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Giustizia, referendum del 22 e 23 marzo: dibattito acceso tra le ragioni del SÌ e del NO!
Un momento dell'incontro sul referendum relativo alla riforma della giustizia al Binario 7 di Monza

Al Binario 7 un momento di confronto, organizzato dal Comune di Monza, ha messo di fronte chi sostiene la riforma e chi è contro. Tra i temi principali la separazione delle carriere tra giudici e magistrati e il sistema del sorteggio per i due nuovi Csm.

Monza. C’è chi non è ne a conoscenza e, tra quelli che ne hanno sentito almeno parlare, tanti, sicuramente troppi, non hanno ancora le idee chiare. O, addirittura, hanno un atteggiamento di indifferenza. Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, che con apposito decreto del Presidente della Repubblica è stato fissato per il 22 e 23 marzo 2026, invece, si presenta come un appuntamento elettorale di primaria importanza. Che chiama gli italiani a decidere sul cambiamento di alcuni articoli fondamentali della nostra Costituzione, quelli riguardanti l’esercizio del potere giudiziario, un cardine di qualsiasi democrazia.

Il livello del dibattito su chi sostiene la riforma della giustizia fortemente voluta dal Governo Meloni e chi, invece, la considera rischiosa per la tutela dei diritti di tutti i cittadini non contribuisce in generale a dare gli elementi necessari per permettere agli elettori di decidere nell’urna con consapevolezza e cognizione di causa. Come troppo spesso capita in queste occasioni, infatti, ci si sta concentrando e polarizzando più su speculazioni di carattere politico e molto meno sul merito delle questioni. C’è bisogno, insomma, di chiarezza. Ed è quello che hanno cercato di fare i relatori dell’incontro pubblico dal titolo “Riforma della Giustizia – Opinioni a confronto”, organizzato dal Comune di Monza, che si è svolto del Teatro Binario 7.

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Un appuntamento, moderato dal Direttore di MBNews, Matteo Riccardo Speziali, molto partecipato dai tanti che hanno riempito la Sala Picasso perfino oltre la sua capienza, che si è soffermato su alcuni punti dirimenti dell’ormai prossima chiamata alle urne. Dalla separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici allo sdoppiamento del Csm (Consiglio superiore della magistratura) con l’introduzione di un sistema di sorteggio per la scelta dei membri. E, pur restando distanti, le ragioni del SÌ alla riforma della giustizia e quelle del NO si sono mostrate d’accordo almeno su una cosa: le nuove norme in materia di ordinamento giurisdizionale non servono a velocizzare i processi. Per quello ci vogliono risorse economiche ed investimenti sul personale.

LA SITUAZIONE

La posta in palio, con la prossima consultazione referendaria sulla legge costituzionale in materia di giustizia, un referendum confermativo che, quindi, non prevede il raggiungimento del quorum in quanto la riforma in Parlamento non è stata approvata con la maggioranza dei due terzi, è sicuramente elevata. Anche se i relatori del dibattito organizzato dal Comune di Monza, introdotto dall’Assessore alla Sicurezza, Legalità e Trasparenza, Ambrogio Moccia, che ha sottolineato “l’importanza dell’interpretazione logica delle leggi più che quella letterale”, hanno opinioni diverse sul perché lo sia e sui possibili scenari futuri.

La premessa comune, comunque, è che la terzietà e l’imparzialità dei giudici, che “sono soggetti soltanto alla legge” come afferma la Costituzione, e la funzione indipendente dei pubblici ministeri, che svolgono il ruolo della pubblica accusa nei processi e sono obbligati ad esercitare l’azione penale qualora ritengano ci siano prove sufficienti, non devono e non possono essere messe in discussione. Pena un’inevitabile limitazione della tutela dei diritti dei cittadini.

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I DETTAGLI

“La riforma della giustizia, appena approvata e composta da solo otto articoli, interviene sulla struttura organizzativa del Consiglio superiore della magistratura, con l’obiettivo dichiarato di eliminare il cosiddetto fenomeno delle correnti e le sue logiche spartitorie, ma anche sulla netta separazione della carriera giudicante da quella requirente dei magistrati e pubblici ministeri” spiega Irene Pellizzone, docente di Diritto Costituzionale e Pubblico presso l’Università degli Studi di Milano.

“In primis, quindi, per distanziare la figura dei giudici e quella dei pm, che già ora hanno una certa separazione visto che si può passare da una funzione all’altra solo una volta cambiando anche sede, la riforma prevede due distinte carriere e due Consigli della magistratura, uno per i giudici e l’altro per i Pm, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica – continua Pellizzone – inoltre istituisce l’Alta Corte di giustizia disciplinare, sottraendo al Csm la funzione disciplinare interna che fino ad ora aveva lasciandogli il compito di determinare promozioni, nomine e trasferimenti“.

IL SORTEGGIO

Tra le questioni che generano maggiori perplessità e, in vista del referendum del 22 e 23 marzo, più accendono il dibattito tra le ragioni del del SÌ alla riforma della giustizia e quelle del NO c’è la modalità di composizione dei due Csm, uno “della magistratura giudicante” e l’altro “della magistratura requirente”. I due Consigli non saranno elettivi e saranno composti per un terzo da membri laici estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune e per due terzi da togati sorteggiati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti.

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“Il sorteggio indebolisce la rappresentanza del Csm, che è stato fino ad ora garantito dal principio elettivo” afferma Claudio Gittardi, Procuratore della Repubblica di Monza, che nell’incontro organizzato dal Comune di Monza, a cui hanno assistito anche assessori, consiglieri e il sindaco Paolo Pilotto rappresentava le ragioni del “Comitato per il NO”. “L’autonomia e l’indipendenza della magistratura dipendono dalla concretezza delle norme costituzionali – continua – questa riforma condiziona l’attività giurisdizionale modificando il delicato meccanismo di pesi e contrappesi che fino ad ora ha reso peculiare il nostro sistema giudiziario e consentito di ottenere ottimi risultati soprattutto nell’ambito di indagini in ambito economico”.

LE DINAMICHE

Il sorteggio incide anche sulla composizione dell’Alta Corte disciplinare, le cui sentenze non sono impugnabili in Cassazione. Dei 15 membri 3 sono nominati dal presidente della Repubblica, 3 estratti a sorte da un elenco di giuristi compilato dal Parlamento, 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e 3 sorteggiati tra i magistrati requirenti, tutti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione. Il presidente dell’Alta Corte disciplinare viene eletto tra i laici.

Il timore di molti che sostengono le ragioni del NO per il referendum confermativo del 22 e 23 marzo è che la riforma, anche attraverso il sistema del sorteggio, possa sottomettere la magistratura al potere esecutivo e alla politica. Tesi decisamente contrastata dai sostenitori del SÌ alla riforma della giustizia. “Si va ad incidere sul telaio di un processo, non sul motore che attiene invece la velocità della giustizia, ma senza il primo in ottime condizione la macchina non va molto lontano” sostiene Marco Negrini, Presidente della Camera Penale di Monza e avvocato da oltre 20 anni.

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LE PROSPETTIVE

“Si tratta di dare attuazione al giusto processo previsto dalla Costituzione e per questo si doveva spezzare la colleganza tra giudici e pubblici ministeri, che fino ad ora hanno fatto lo stesso concorso e sono stati valutati dallo stesso Csm – aggiunge Negrini – l’altissima percentuale di accoglimento da parte dei giudici della richiesta di un pm di aprire un processo testimonia una visione comune che non può lasciare tranquillo un cittadino sottoposto a processo. Insomma chi ha il ruolo dell’accusa in un processo, cioè il pm, finisce per avere un peso maggiore di chi difende. E il sorteggio per il Csm è l’antibiotico necessario a curare un’infezione da cui è affetto”.

Il destino della riforma della giustizia potrebbe non dipendere soltanto dal referendum del 22 e 23 marzo. Prima di tutto perché il 27 gennaio il Tar del Lazio si esprimerà sul ricorso presentato dal Comitato dei 15 giuristi, guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi, che aveva chiesto una sospensione cautelare urgente della deliberazione del governo Meloni con la quale è stata fissata la data del 22 e 23 marzo avendo raccolto le firme per un quesito alternativo sulla riforma. Un eventuale ricorso in Cassazione potrebbe prolungare i tempi almeno ad aprile inoltrato.

Inoltre, anche se al referendum dovessero vincere i SÌ, la riforma della giustizia prevede che entro un anno dalla sua approvazione devono essere varate le leggi attuative, anche per disciplinare il funzionamento dell’Alta Corte. Intanto a dicembre 2026 dovrebbero essere rinnovati i componenti del Csm. E sarebbero scelti probabilmente, date le tempistiche, con le attuali norme. Insomma un groviglio ricco di incertezze che gli elettori il 22 e il 23 marzo possono sciogliere solo in parte.