamdiya chef palestinese autrice del libro “Pop Palestine” è stata ospite alla Casa delle Donne ad un incontro dedicato alla cucina etnica. Con lei anche la giovane egiziana Nada Salama. Le due donne hanno presentato alcune ricette dei loro Paesi d’origine.

Anche la cucina può essere strumento di pace e di resistenza. Lo dimostra Fidaa I A Abuhamdiya, chef e foodwriter italo-palestinese, autrice del libro “Pop Palestine, viaggio nella cucina popolare palestinese” , che è stata ospite alla Casa delle Donne di Desio domenica pomeriggio, in occasione di un incontro della rassegna dedicata alla cucina etnica.  Originaria di Hebron, Fidaa si è trasferita a Padova, dove vive e lavora. Da lì, viaggia per tutta Italia per far conoscere e diffondere le ricette della sua terra, insieme a tutto il bagaglio di cultura e tradizioni che si portano dietro. Domenica ha fatto tappa in Brianza come ospite speciale della Casa delle Donne, insieme alla giovane Nada Salama, di origini egiziane

Cucina etnica casa delle donne desio

“Il cibo è cultura – ha spiegato alle numerose persone che hanno partecipato all’evento – Noi in Palestina abbiamo tradizioni che resistono e tramandiamo di generazione in generazione”. Il suo libro è una raccolta di ricette e di storie raccontate da donne palestinesi che Fidaa ha incontrato durante un viaggio di qualche anno fa, prima del 7 ottobre 2023. Il libro è stato ripubblicato recentemente in una nuova edizione. “Cucinare è anche un atto di ‘tregua’  dai conflitti, dalle violenze, da una vita sotto occupazione”. Ecco quindi le ricette raccontate innanzitutto dalla mamma dell’autrice e poi dalle donne incontrate nel viaggio da nord a sud della Palestina. “Non ho potuto arrivare ovunque perché noi palestinesi non possiamo percorrere alcune strade” ha sottolineato. 

cucina etnica desio

La “Rummaniya”, piatto che resiste

Fidaa ha cucinato due piatti tipici, in particolare la “Rummaniya”, un piatto a base di lenticchie, melanzane, melograno e spezie. “Nel 1948 quando i palestinesi furono costretti a lasciare le loro case non poterono portare quasi nulla. Ma alcune cose non si abbandonano mai: le ricette, i gesti, la memoria del gusto. La Rummaiya è una di queste. L’hanno portata con sé i profughi, cucinata in cucine improvvisate, in spazi che non erano casa ma dovevano diventarlo. Come si conserva una lingua madre, l’hanno conservata, tramandandola”. Di famiglia in famiglia, la ricetta è arrivata anche in Italia e diffusa grazie a Fidaa, che l’ha cucinata a Desio, presentando anche alcuni ingredienti tipici come la melassa di melograno. “Un piatto che sa di terra persa ma anche di resistenza silenziosa”. 

cucina etnica desio

I piatti della tradizione egiziana

L’incontro alla Casa delle Donne è stato arricchito anche dalla presenza di Nada Salama che ha cucinato e presentato alcune ricette tipiche del suo Paese d’origine, l’Egitto. In particolare, la giovane egiziana che abita nel milanese ha presentato piatti a base di fave, i falafel e uno stufato.  “In Egitto, le fave non sono solo un alimento, marappresentano continuità culturale millenaria,sono simbolo di cucina quotidiana eincarnano l’idea di cibo semplice, nutriente e condiviso. Per questo, sono spesso citate in studi antropologici come esempio di alimento identitario egiziano, profondamente radicato nella vita quotidiana della popolazione” ha spiegato Nada. “Storicamente, le fave sono statealimento base delle classi popolari,cibo quotidiano urbano e rurale,pilastro dell’alimentazione dei lavoratori”.

Le fave  sempre presenti nelle case degli egiziani

La giovane egiziana ha cucinato il “Ful medames”, lo stufato di fave: “È uno dei piatti che viaggia di più con la diaspora: è difficile non trovare nella dispensa delle famiglie egiziane emigrate qualche lattina di fave già cotte, comprate nei negozi etnici o nelle macellerie islamiche. Esistono diversi proverbi popolari che associano il ful a pazienza, lentezza e costanza, ad esempio: “Zayy el-ful… yistanna”  “Come il ful… bisogna aspettare”. Il profumo delle fave bollite segna simbolicamente l’inizio della giornata lavorativa nelle strade egiziane. Nel Ramadan è molto comune al suḥūr (prima di iniziare il digiuno) perché altamente saziante”.